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Case famiglia: a Padova la prima ricerca sul modello di accoglienza ideato da Don Benzi

PADOVA. La prima ricerca in Italia sul modello della casa famiglia sarà presentata a Padova, presso il Cinema Esperia in via Chiesanuova 90, venerdì 9 Novembre dalle 8:30 alle 14, nell’ambito del convegno “Oltre la gabbia del disagio”, organizzato dalla Comunità Papa Giovanni XXIII.

All’evento interverranno: Maria Rita Parsi, già membro del comitato ONU per i diritti dei fanciulli, Anna Maria Bertoni, prof.ssa della Università Cattolica di Milano, Lorenzo Biagi, segretario della Fondazione Lanza, Francesco Gallo, delegato dei Servizi Sociali Regione Veneto, Daniela Carraro, direttore dei servizi socio-sanitari della Ulss 6 Euganea e Giovanni Paolo Ramonda, presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII.

La ricerca, prima a livello nazionale, indaga un modello che non è ancora pienamente riconosciuto dalle istituzioni. La casa famiglia è il modello più autentico e rappresentativo dello stile di accoglienza della Comunità Papa Giovanni XXIII, fondata da don Oreste Benzi nel 1968. Non si tratta di strutture residenziali ma di strutture affettive. Case dove non ci sono operatori e utenti ma papà e mamme che mettono la loro vita al servizio di chi ha bisogno di essere accolto, 24 ore su 24, 365 giorni all’anno.

Perché Padova. «La Legge Regionale Veneta 22/2002 presenta un vulnus. Le case famiglia sono considerate di sola pertinenza sociale e non sanitaria. Questa norma burocratica sta causando diverse situazioni in cui viene proposta l’interruzione dell’accoglienza di disabili che raggiungono la maggiore età in quanto considerati bisognosi di strutture di carattere sanitario. Nel momento in cui alcuni dei bambini disabili accolti nelle nostre case divengono maggiorenni, viene disposto il loro trasferimento in strutture sanitarie “specializzate”. Questi ragazzi vengono così sradicati dalle famiglie che li hanno accolti per anni, con un’enorme sofferenza per entrambi» spiega Giovanni Paolo Ramonda, Presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII.

«Con questa ricerca intendiamo anzitutto dimostrare la validità scientifica del modello di accoglienza delle case famiglia multi-utenza, in cui sono accolte persone con diversi tipi di fragilità. – continua Ramonda – La virtù sociale della famiglia non è data dagli individui soltanto, ma dalla qualità della relazione. Qualità data dalla complementarietà tra le diverse persone accolte. Don Benzi ripeteva che ciò che può dare una persona disabile a un ragazzo uscito dalla tossicodipendenza non lo può dare nessuno. Chiediamo dunque alla Regione di modificare la normativa affinché fatti simili non si ripetano in futuro».

La prima casa famiglia in Veneto fu aperta da don Oreste Benzi nel 1978. In Veneto sono presenti 29 case famiglia della Papa Giovanni XXII, che nel 2017 hanno accolto 231 persone in difficoltà, di cui il 38% sono i minori.

@VolontariatOggi

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