Amato: “salvaguardare le fondazioni, tocca ad altri salvare le banche”

Giuliano Amato

LUCCA. “Oggi le fondazioni di origine bancaria sono insostituibili per lo sviluppo economico italiano. E’ inutile che diciamo a noi stessi che la prima risorsa che abbiamo per il nostro sviluppo è il nostro patrimonio culturale, se non constatiamo che gli unici che oggi provvedono alla valorizzazione di questo patrimonio sono le fondazioni bancarie“. Nel corso del seminario “Il ruolo delle Fondazioni di origine bancaria dalle leggi Amato-Ciampi degli anni ’90, alle sentenze della Corte Costituzionale del 2003, alla Carta del 2012”, organizzato dalle Fondazioni Banca del Monte di Lucca e Cassa di Risparmio di Lucca, Giuliano Amato è intervenuto a difesa delle fondazioni di origine bancaria. Giuliano Amato,  “padre giuridico” della legge del 1990 che rappresentò una tappa fondamentale nel processo di riassetto del sistema bancario italiano che dette origine proprio alle fondazioni, ha ricostruito il ruolo delle fondazioni stesse all’interno del panorama economico internazionale e nazionale e in rapporto al mondo bancario.

Le fondazioni -ha detto Amato- subiscono uno stress particolare nel momento di crisi che viviamo, perchè sono luoghi nei quali si concentrano tendenze, e quindi aspettative, diverse“. Amato ha espresso pieno accordo con le parole del presidente dell’Acri Giuseppe Guzzetti che, nell’intervento precedente, aveva espresso la contrarietà ad una riforma della legislazione sulle fondazioni di origine bancaria.

Avviare l’iter per una nuova legge -ha detto-, significherebbe creare legittime pretese dello Stato per usare il patrimonio delle fondazioni perchè la situazione è difficile. Sarebbe profondamente sbagliato”.

Amato ha indicato quelle che sono, dal suo punto di vista, le due priorità per gli interventi delle fondazioni. “Credo che siano la valorizzazione del patrimonio culturale e il sociale. C’è necessità di intervento in questi due settori perchè l’economia si sta avvitando e le fondazioni di origine bancaria sono una delle poche risorse che abbiamo. Non possiamo metterle a repentaglio di altre variabili. Per questo dobbiamo salvaguardare la sopravvivenza delle fondazioni e tocca ad altri salvare le banche. E se gli altri non lo fanno, il sacrificio è inutile. È una situazione in cui il cambiamento è nelle cose, ma certo sento un’esigenza di autodifesa delle fondazioni in questa fase che due anni fa non era così forte”.

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