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	<title>VolontariatOggi.info&#187; Cooperazione</title>
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	<description>Il webmagazine del volontariato edito dal Cnv</description>
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		<title>In Darfur ancora guerra, le armi arrivano da Cina e Russia</title>
		<link>http://www.volontariatoggi.info/2012/02/10/in-darfur-ancora-guerra-le-armi-arrivano-da-cina-e-russia/</link>
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		<pubDate>Fri, 10 Feb 2012 13:50:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cooperazione]]></category>
		<category><![CDATA[Amnesty International]]></category>
		<category><![CDATA[Armamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Darfur]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>

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		<description><![CDATA[ROMA. In un documento intitolato ‘Sudan: nessuna fine in vista per il conflitto in Darfur’, Amnesty International accusa Russia, Cina e Bielorussia di continuare a vendere armi e munizioni al Sudan, nonostante le schiaccianti prove del loro uso contro la popolazione civile del Darfur. Le forniture comprendono notevoli quantità di munizioni, elicotteri, aerei, missili terra-aria e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_3489" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.volontariatoggi.info/2011/06/06/sudan-40mile-persone-in-fuga-dalle-violenze/sudan/" rel="attachment wp-att-3489"><img class="size-medium wp-image-3489" title="sudan" src="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2011/06/sudan-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">ph. ENOUGH Project (cc flickr)</p></div>
<p><strong>ROMA</strong>. In un documento intitolato <em>‘Sudan: nessuna fine in vista per il conflitto in Darfur’</em>, <strong>Amnesty International</strong> accusa Russia, Cina e Bielorussia di continuare a vendere armi e munizioni al Sudan, nonostante le schiaccianti prove del loro uso contro la popolazione civile del Darfur. Le forniture comprendono notevoli quantità di munizioni, elicotteri, aerei, missili terra-aria e veicoli blindati.<span id="more-6431"></span></p>
<p>Nel 2011, circa 70.000 persone sono fuggite dal Darfur orientale a seguito di attacchi delle forze armate e delle milizie sudanesi contro l’etnia zaghawa.</p>
<p>&#8220;<em>Cina e Russia stanno vendendo armi al governo del Sudan pur sapendo perfettamente che molte di esse finiranno probabilmente per essere usate per commettere violazioni dei diritti umani in Darfur&#8221;</em> – ha dichiarato <strong>Brian Wood</strong>, esperto di <strong>Amnesty International</strong> su questioni militari e di polizia.</p>
<p>&#8220;<em>Il conflitto in Darfur e’ sostenuto da un costante afflusso di armi da fuori. Per cercare di impedire ulteriori gravi violazioni dei diritti umani, tutti i trasferimenti internazionali di armi al Sudan dovrebbero essere immediatamente sospesi e l’embargo Onu sulle armi dovrebbe essere esteso a tutto il territorio del paese&#8221;</em> – ha proseguito Wood.</p>
<p>La prossima settimana, il Consiglio di sicurezza dibatterà sulle sanzioni attualmente vigenti nei confronti del Sudan. Alle Nazioni Unite riprenderanno anche i negoziati su un futuro <em>Trattato sul commercio di armi</em>, che potrebbe impegnare i governi a porre fine ai trasferimenti laddove vi fosse il sostanziale rischio di utilizzo delle armi per commettere o favorire gravi violazioni dei diritti umani o crimini di guerra.</p>
<p>&#8220;<em>Fino a quando i governi non si metteranno d’accordo su un forte Trattato sul commercio di armi, contenente norme specifiche sul rispetto dei diritti umani, gli embarghi delle Nazioni Unite continueranno a essere aggirati e milioni di persone continueranno a subire le conseguenze dei trasferimenti irresponsabili di armi, come nel caso del Darfur&#8221;</em> – ha sottolineato Wood.</p>
