23 febbraio 2012

Terzo settore: gli effetti dei tagli in un “dossier”. Dialogo aperto con il Governo

ph. matthileo (cc flickr)

ROMA. I tagli non sono solo un concetto astratto. E i “sacrifici” richiesti, così come il ridimensionamento -o l’annullamento, in certi casi- delle risorse destinate ai servizi, be’, si stanno facendo sentire. Diminuiscono le risorse, aumentano povertà e vulnerabilità. E il sistema di welfare ha cominciato a vivere la sua peggiore crisi. In questo contesto di “emergenza sociale” il Forum del terzo settore -che ha avviato un dialogo col Governo per definire un percorso comune “di strategie politiche sostenibili sia sotto il profilo economico che sociale”- sta cercando di costruire un dossier nel quale raccogliere “casi emblematici” (e concreti) degli effetti dei tagli.

“Apprezziamo il cambiamento di rotta che il nuovo governo sta manifestando in materia di politiche sociali” ha commentato il portavoce Andrea Olivero a seguito dell’incontro tra una delegazione del coordinamento nazionale del Forum e il sottosegretario del Ministero del lavoro e delle politiche sociali Maria Cecilia Guerra. “Contro la precedente prassi di tagli e solo tagli diventata insostenibile per il paese -aggiunge Olivero- è questo il momento di scelte strategiche che prevedono, accanto a innegabili sacrifici, anche una redistribuzione delle risorse destinate al welfare”.

Fra i temi affrontati in questo primo incontro con Guerra -che per Olivero “si è dimostrata disponibile ad ascoltare e accogliere le istanze del terzo settore”- ci sono i tagli agli enti locali delle risorse destinate al welfare, la revisione dell’Isee, le modalità di accesso ai servizi, la non autosufficienza, i tagli all’assistenza e la strutturazione dei servizi. “Le questioni poste al governo sono urgenti e richiedono misure tempestive. Ma anche il Sottosegretario -prosegue Olivero- ha ben presente la drammatica situazione che i tagli agli enti locali stanno provocando, per i territori e per i cittadini, e ha a cuore l’entità dei problemi derivanti dalla chiusura di molti servizi, come sta avvenendo nelle ultime settimane, per i quali ha sottolineato la necessità di trovare risorse affinché vengano ripristinati e non vengano lesi ulteriormente i diritti di moltissimi cittadini”.

Di povertà, vulnerabilità e democrazia si era parlato nei giorni scorsi anche nel corso del convegno “Democrazia e cambiamenti sociali: ruolo del volontariato e del Terzo settore”, organizzato a Pisa da UniTS. Tutti d’accordo sul fatto che la povertà abbia cambiato la dimensione della crisi economica. E i fronte a questa nuova condizione sembra necessaria un’ulteriore presa di coscienza da parte del mondo del volontariato e di tutti il terzo settore. Per Francesco Marsico (Caritas) parlare di povertà “è un fatto drammatico ma positivo, perché quando un paese riesce a discuterne fa il proprio mestiere”, mentre Gregorio Arena (Università di Trento – Labsus) ritiene che il “volontariato sia una risorse per la democrazia e per il paese”. Qual è, quindi, il rapporto tra volontariato e nuovo welfare? “Il volontariato è un soggetto strategico che deve assumere sempre di più un valore politico” spiega Salvatore Allocca, assessore al sociale della Regione Toscana. “In ballo non c’è solo la questione dei servizi. Il volontariato -aggiunge- è infatti un’enorme risorsa capace di intervenire sulla qualità della vita. Del resto dobbiamo fare i conti con la scarsezza delle risorse. Ma sia chiaro: non è che i soldi non ci sono, il problema è che non ce li danno. Ci sarebbero anche soluzioni possibili. Un esempio? In Toscana ci sono 423mila abitazioni sfitte. Ecco, se potessimo mettere una tassa di 10 euro in media al mese -120 euro l’anno, cifra che non ritengo eccessiva per chi si permette di non mettere a frutto la casa- saremmo capaci di mettere insieme circa 50milioni di risorse ogni anno. Cioè più di quanto la Regione Toscana impiega per il sociale e per l’emergenza abitativa. Vedete, non esiste una politica redistributiva. Allora cosa fare? Prima di tutto non dobbiamo cadere nella ‘sindrome del treno’: se il convoglio è affollato, i passeggeri litigano fra loro anziché protestare per l’inefficienza del servizio. Manca quindi l’elemento della solidarietà, che va ridiscusso. Occorre puntare alla qualità, cercando di ristabilire nella società il principio dello ‘scambio solidale’. L’impegno del volontariato, in questo senso, può riempire quei vuoti lasciati dalla crisi occupando spazi destinati all’economia solidale”.

Il confronto tra Governo e terzo settore proseguirà anche nelle prossime settimane. Nel frattempo il Forum sta cercando di redige un dossier sugli effetti concreti e tangibili dei tagli. “E’ chiaro che gli enti locali sono chiamati in prima battuta a una razionalizzazione e riqualificazione della loro intera spesa -scrive Olivero alle sigle che aderiscono al Forum del terzo settore- ma questo azione virtuosa necessita di tempi medio lunghi, mentre i tagli sono stati repentini e con effetti immediati”.

Con questa premessa, per provare a denunciare questa “sempre più difficile situazione” e “farla emergere come problema nazionale da inserire come ‘emergenza sociale’ nell’azione di Governo”, il Forum desidera “provare a costruire un dossier’ di casi emblematici degli effetti dei tagli a partire dai servizi ridotti o soppressi per eventualmente poter anche raccoglie testimonianze delle persone e delle famiglie colpite”. A questo scopo è stato realizzato un apposito modulo che dovrà essere consegnato al Forum entro il prossimo 17 febbraio.

Gianluca Testa

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