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#FDV2018 | Alessandro e Franca e una convivenza dai risvolti inaspettati

FIRENZE. Anziani soli che vivono in case troppo grandi e non più gestibili, dall’altra persone che non riescono a pagare un affitto e rischiano di trovarsi in mezzo ad una strada, che hanno perso il lavoro, o si sono separate e non sanno dove andare. Per dare risposta a questi bisogni sempre più diffusi nel nostro Paese, è nata dieci anni fa a Firenze l’associazione Auser Abitare Solidale che promuove coabitazioni ispirate a principi di solidarietà ed aiuto reciproco.

Nuovi interventi di housing sociale. I risultati ottenuti in questi anni, hanno spinto l’associazione Auser Abitare Solidale a sviluppare nuovi interventi di housing sociale. I progetti sono diversi e agiscono in vari modi: La Buona Casa che prevede la gestione di un alloggio destinato ad ospitare un massimo di sei uomini con disagio economico, ex dipendenze e povertà abitativa; i Condomini Solidali, improntato sempre sulla condivisione degli spazi abitativi e relazioni solidaristiche, prevede l’elaborazione condivisa tra operatori e coinquilini di specifici regolamenti ed accordi, che da un lato normano i compiti comuni per l’autogestione dell’edificio e di alcuni servizi ed attività, dall’altro individuano specifici percorsi di autonomia personale, di questi Condomini ve ne sono 4 attivi in Toscana, tre nella provincia di Firenze e uno nel territorio di Pisa; la Stanza Solidale, prevede l’attivazione di coabitazione tra nuclei familiari numerosi e in condizioni di disagio economico e sociale, in alloggi reperiti da Comuni partner; LabHouse è un progetto finalizzato al reperimento di alloggi inutilizzati mediante il coinvolgimento degli amministratori di sostegno e del giudice tutelare competente, per l’avvio di condivisioni abitative tra soggetti fragili, segnalati dai servizi sociali.
Idee semplici e innovativi che ha cambiato in meglio la vita di molte persone, trasformando il “problema abitativo” in un’opportunità.
Il progetto Abitare Solidale è oggi attivo in varie zone della Toscana, a Bologna, Pavia e Osimo (AN). Sono 289 le coabitazioni avviate fino ad oggi, per un totale di 613 persone coinvolte.
Questo progetto ha dunque cambiato la vita di numerose persone, creando nuovi legami, nuove famiglie. Fra loro ci sono Alessandro, Gabriele e Franca.

E sono loro, fra gli altri, i protagonisti dell’ottava edizione del Festival Italiano del Volontariato sono le persone che hanno dedicato il loro tempo e hanno messo in circolo le loro energie, competenze e passioni. Persone che sono entrate a far parte di un circolo di buone azioni.

Questa storia inizia su due fronti: da una parte Alessandro, seguito dai Servizi Sociali del Comune di Firenze, dall’altra Franca, vedova, avvicinata al progetto dal figlio Gabriele.

Alessandro conosceva già Abitare Solidale, sia grazie ad una persona già dentro al progetto, sia grazie alle operatrici del Centro di accoglienza in cui era ospitato: «avrebbe potuto essere un’occasione per togliermi dalle strutture di accoglienza. Pochi giorni dopo aver incontrato la mia operatrice di riferimento– racconta Alessandro – fui informato che c’era l’opportunità di incontrare una signora di una certa età che abita con il figlio: non era un problema per me e non vedevo l’ora di conoscere queste due persone; speravo di trovare, dopo i necessari incontri, un reale feeling con persone tranquille, affidabili e gentili, come poi si sono rivelate la signora Franca e il figlio Gabriele. Dopo circa 3 incontri abbiamo iniziato a coabitare. Il periodo che ho passato prima di iniziare e conoscere Abitare Solidale è stato molto duro per me. Avevo veramente bisogno di un ambiente familiare, sereno e amorevole».
Dall’altro lato c’è Franca, una donna da sempre indipendente, abituata a tener testa a tutte le figure maschili che l’hanno sempre accompagnata, in particolare il figlio Gabriele e il marito, con cui ha condiviso tutta la vita e la cui perdita è stata senz’altro una delle esperienze più devastanti per lei.

Franca continua ad essere, seppur con l’età che avanza e con i problemi ad essa connessa, una persona dinamica, coraggiosa, volenterosa e sempre attiva. Tutti questi aspetti, benché positivi, aumentano le preoccupazioni del figlio Gabriele, insegnante delle scuole elementari che vive insieme a Franca. Gabriele si rivolge al nostro progetto in quanto, dopo la morte del padre, marito di Franca, e dopo i duri momenti che ne sono susseguiti, sente il bisogno di un supporto sia per quanto riguarda le questioni pratiche della vita quotidiana, sia e soprattutto per trovare una persona “di famiglia”, con cui la madre possa condividere i propri pensieri e con cui lui stesso possa creare un rapporto di fiducia e di aiuto reciproco. Gabriele infatti, dopo il lutto, ha dovuto cambiare la sua vita e concentrare tutte i momenti delle sue giornate sull’accudire, aiutare e sostenere la madre e questo lo ha condotto ad abbandonare le proprie passioni, come il teatro.

 

Fin dal primo incontro Alessandro, Gabriele e Franca sembrano condividere con piacere molti aspetti, anche personali e privati della loro vita; si trovano fin da subito d’accordo sugli obiettivi da raggiungere e sull’aiuto di cui entrambi hanno bisogno: «è come se lo conoscessi da sempre» riferisce Gabriele, «è come se avessi un nuovo figlio» dice Franca.
La vita di tutti e tre è cambiata da quando hanno iniziato la loro convivenza tra i caffè e i dolci sfornati con passione e amore da Alessandro e Gabriele, tra la voglia di Franca di tenersi in movimento lavando i piatti. I gesti in apparenza banali hanno acquistato una grande importanza, come quello di acquistare una poltrona per Alessandro, e dimostrano quanto realmente si stia creando una relazione bella e significativa. Gabriele è più sereno adesso quando esce di casa per le commissioni e perché sa di lasciare sua madre in compagnia di Alessandro, riesce a concentrarsi meglio sul lavoro e sulle sue attività.

Allo stesso tempo Alessandro si sente nuovamente in famiglia, si sente apprezzato e amato: «Franca e Gabriele sono persone eccezionali, gli vuoi bene subito e per questo non sarò mai troppo grato a loro per tutto quello che fanno; sto molto bene grazie a loro e spero che sempre più persone si affidino ad Abitare Solidale per ospitare chi, come me, un tetto non lo aveva. Auguro a chiunque di trovare persone come Franca e Gabriele. Li ringrazio per avermi accolto in casa come uno di famiglia. Abitare Solidale è e sarà sempre nel mio cuore e spero che diventi sempre più una bellissima realtà e sempre più conosciuta».

@VolontariatOggi

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