<p>Le forniture di armi al Sudan vengono usate in Darfur sia dalle Forze armate sudanesi (Fas) che dalle milizie sostenute dal governo, tra cui le Forze di difesa popolare (Fdp). Queste ultime sono equipaggiate e trasportate dalle Fas e formalmente poste sotto il loro comando. Le munizioni per armi leggere prodotte in Cina sono usate in Darfur dalle Fas, da altre forze di sicurezza nazionali e dalle milizie governative. Il 1° dicembre 2011, nel corso di un attacco seguito da saccheggi contro il campo profughi di Zam Zam in cui una persona e’ stata uccisa e altre sei gravemente ferite, sono state utilizzate munizioni su cui erano scritti in cinese i codici ‘41’ e ‘71’ e gli anni 06 e 08, dunque trasferite in Sudan dopo l’imposizione dell’embargo Onu sulle armi. Munizioni cinesi prodotte nel 2010 sono anche state rinvenute nel Sud Kordofan, sempre nel 2011. Nel corso degli attacchi nel Darfur orientale contro obiettivi militari e civili, le Fas hanno utilizzato aerei d’attacco Sukhoi-25, elicotteri Mi-24 e aerei da trasporto Antonov, questi ultimi usati come rudimentali ma efficaci bombardieri.</p>
<p>Secondo le ricerche di Amnesty International, tra il 2007 e il 2009 il Sudan ha ricevuto 36 nuovi elicotteri Mi-24. Una fotografia scattata all’aeroporto russo di San Pietroburgo nel maggio 2011 mostra un nuovo elicottero Mi-24P con le insegne delle Fas, apparentemente pronto per essere inviato in Sudan. <strong>Amnesty International</strong> ha anche ottenuto prove dell’uso di missili terra-aria nel corso di attacchi avvenuti nel 2011, sia in Darfur che altrove in Sudan. Questi missili sono stati prodotti in una serie di ex repubbliche sovietiche e sono compatibili con le dotazioni adatte agli elicotteri Mi-24 e agli aerei da attacco Su-25.</p>
<p>Il Sudan ha continuato a importare un significativo numero di veicoli blindati dalla Bielorussia e dalla Russia. <strong>Amnesty International</strong> ha documentato l’uso di veicoli BTR-80A e di lanciarazzi montati su veicoli modello Land-Cruiser nelle operazioni militari delle Fas e in quelle congiunte Fas-Fdp condotte nel Darfur orientale nella prima meta’ del 2011.</p>
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		<title>Le Ong contro il Governo. Scontro sull&#8217;8 per mille</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 17:12:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cooperazione]]></category>
		<category><![CDATA[8 per mille]]></category>
		<category><![CDATA[Governo]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Monti]]></category>
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		<category><![CDATA[Solidarietà internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Twitter]]></category>

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		<description><![CDATA[ROMA. E’ partito dal web l’appello degli operatori della cooperazione e della solidarietà internazionale al seguito &#8220;dello scippo dei 145 milioni del fondo 8 per mille a gestione statale che il Governo Monti -dicono- ha deciso di dirottare a usi diversi da quelli previsti per legge&#8221;. Il sito bandiong.it ha lanciato la mobilitazione a partire [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_6352" class="wp-caption alignleft" style="width: 209px"><a href="http://www.flickr.com/photos/friendsofeurope/6244406141"><img class="size-medium wp-image-6352" title="mariomonti" src="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2012/01/mariomonti-199x300.jpg" alt="" width="199" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">ph. FriendsofEurope (cc flickr)</p></div>
<p><strong>ROMA.</strong> E’ partito dal web l’appello degli operatori della cooperazione e della solidarietà internazionale al seguito <em>&#8220;dello scippo dei 145 milioni del fondo 8 per mille a gestione statale che il Governo Monti</em> -dicono- <em>ha deciso di dirottare a usi diversi da quelli previsti per legge&#8221;</em>. Il sito <a>bandiong.it</a> ha lanciato la mobilitazione a partire da Twitter ed ha raccolto le adesioni di 80 Ong italiane oltre che di decine operatori del settore. ActionAid, Cipsi, Link2007, Cini e altre reti regionali hanno rilanciato l’appello. <span id="more-6351"></span></p>
<p>Le Ong criticano la scelta dell’esecutivo di aver dirottato i fondi dell’ 8 per mille a copertura dei costi dell’emergenza carceraria, della protezione civile e dei &#8220;Buoni Vacanza&#8221; cancellando di fatto i fini previsti dalla legge 222/85 (fame nel mondo, beni culturali, assistenza rifugiati, calamità naturali) per i quali le Ong avevano presentato centinaia di proposte progettuali già a marzo 2011.</p>
<p>Il prossimo 15 marzo scadrà il termine per la presentazione di nuovi progetti, quelli per concorrere alla ripartizione dei fondi a gestione statale del 2012. Gli operatori chiedono <em>&#8220;assicurazioni preventive da parte del Governo sul rispetto dei termini di legge e della volontà dei contribuenti che hanno destinato a questi fini una parte delle loro tasse non firmando a favore delle chiese&#8221;</em>.</p>
