An Italian Community Garden: verde condiviso, comunità e fundraising

Da anni, in molti paesi stranieri, questo tipo di giardini sono presenti e molto apprezzati. Non sono utilizzati solo dagli anziani o dalle mamme con i passeggini, ma da intere comunità. Il Community Garden è così diventato il vero centro del quartiere, la piazza, non virtuale, per far incontrare le persone.

Ma c’è un “ma”. I costi di manutenzione sono a carico dei volenterosi “giardinieri” ed è per questo che negli Stati Uniti, così come in Gran Bretagna, i Community Garden attivano interessanti programmi di fundraising per recuperare i fondi necessari alla gestione. In questo modo, gli stessi fruitori dei giardini ne diventano sostenitori.

In Italia ci sono pochissimi esempi di veri Community Garden. Uno è stato da poco aperto in provincia di Napoli, a Bacoli. Si chiama “Parco Cerillo” e dai suoi terrazzamenti si gode una magnifica vista del mare.

Il Parco è di proprietà del Comune, ma da marzo 2015 è in gestione ad un gruppo di associazioni bacolesi: Luna Rossa, IoCiSto, Marina Commedia e La Casetta Onlus, che hanno avviato un progetto di recupero denominato “Parco Cerillo – Oasi di ambiente & cultura”. L’iniziativa è stata sostenuta dal Dipartimento della Gioventù e del Servizio civile nazionale che ha premiato l’idea e la filosofia alla base del progetto. Le associazioni hanno, a loro volta, chiamato a raccolta la comunità e questa ha risposto positivamente.

Associazioni e cittadini, insieme, hanno ridisegnato il loro spazio verde. È così iniziato un lento processo di restituzione di un’area verde abbandonata alla sua comunità: potatura degli alberi da frutto, pulizia dei viali, rifacimento degli impianti idrici ed elettrici. Ognuno ha fatto quello che sapeva o poteva fare. Poi, grazie ad un gruppo di brave architette del collettivo ZTA di Napoli, è stato anche possibile recuperare le vecchie tavole in lego di una pedana, trasformandole in panchine. L’area verde è così tornata alla comunità. I cittadini sono diventati non solo i sostenitori del Parco ma anche i “controllori” del loro nuovo Community Garden. Questo vuol dire non solo azioni di ripristino dei luoghi, ma costante monitoraggio degli stessi affinché siano protetti da azioni vandaliche.

Oltre al recupero del sito e alla sua manutenzione, le organizzazioni di volontariato hanno dato vita ad un intenso programma di attività artistiche. Per esempio, da poco è nato “Malaussène – Club del Libro di Parco Cerillo”, punto di riferimento culturale per riaffermare l’importanza della lettura e favorire lo scambio di opinioni tra lettori. Tra qualche mese nascerà poi una cooperativa sociale di tipo B che gestirà, nei prossimi anni, la struttura. Comunità, natura, solidarietà e fundraising.

Print Friendly