Altreconomia: “Lo spreco? Un’arma di distruzione di massa”

Altreconomia di dicembre

Altreconomia di dicembre

MILANO. Viviamo in un’economia della sostituzione continua: i beni di consumo sono indotti ad invecchiare, e la loro durata massima è già decisa, spesso nel momento in cui vengono prodotti. Il fenomeno si chiama “obsolescenza pianificata” e permette di produrre e vendere beni inutili e superflui.

È un meccanismo pianificato all’inizio degli anni Trenta, per superare la Grande depressione. Oggi, in tempo di crisi, l’idea viene riproposta e prende la forma degli eco-incentivi. L’inchiesta è sul numero di dicembre di Altreconomia, dove potete leggere anche un approfondimento sul “fallimento pilotato dei Comuni italiani”, che in queste ore stanno protestando contro il governo a Roma. Ecco accennati alcuni dei contenuti del numero di dicembre della rivista.

55mila tonnellate di frigoriferi, 51mila di televisori, 1,8 milioni di auto, 1.5 milioni di tonnellate di prodotti alimentari consumabili. L’elenco dei beni che ogni anno finiscono in discarica nel nostro Paese descrive la strage che devasta il pianeta in silenzio. Marketing e design sono le armi in mano all’economia dello spreco. E l’obsolescenza programmata il suo vangelo: la durata di un bene è già decisa nel momento stesso in cui viene prodotto. Le gonne in vendita nei negozi di alcuni grandi marchi, ad esempio, hanno la data di scadenza: sono pensati per perdere appeal dopo esser stati indossati appena dieci volte. Dalla moda agli elettrodomestici all’interno dei nostri frigoriferi: il mito della scadenza alimenta anche lo spreco di cibo.

I Comuni italiani rischiano la bancarotta. A fine 2008 hanno accumulato quasi 50 miliardi di euro di debiti (il 44,6% del debito totale delle amministrazioni locali). L’approfondimento di Ae spiega perché si tratta di un fallimento pilotato, causato dalla somma dei tagli ai trasferimenti dallo Stato e all’Ici, con l’aggiunta dei limiti imposti al bilancio degli enti locali dal patto di stabilità voluto a Bruxelles (meno 9 miliardi di euro di spesa, per il triennio 2009-2011). Per far cassa, restano solo la svendita del territorio e delle municipalizzate che gestiscono i servizi pubblici locali. E chi negli anni scorsi ha provato a risollevare i conti con i prodotti finanziari ad alto rischio, i derivati (almeno 629 enti locali), oggi si trova a gestire una montagna di debiti.

Bologna, la grassa, la dotta e la rossa, come la canta Francesco Guccini, ha un animo solidale. Continua l’itineraro della redazione all’alternativa nelle principali città italiane, con 52 indirizzi per una mappa che tra Strada Maggiore e via Paolo Fabbri fa scoprire i luoghi bolognesi in cui la cultura della sostenibilità sposa la tradizione. Sotto i portici ed oltre.

Una radiografia del gruppo Generali, “che da Trieste controlla il mercato italiano delle assicurazioni grazie agli intrecci societari, che fanno del suo consiglio d’amministrazione un grande conflitto d’interessi -si legge nel comunicato di Ae-. Il Leone gestisce un capitale di 400 miliardi di euro, ed è già partita la gara per il rinnovo del cda previsto per il 2010″.

Astorflex, ovvero “i pentiti della suola”. La vera storia dell’azienda calzaturiera protagonista di una puntata di Report, che produce scarpe anche delocalizzando ad Est ed oggi tanta la strada della “conversione” grazie ai gruppi d’acquisto solidali.

(c.s.)

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