<p>Le Ong esortano inoltre il Senato a procedere all’analisi di un disegno di legge che prevede norme più stringenti per il rispetto della destinazione dei fondi 8 per mille a diretta gestione statale.</p>
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		<title>Amnesty scrive a Monti: &#8220;Cooperazione con Tripoli basata su diritti umani&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 21:13:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cooperazione]]></category>
		<category><![CDATA[Amnesty]]></category>
		<category><![CDATA[Amnesty International]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[Libia]]></category>
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		<description><![CDATA[ROMA. In vista della prossima visita in Libia del 21 gennaio, Amnesty International ha scritto al presidente del Consiglio Mario Monti, chiedendo al governo italiano di prendere in considerazione una serie di raccomandazioni relative alla situazione dei diritti umani in Libia e alla tutela dei diritti umani dei migranti e dei richiedenti asilo. Per favorire [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_6224" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2012/01/libia.jpg"><img class="size-medium wp-image-6224" title="libia" src="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2012/01/libia-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">ph. Rafa http://www.micamara.es (cc flickr)</p></div>
<p><strong>ROMA.</strong> In vista della prossima visita in Libia del 21 gennaio, Amnesty International ha scritto al presidente del Consiglio Mario Monti, chiedendo al governo italiano di prendere in considerazione una serie di raccomandazioni relative alla situazione dei diritti umani in Libia e alla tutela dei diritti umani dei migranti e dei richiedenti asilo. Per favorire le profonde riforme indispensabili per dare vita a un sistema di garanzie che rappresenti una rottura con l’eredità della totale impunità per le violazioni dei diritti umani lasciata dal precedente governo libico, Amnesty International sollecita il governo italiano ad assicurarsi che il rispetto dei diritti umani e la responsabilità per le violazioni dei diritti umani permeino tutte le discussioni con le autorita’ libiche, nonché a offrire assistenza nello sviluppo e nell’attuazione di un programma globale di riforme nel campo dei diritti umani nel paese. <span id="more-6223"></span></p>
<p>A questo proposito, il governo italiano dovrebbe incoraggiare le autorità libiche, tra l’altro, a: adottare le misure necessarie per abolire la pena di morte; riformare i settori della sicurezza e delle forze di polizia, cosi’ come il sistema giudiziario penale; porre fine agli arresti arbitrari e garantire che i detenuti abbiano accesso a un avvocato; sradicare la tortura e gli altri trattamenti, disumani e degradanti; porre fine a qualsiasi tipo di discriminazione e adottare misure concrete per proteggere da violenza, minacce, intimidazioni e abusi coloro che sono sospettati di essere migranti irregolari; ratificare la Convenzione del 1951 relativa allo status dei rifugiati e il suo Protocollo del 1967 e cooperare pienamente con l’Ufficio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati.</p>
<p>Riguardo alla cooperazione in materia d’immigrazione tra Italia e Libia, Amnesty International chiede al governo italiano di: desistere dal condurre qualsiasi operazione di ‘respingimento’ (rinvio forzato) in mare verso la Libia o di cooperazione con la Libia nell’intercettare migranti e respingerli;<br />
* mettere da parte il Memorandum d’intesa sul ‘controllo delle migrazioni’, firmato con il Consiglio nazionale di transizione (Cnt) il 17 giugno 2011, fino a una revisione approfondita dell’incidenza sui diritti umani degli accordi firmati dai due paesi in questo settore, e finché non siano state introdotte le necessarie modifiche, al fine di garantire che il ‘controllo dell’immigrazione’ non abbia mai luogo a spese dei diritti umani; assicurarsi che ogni forma di cooperazione con le autorita’ libiche, futura e in corso, in materia di immigrazione sia assolutamente trasparente e subordinata all’impegno e alla capacita’ delle due parti di rispettare appieno i diritti umani di richiedenti asilo, rifugiati e migranti, e che sia coerente con il diritto internazionale dei diritti umani e del diritto internazionale dei rifugiati.</p>
