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Carcere, CNVG: detenuti tornano a crescere, Orlando ci incontri per garantire sicurezza

ROMA. Al 31 maggio 2017, risultano 56.863 detenuti presenti nei 190 istituti penitenziari italiani, la cui capienza regolamentare sarebbe stimata a 50.069 posti. Di questi, 848 beneficiano di un regime di semilibertà, mentre 19.356 sono stranieri. Al 30 giugno 2016 il totale delle persone detenute era di 54.072.

Eliminare dalla vita detentiva “ogni caratteristica di infantilizzazione” per farne “vita dignitosa di persone adulte” capaci di “maturare la voglia di cambiare”, rimuovere gli “ostacoli che impediscono a migliaia di persone detenute” di accedere alle “misure alternative” e fare “subito quei cambiamenti che non richiedono di mettere mano alle leggi, ma che sono di grande importanza, a partire da un ampliamento dei momenti dedicati agli affetti” nelle carceri italiane.

Questo, in sintesi, l’appello rivolto al ministro della Giustizia Andrea Orlando dalla CNVG Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia, riunita nei giorni scorsi nel carcere romano di Rebibbia insieme ad esponenti delle istituzioni, del mondo accademico e del volontariato penitenziario per la sua X Assemblea Nazionale dal titolo “Un volontariato in direzione ostinata e contraria”. Il ministro, impossibilitato a partecipare, ha fatto giungere una sua lettera di saluto. La CNVG risponde chiedendo al ministro un incontro urgente. “Il numero dei detenuti sta pericolosamente risalendo, è necessario unire le forze per un vero cambiamento”, si sottolinea nella lettera aperta indirizzata al Guardasigilli.

Un appello che, si legge, rappresenta la voce di un “Volontariato che con ostinazione sta cercando un dialogo con Lei e che si sta spendendo nella società, per esempio con il progetto “A scuola di libertà”, per cambiare l’idea dominante di carcere, pene, reinserimento e per spiegare ai cittadini che una giustizia mite, con un volto umano, ci rende tutti infinitamente più sicuri”.

Sebbene “quando ha iniziato il suo mandato abbiamo avuto subito l’impressione che lei fosse un Ministro che non aveva paura di andare in direzione contraria a buona parte dell’opinione pubblica”, per esempio “promuovendo quegli Stati Generali che hanno costituito uno dei momenti più alti di confronto sull’esecuzione penale”, spiega la CNVG, “qualcosa non sta funzionando”.

“È vero che il sovraffollamento è stato sensibilmente ridotto, e ne siamo stati felici. Oggi però i numeri stanno pericolosamente risalendo. È vero che si è cominciato a pensare a un carcere più aperto, oggi però abbiamo la sensazione che questo processo di apertura e cambiamento si stia in qualche modo inceppando”, spiega la CNVG, che rivendica una presa di posizione ben precisa: “Noi siamo ostinatamente convinti che il carcere debba essere sempre più un laboratorio di confronto e crescita culturale e che le persone, dal carcere, debbano uscire non quando sono ormai ‘scoppiate di galera’, ma nei tempi e nei modi giusti accompagnate, come sempre accompagna il volontariato, in un percorso di progressivo rientro nella società”. “Questa”, conclude, “è l’unica garanzia di sicurezza”.

@VolontariatOggi

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