[di GIANLUCA TESTA] FIRENZE. La Copas compie nove mesi. Ed è tempo di bilanci. Un periodo di “rodaggio” nel quale, secondo il presidente Gabriele Parenti, “è stato possibile valutare potenzialità ed elementi critici di una struttura -la Conferenza permanente delle autonomie sociali della Regione Toscana- che ha particolare rilievo in quanto si tratta di un sistema innovativo che non ha uguali in Italia”. Una struttura che unisce le varie componenti del Terzo settore. Una struttura ‘sperimentale’ che si pone l’obiettivo di rafforzare le relazioni con la base associativa favorendo la partecipazione e quindi il ruolo attivo dei cittadini.
“Per far questo, però, sono necessari piani di azione chiari e lungimiranti” commenta Parenti. Forse anche coraggiosi. “In quest’ottica è necessario modificare la normativa regionale per ottenere un parere obbligatorio sui progetti di legge. E’ per noi necessario poter esercitare il ‘potere di proposta’, da legittimare stringendo ancor di più il rapporto di dialogo con tutto il mondo associativo”.
L’occasione per riflettere sul ruolo della Copas (e sui risultati della ricerca su ‘partecipazione e sussidiarietà’ realizzata dall’Irs) è offerta dalla prima Conferenza regionale delle autonomie sociali che si è svolta lunedì nella Sala delle Collezioni di Palazzo Bastogi, a Firenze.
“La Copas, superate le diffoltà iniziali, deve decollare. Acquistando soprattutto una funzione propositiva”. Questo il pensiero di Gianluca Parrini, intervenuto in rappresentanza dell’ufficio di presidenza del Consiglio regionale della Toscana. Parrini, che ha ricordato come siano già in fase di modifica i criteri per la selezione delle candidature della prossima Conferenza, si appella a tutto il Terzo settore toscano affinché “possa percepire la Copas come orgnismo ‘proprio’. Perché questo è uno strumento fondamentale di dialogo con il Consiglio regionale”.
Ebbene, come ha agito la Copas in questi primi mesi di attività? Com’è percepita dalle associazioni? E cosa si desidera ottenere da questo ‘luogo di consultazione’? La ricerca condotta dall’Irs si è posta l’obiettivo di valutare il ruolo della Copas nel quadro degli Istituti della partecipazione degli organi della Regione Toscana, cercando inoltre di dare risposte ad alcune di queste domande.
Ricordando che la legge sulla partecipazione della Toscana è l’unica di questo genere in Italia, la ricercatrice dell’Irs Diletta Cicoletti offre una prima fotografia dell’attività della Copas: dal numero dei suoi componenti (minore a quello previsto) al calo progressivo delle presenze fino al numero di incontri (molto superiore a quello minimo previsto). Pochi, invece, i pareri espressi finora (4). Colpa dei tempi troppo ristretti. Nonostante questo, i pareri sono stati spesso accompagnati da documenti di appoggio ben elaborati.
Mettendo in evidenza punti d’eccellenza e debolezza, appare chiaro che il mandato della Copas, fatta eccezione per le realtà che ne fanno parte, è poco conosciuto. I nodi critici? C’è chi percepisce la Conferenza come “un organismo calato dall’alto” e “non del tutto rappresentativo del mondo del Terzo settore”. Mentre alcuni temono lo “scollamento” rispetto ad altri strumenti regionali di rappresentanza.
Valutando le traiettorie di sviluppo, poi, sembra necessario, come ha ricordato anche Parenti, costruire una ‘funzione propositiva’. Resta però da chiarire ‘come’ farlo. Perché il nuovo processo della Copas dovrà senz’altro tenre di conto di un migliore dialogo con le altre autonomie e del collegamento on le realtà territoriali.
“La Copas è un forte strumento di sussidiarietà orizzontale” spiega il direttore scientifico dell’Irs, Emanuele Ranci Ortigosa. “E’ una scommessa che rapresenta dei rischi ma che vale la pena ‘giocare’. I vantaggi? Prima di tutto la partecipazione ‘ordinata’ e continua e la maggior potenzialità di confronto con le istituzioni”.
Com’è la rappresentanza della Copas? “E’ ‘specifica’, ma ciò non vuol dire particolaristica”, risponde Ranci Ortigosa. “Quello delle autonomie sociali è un mondo complesso e disarticolato. I criteri di rappresentanza sono vissuti come restrizioni. Meglio sarebbe se le autonomie sociali potessero esprimersi direttamente sulle candidature, magari attraverso una rete costituita al suo interno. Un fatto di cui la legge potrebbe tener conto”. Sul tipo di ruolo (e competenza) che si chiede alla Copas, Ranci Ortigosa parla di “competenza esperienziale e rappresentanza”.
“La democrazia stessa è un processo. Ecco perché la partecipazione attiva ha un ruolo così importante”, precisa la vicepresidente Copas, Eleonora Vanni, all’apertura della tavolta rotonda sul tema “Partecipazione e autonomie sociali nel presente e nel futuro della società toscana”. “Una Conferenza, questa, capace di essere portatrice di esperienze e istante dello Stato-Comunità che dobbiamo qui rappresentare”, prosegue Vanni.
“Il Governo della Toscana -spiega Gianni Salvadori, assessore alle politiche sociali della Regione Toscana- dovrà insistere su questo aspetto per garantire ‘qualità’ al sistema. Alcuni passaggi andranno senz’altro rivisti. Le priorità, ora, restano la valutazion dell’analisi dei bisogni e, di conseguenza, l’elaborazione delle risposte da dare. Anche perché, oggi, mettere insieme l’aumento dei bisogni con le difficoltà finanziarie è cosa assai difficile”. Infine Salvadori si rivolge al Terzo settore dicendo che “far parte della Copas non significa limitare l’autonomia di ciascuno”.
Per Agostino Fragai, assessore regionale alle riforme istituzionali, quella in corso “è una stagione politicamente e istituzionalmente centrato sull’equilibrio fra i poteri e, quindi, sul tema della democrazia”. “Il nostro sistema istituzionale -precisa Fragai riferendosi alla Copas- ha bisogno di essere sostenuto. Anche con sperimentazioni coraggiose. L’agenda politica dev’essere dettata anche dagli input in arrivo dalle autonomie e dalla società civile. Solo così è possibile occupando spazi di vuoto che anche i grandi media contribuiscono a creare determinando gli argomenti di discussione”.
Un ruolo fondamentale, in questo senso, in Toscana è occupato dal Forum regionale del Terzo settore. “Siamo caratterizzati da trasversalità e differenze”, spiega il protavoce del forum, Vincenzo Striano. “In Toscana ci sono migliaia di strutture che oeprano sul territorio, e possiamo contare su relazioni d’eccellenza. Qui ci sono le più grandi realtà associative. Un tessuto sociale vasto, ricco, da difendere. Così, in una fase di crisi come quella attuale, c’è ancora più bisogno del Terzo settore”.
Il dubbio, alla fine, è sempre il solito: con l’istituzionalizzazione di un sistema, il Terzo settore acquisisce maggiore legittimità o perde la propria autonomia? “E’ bene proseguire su questa strada -risponde Striano- ma è necessario intervenire con alcune modifiche”. Quali? “Ad esempio la Copas non può prevedere che i suoi componenti siamo eletti esclusivamente dalle forze politiche. Occorre quindi pensare anche a sistemi differenti”.
Per Vincenzo Biagi, direttore generale della direzione del diritto alla salute, la Copas, così come il ‘Piano sanitario sociale integrato’, non è solo una questione di forma. “Il problema, ora, è riempire di sostanza questi contenitori”, conclude Eleonora Vanni.



