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	<title>Commenti a: Carecere: 12 detenuti suicidi in due mesi</title>
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	<description>Il webmagazine del volontariato edito dal Cnv</description>
	<lastBuildDate>Tue, 07 Feb 2012 11:29:44 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Di: liliana Marcolin</title>
		<link>http://www.volontariatoggi.info/2010/02/26/carecere-12-detenuti-suicidi-in-due-mesi/comment-page-1/#comment-249</link>
		<dc:creator>liliana Marcolin</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Feb 2010 17:42:59 +0000</pubDate>
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		<description>Fatti non parole.   Il carcere così come è oggi non serve alla riabilitazione 
ma è un luogo di dispèrazione.  e i 
suicidi lo confermano ma non ci sono solo i suicidi che scuotono anche se superficialmente l&#039;opinione pubblica ma lo sconforto la disperazione di tanti giovani e non giovani che putroppo cadono  nelle mani  della giustizia Usare i soldi dei contribuenti per costruire nuove carceri anzichè trovare una soluzione più umana per far espiare la pena inflitta.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Fatti non parole.   Il carcere così come è oggi non serve alla riabilitazione<br />
ma è un luogo di dispèrazione.  e i<br />
suicidi lo confermano ma non ci sono solo i suicidi che scuotono anche se superficialmente l&#8217;opinione pubblica ma lo sconforto la disperazione di tanti giovani e non giovani che putroppo cadono  nelle mani  della giustizia Usare i soldi dei contribuenti per costruire nuove carceri anzichè trovare una soluzione più umana per far espiare la pena inflitta.</p>
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		<title>Di: vincenzo andraous</title>
		<link>http://www.volontariatoggi.info/2010/02/26/carecere-12-detenuti-suicidi-in-due-mesi/comment-page-1/#comment-248</link>
		<dc:creator>vincenzo andraous</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Feb 2010 16:43:55 +0000</pubDate>
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		<description>Un altro in meno
Mi colpisce l’indifferenza, la  disattenzione, con cui si prende atto che in carcere ci si ammazza a vent’anni, a quaranta, a sessanta,  nel silenzio più colpevole, ma ciò non provoca alcun brivido, se non quello di prendere per il bavero l’intelligenza.
In questo bailamme di disegni sgangherati, di giustizia dell’ingiustizia, e di ingiustizia della giustizia, in questo abisso: alla prima curva non c’è più a fare da ponte l’uomo, ma lo spettro di una disumana accettazione.
Penso alla politica alta, penso agli uomini che la fanno, penso ai Caino come me che scontano la propria condanna, penso agli Abele dai silenzi protratti, e ricordo i tanti miliardi elargiti a parole nella vecchia legislatura, nella nuova, nella futura,  per un progetto “intero”, almeno così era stato promesso. 
Rammento le conferme per un investimento serio e notevole per far si che la prigione potesse praticare il dettato Costituzionale, e non quell’incerta pena di morte tutta italiana.
S’è trattato di utopia, e gli utopisti sono illusi nella teoria, e violenti nella pratica.
Di illusione s’è trattato davvero, infatti quei soldi sono stati dirottati verso altri lidi, verso altre istanze, non più per bilanciare precise scelte di politica criminale, che andassero, sì, verso una richiesta legittima di sicurezza collettiva, ma con la stessa intensità non disdegnassero  una pena improntata realmente su passaggi rieducativi, risocializzanti, quindi  destrutturanti-ristrutturanti.
Le necessità operative del carcere restano, impellenti, improrogabili, eppure rimangono a sopravvivere delle loro assenze e mancanze. Peggio, si rifiuta di ovviare al problema con lo sviluppo di spazi psicologici  e relazionali, dove chi è in prigione possa esprimersi liberamente, in un terreno fertile per l’autocritica, e per la propria crescita personale.  
L’antropologia insegna che dal confronto, laddove si realizzi un vero ragionamento dialogico, scaturisce sempre e comunque un “prodotto nuovo”, perché  l’incontro e lo scambio conducono a risultati sempre migliori rispetto ai precedenti. 
Tutto  questo mi porta comunque a una ulteriore considerazione; in tanti rimarranno alla finestra ad aspettare, gli altri contribuiranno a risolvere il problema del sovraffollamento.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Un altro in meno<br />
Mi colpisce l’indifferenza, la  disattenzione, con cui si prende atto che in carcere ci si ammazza a vent’anni, a quaranta, a sessanta,  nel silenzio più colpevole, ma ciò non provoca alcun brivido, se non quello di prendere per il bavero l’intelligenza.<br />
In questo bailamme di disegni sgangherati, di giustizia dell’ingiustizia, e di ingiustizia della giustizia, in questo abisso: alla prima curva non c’è più a fare da ponte l’uomo, ma lo spettro di una disumana accettazione.<br />
Penso alla politica alta, penso agli uomini che la fanno, penso ai Caino come me che scontano la propria condanna, penso agli Abele dai silenzi protratti, e ricordo i tanti miliardi elargiti a parole nella vecchia legislatura, nella nuova, nella futura,  per un progetto “intero”, almeno così era stato promesso.<br />
Rammento le conferme per un investimento serio e notevole per far si che la prigione potesse praticare il dettato Costituzionale, e non quell’incerta pena di morte tutta italiana.<br />
S’è trattato di utopia, e gli utopisti sono illusi nella teoria, e violenti nella pratica.<br />
Di illusione s’è trattato davvero, infatti quei soldi sono stati dirottati verso altri lidi, verso altre istanze, non più per bilanciare precise scelte di politica criminale, che andassero, sì, verso una richiesta legittima di sicurezza collettiva, ma con la stessa intensità non disdegnassero  una pena improntata realmente su passaggi rieducativi, risocializzanti, quindi  destrutturanti-ristrutturanti.<br />
Le necessità operative del carcere restano, impellenti, improrogabili, eppure rimangono a sopravvivere delle loro assenze e mancanze. Peggio, si rifiuta di ovviare al problema con lo sviluppo di spazi psicologici  e relazionali, dove chi è in prigione possa esprimersi liberamente, in un terreno fertile per l’autocritica, e per la propria crescita personale.<br />
L’antropologia insegna che dal confronto, laddove si realizzi un vero ragionamento dialogico, scaturisce sempre e comunque un “prodotto nuovo”, perché  l’incontro e lo scambio conducono a risultati sempre migliori rispetto ai precedenti.<br />
Tutto  questo mi porta comunque a una ulteriore considerazione; in tanti rimarranno alla finestra ad aspettare, gli altri contribuiranno a risolvere il problema del sovraffollamento.</p>
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