<p>La lettera di Amnesty International ricorda come i precedenti accordi in materia di ‘controllo dell’immigrazione’ abbiano comportato gravi violazioni dei diritti umani, tra cui le operazioni di ‘respingimento’ (rinvio forzato) in mare verso la Libia, risultanti in arresti arbitrari, tortura e detenzione a tempo indeterminato in condizioni disumane. Vengono citati, tra gli altri, il Protocollo tra la Repubblica italiana e la Gran Giamahiria araba libica popolare socialista, firmato dal ministro dell’Interno italiano e dal suo omologo libico il 29 dicembre 2007 (modificato nel 2009), il Protocollo aggiuntivo tecnico-operativo, firmato dal Capo italiano di polizia e dal suo omologo libico (lo stesso giorno) e le disposizioni pertinenti del Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione firmato nell’agosto 2008 dall’ex primo ministro Berlusconi e dall’allora leader libico Muammar al-Gheddafi.</p>
<p>Ha destato motivi di preoccupazione anche il Memorandum d’intesa firmato il 17 giugno 2011 tra le autorita’ italiane e il Cnt, con cui le due parti hanno confermato il loro impegno a una gestione comune dei flussi migratori attraverso l’applicazione degli accordi già esistenti di cooperazione sull’immigrazione irregolare’, nonché all’aiuto reciproco e alla cooperazione nella ‘lotta contro l&#8217;immigrazione irregolare’, anche attraverso il ‘rimpatrio di immigrati irregolari’.</p>
<p>Amnesty International ha già avuto modo di esprimere la sua seria preoccupazione in merito a questo sviluppo. Durante il conflitto della Libia, gli africani subsahariani sono stati particolarmente soggetti ad arresti arbitrari da parte delle forze che si opponevano al colonnello Gheddafi, basati sul colore della loro pelle e sulla convinzione che le forze di Gheddafi utilizzassero mercenari centroafricani. Un rapporto del Segretario generale dell’Onu al Consiglio di sicurezza, presentato il 28 novembre 2011, ha evidenziato che circa 7000 persone erano detenute nelle carceri e nei centri di detenzione improvvisati, molti dei quali sotto il controllo di brigate rivoluzionarie.</p>
<p>Dal momento della nomina del nuovo governo libico, nel mese di novembre, Amnesty International ha continuato a ricevere segnalazioni da parte di africani subsahariani che denunciano di essere perseguitati, minacciati e maltrattati. I rappresentanti di Amnesty International che hanno visitato il centro di detenzione di Ain Zara, sono venuti anche a conoscenza di circa 400 africani subsahariani, arrestati nel dicembre 2011 durante la loro fuga in barca verso l’Europa. Molti di loro hanno riferito di continuare a essere detenuti senza alcuna accusa formale in un centro di detenzione a Tripoli.</p>
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		<title>G20, l&#8217;appello di Action Aid. &#8220;Intervenire sui prezzi per prevenire nuove crisi&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Nov 2011 16:21:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_5512" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2011/11/newsrapportogranai483.jpg"><img class="size-medium wp-image-5512" title="newsrapportogranai483" src="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2011/11/newsrapportogranai483-300x124.jpg" alt="" width="300" height="124" /></a><p class="wp-caption-text">La copertina del rapporto di Action Aid</p></div>
<p><strong>ROMA</strong>. “<em>Il G20 ha la possibilità di contenere l’instabilità mondiale affrontando il tema della sicurezza alimentare e del controllo della volatilità dei prezzi, attraverso l&#8217;istituzione di adeguati sistemi di riserve alimentari. Se infatti il G20 non prenderà provvedimenti rischiamo una nuova e più grave crisi alimentare, il cui impatto si sommerà all’attuale incertezza finanziaria e sarà devastante per tutto il mondo</em>”, questo l&#8217;appello di <strong>Luca De Fraia</strong>, Vice Segretario generale e portavoce di <strong>ActionAid</strong> Italia, alla vigilia dell&#8217;apertura dei lavori del Summit G20 a Cannes.<span id="more-5510"></span></p>
