ROMA. Editori dietro le barricate per dire no alla legge bavaglio. A mobilitarsi in difesa della libertà di informazione sono gli stessi che nel 2010 alzarono la propria voce contro l’allora ddl sulle intercettazioni. A distanza di un anno li ritroviamo ancora lì, pronti a richiamare l’attenzione dei colleghi e dell’opinione pubblica su ciò che da più parti viene reputato come un gravissimo attacco al diritto di informare ed esser informati. A divulgare un accorato appello tra gli esponenti della categoria sono Giuseppe Laterza, presidente dell’omonima casa editrice, il cugino e amministratore delegato Alessandro Laterza, Marco Cassini e Daniele di Gennaro, fondatori di Minimum Fax, Stefano Mauri e Luigi Spagnol, alla guida del gruppo Mauri Spagnol. A far da trampolino di lancio della protesta, uno degli appuntamenti più importanti per il settore: la Fiera Internazionale del Libro di Francoforte.
“L’attuale maggioranza di Governo – fanno sapere i promotori dell’appello – sta per approvare in Parlamento una legge che vieta la pubblicazione delle intercettazioni disposte dai magistrati anche dopo la loro divulgazione alle parti del processo. Una legge secondo cui un’intercettazione potrebbe essere letta in pubblico dall’avvocato della persona intercettata, ma non potrebbe essere pubblicata su un giornale. Una legge secondo cui la replica di parte prevale sulla ricostruzione di giornalisti e autori neutrali, inquinando proprio l’informazione più responsabile e professionale”.
“Negli ultimi anni, i tentativi di restringere in maniera drastica il diritto di informazione dei cittadini ha suscitato una vasta opposizione nel nostro Paese che ha attraversato le più diverse categorie sociali e professionali. Anche a livello internazionale, i provvedimenti sulle intercettazioni proposti in Italia dall’attuale maggioranza hanno sollevato forti perplessità, perfino da parte di qualificati rappresentanti di istituzioni quali l’Osce, l’Onu e l’Unione Europea”.
“Nel maggio 2010, in occasione del Salone del Libro di Torino, quasi 200 editori italiani di ogni categoria, dimensione e orientamento culturale (insieme a decine di librai in tutta Italia), pur riconoscendo la necessità di tutelare la privacy, promossero un appello a difesa della libera informazione e dell’esercizio della critica dei cittadini. Un bene prezioso a cui gli editori tengono particolarmente visto che la libertà di conoscenza è sempre stata strettamente legata alla diffusione dei libri e alla realizzazione di una piena democrazia”.
“Nell’ambito della Fiera internazionale del Libro di Francoforte – occasione per noi di condividere i colleghi editori di tutto il mondo la nostra preoccupazione – chiediamo al Governo e al Parlamento di recedere da questo nuovo tentativo di bloccare la diffusione di conoscenze rilevanti e significative sugli atti processuali”.
C’è spazio anche per i cittadini nella mobilitazione promossa dagli editori. Tutti gli interessati sono infatti invitati a prender parte all’assemblea pubblica in programma per domenica 16 ottobre alle ore 11 presso il Teatro Valle di Roma.







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