Calano i donatori italiani: nel 2012 sono solo il 22%. Ecco come tornare a crescere con la ricerca sociale

Paolo Anselmi dell’Eurisko

LUCCA – 12 aprile – “Per molto tempo si è pensato che le buone cause non avessero bisogno del marketing, che le buone cause si vendessero da sole. Ma non è così”. In questa maniera ha aperto il suo intervento Paolo Anselmi, Vicepresidente di Gfk Eurisko, durante un convegno che si è tenuto all’interno del Festival del Volontariato di Lucca, intitolato “Dalla trasparenza alla fiducia: come la ricerca sociale contribuisce a migliorare la conoscenza del non profit”, un appuntamento fondamentale per comprendere quanto le organizzazioni possano migliorare la loro attività di raccolta fondi attraverso la ricerca sociale. 

“Già da alcuni decenni, dopo un articolo di Kotler e Levy, si sa che il marketing può dare un contributo importante anche al no-profit” spiega Anselmi. Nonostante la lo scetticismo di molte organizzazioni è solo conoscendo bene i propri potenziali donatori, i loro valori, atteggiamenti e aspettative che possono uscire fuori dalla spirale di decrescita che avvolge le donazioni italiane “i donatori italiani sono in calo da cinque anni dal 31 al 22%, ovviamente a causa della crisi”, ha precisato Anselmi. Diviene fondamentale, quindi, comprendere bene quel che succede per non perdere ulteriore terreno oppure, magari, per recuperare quello perso.

Utilissime in questo senso le indagini condotte da Eurisko, che restituiscono un profilo del potenziale donatore. Sono due i soggetti che compongono questo attore: il privato cittadino e l’impresa. Come sono fatti e cosa pretendono dalle organizzazioni? Dal quadro emerso durante l’incontro si è visto che il donatore privato si interessa di politica, gli sta a cuore la lotta alla corruzione, la cattiva gestione, lo spreco del denaro pubblico e l’occupazione. Per quanto riguarda, invece, le donazioni delle imprese, viene ridimensionato il mito del Bilancio Sociale “il bilancio sociale è considerato da solo il 12% delle imprese come dato significativo per donare fondi” rivela Franco Vannini, della Fondazione Sodalitas.

Ora cosa può fare l’organizzazione per raggiungere i loro donatori e convincerli ad essere da loro sostenuti? “Prima di tutto visibilità” dice Anselmi “nessuno dona qualcosa ad associazioni che non conosce. Il donatore può entrare in contatto con esse attraverso i media o conoscendole personalmente sul territorio. Vuole sapere concretamente cosa stai facendo, non la missione, gli obiettivi che ti prefiggi. Vogliono sapere quanto di quel che hai raccolto va destinato alla missione e quanto al mantenimento della struttura”.

Altro punto fondamentale per incrementare la possibilità di aumentare i fondi è senz’altro una condotta etica. In questo risulta essenziale l’apporto dell’ Istituto Italiano Donazione, associazione in grado di fornire una certificazione che garantisce trasparenza, credibilità, eticità e onestà. Per riceverlo e fornire ai potenziali donatori la garanzia che le risorse offerte non andranno sprecate le organizzazioni devono attenersi a precise regole di comportamento contenute nella Carta della Donazione, vale a dire il primo Codice italiano di autoregolamentazione per la raccolta e l’utilizzo.

Stefano D’Alessandro

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