<p>Nel primo semestre del 2011 – spiega ActionAid nel suo ultimo rapporto <strong><a href="http://www.actionaid.it/it/media_center/pubblicazioni/pubDetail.html?Y=2011&amp;category=&amp;page=1&amp;DETTAGLIO=ff808081331b1d3e013364c372000303">“Granai contro la crisi”</a></strong>, lanciato in occasione del Vertice G20 &#8211; i prezzi di grano e hanno superato i massimi storici e le previsioni indicano che nel prossimo decennio, il livello dei prezzi e della loro volatilità si manterrà ben al di sopra dei livelli pre-crisi. Un trend allarmante se si pensa che, solo tra giugno e dicembre 2010, il numero assoluto di poveri è aumentato di 43.7 milioni di persone: 9.5 nei Paesi a basso reddito e 34.1 in quelli a medio reddito.</p>
<p>La volatilità ha un impatto sul reddito familiare e sul potere d&#8217;acquisto, spingendo le fasce di popolazione più vulnerabili nella spirale della povertà e della fame &#8211; spiega ActionAid nel suo rapporto. Ma le conseguenze negative si scaricano anche sulle capacità di innovazione e investimento dei produttori, soprattutto quando questi richiedono enormi sforzi economici attraverso l’indebitamento.</p>
<p>Le risposte che fino ad ora la comunità internazionale &#8211; e in particolare il G20 &#8211; ha dato alla crisi dei prezzi agricoli si sono rivelate deboli e orientate quasi esclusivamente alle conseguenze e non alle cause della crisi. “<em>È necessario ritornare a parlare di politiche pubbliche a sostegno di un’agricoltura su piccola scala, sostenibile, orientata a mercati locali, nazionali e regionali</em>”, continua <strong>De Fraia</strong>. “<em>In questo quadro, le riserve alimentari sono uno strumento necessario a stabilizzare i prezzi, proteggere i consumatori a basso reddito e sostenere la produzione</em>”.</p>
<p>Oltre all&#8217;istituzione delle riserve, è necessario che il G20 incida sulle altre cause dell&#8217;aumento e della volatilità dei prezzi agricoli. In questo contesto l’Italia continua ad avere una posizione eccessivamente prudente, accodandosi alle decisioni prese in seno al’UE, mentre dovrebbe spingere l’Unione a prendere impegni decisi contro i sussidi, ai biocarburanti, le speculazioni e l’aumento dei prezzi.</p>
<p><strong>ActionAid</strong> chiede infatti che vengano eliminati gli obiettivi obbligatori e il sostegno finanziario che incoraggiano la produzione di biocarburanti, insostenibili dal punto di vista sociale e ambientale. Inoltre si aggiunge il fenomeno della speculazione: dal 2006 al 2011 la quantità di denaro investita dalle società finanziarie in titoli derivati legati alle materie prime agricole è raddoppiata. Il G20 dovrebbe adottare subito una regolamentazione dei mercati dei derivati che ponga limiti alla speculazione sui beni alimentari.</p>
<p>“<em>Serve una riforma radicale della governance agricola che garantisca stabilità nei mercati, sostegno allo sviluppo rurale e transizione verso un modello di produzione sostenibile</em>”, conclude <strong>Luca De Fraia</strong>. “<em>Se il G20 non prenderà in seria considerazione il tema della sicurezza alimentare e non risolverà la questione della volatilità dei prezzi, rischiamo di andare dritti verso una nuova e più grave crisi alimentare, con conseguenze drammatiche sulla stabilità mondiale</em>”.</p>
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		<title>Terremoto in Turchia, Caritas Italiana vicina alla popolazione colpita</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Oct 2011 08:34:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cooperazione]]></category>
		<category><![CDATA[Caritas]]></category>
		<category><![CDATA[terremoto]]></category>
		<category><![CDATA[Turchia]]></category>

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		<description><![CDATA[ROMA. Ancora una volta, un forte terremoto ha colpito la Turchia (7.2 della scala Richter), collocata in un’area altamente sismica. È stata coinvolta la zona di Van, la seconda città in ordine di grandezza dell’Est del paese, al confine con l’Iran. Ma la città più colpita dal sisma pare sia Ercis, sulle sponde del lago [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_5453" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.flickr.com/photos/39211453@N03/4017091091"><img class="size-medium wp-image-5453" title="turchia" src="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2011/10/turchia-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">ph. Roberto Moretti (cc flickr)</p></div>
<p><strong>ROMA.</strong> Ancora una volta, un forte terremoto ha colpito la Turchia (7.2 della scala Richter), collocata in un’area altamente sismica. È stata coinvolta la zona di Van, la seconda città in ordine di grandezza dell’Est del paese, al confine con l’Iran. Ma la città più colpita dal sisma pare sia Ercis, sulle sponde del lago di Van, insieme con altri villaggi non ancora visitati dalle squadre di soccorso. Gli edifici distrutti sono numerosi e i danni non sono stati ancora identificati nel dettaglio. Tra le strutture colpite si contano l’università che è parzialmente crollata, le prigioni, dalle quali i detenuti scampati sono tutti fuggiti, un ospedale, oltre a numerosi altri edifici di ogni genere, privati e pubblici, fortemente danneggiati o parzialmente distrutti. <span id="more-5452"></span></p>
<p>Il conto delle vittime ufficiale è ancora basso, ma si sa che numerosi villaggi nei dintorni di Van sono stati completamente distrutti, per cui il numero delle vittime purtroppo è destinato a crescere. Van è una città che ospitava anche un grande numero di profughi provenienti dall’Iran e dall’Afganistan, residenti spesso clandestini, di passaggio per cercare una soluzione all’estero, dopo le espulsioni subite.</p>
<p>Caritas Italiana ha espresso vicinanza a Caritas Turchia ed è in costante contatto. Conosce bene la zona di Van, avendo per anni sostenuto numerosi progetti riguardanti la formazione scolastica delle donne analfabete, l’avviamento all’attività di produzione di tappeti e la creazione di un centro di formazione linguistica a sostegno dei profughi accolti nella zona.</p>
<p>Questa presenza costante nel tempo consentirà una pronta capacità di attivazione non solo nell’emergenza, ma soprattutto nel medio-lungo periodo, puntando ad un rafforzamento delle capacità operative locali.</p>
<p>Per questo Caritas Italiana fa appello al sostegno di quanti desiderano contribuire agli interventi avviati e da avviare in risposta a questa nuova emergenza. Oltre agli interventi di emergenza, come a seguito del terremoto del 1999 che colpì la zona di Adapazari provocando migliaia di vittime, le altre attività di Caritas Italiana con la Caritas Turchia riguardano la ricostruzione di case per famiglie indigenti nella zona di Izmir, anch’essa colpita in passato da un terremoto, il supporto alla Caritas di Izmir, che opera a favore dei diseredati della città, con iniziative per il centro di cura dei bambini autistici, il co-finanziamento di azioni inter-parrocchiali a favore dei rifugiati di diverse provenienze in Istanbul, il sostegno alle attività di cura e studio del problema dei giovani adolescenti a rischio nella città di Istanbul.</p>
<p>Per sostenere gli interventi in corso si possono inviare offerte a Caritas Italiana tramite c/c postale n. 347013 specificando nella causale: “Terremoto Turchia 2011”.</p>
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		<title>Decine di migliaia di sfollati in Centroamerica</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Oct 2011 12:34:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cooperazione]]></category>
		<category><![CDATA[Centroamerica]]></category>
		<category><![CDATA[Emergenza]]></category>
		<category><![CDATA[Soleterre]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_5442" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2011/10/4661885244_d52ddb475d.jpg"><img class="size-medium wp-image-5442" title="4661885244_d52ddb475d" src="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2011/10/4661885244_d52ddb475d-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a><p class="wp-caption-text">ph Globovisión (cc Flickr)</p></div>
<p><strong>MILANO</strong>. Il dramma che si è consumato negli scorsi giorni in Centro America poteva essere facilmente evitato se gli aiuti allo sviluppo previsti dagli accordi internazionali non continuassero a diminuire. Ci sono 87.000 sfollati di cui la metà bambini e un milione e mezzo di persone toccate dalla catastrofe. Le ONG presenti nei Paesi e le comunità di migranti in Italia si sono immediatamente attivate dando supporto alle popolazioni per garantire aiuto e beni di prima necessità. L&#8217;impegno di <strong>Soleterre</strong>.<span id="more-5441"></span>Nelle ultime due settimane il Centro America è stato colpito da violente alluvioni che hanno causato ingenti danni soprattutto in <strong>El Salvador</strong> e <strong>Guatemala</strong>.  La popolazione è stata duramente colpita: si contano ad oggi più di 70 morti, più di 87.000 e più di 1 milione e mezzo di persone coinvolte direttamente e indirettamente dalla catastrofe. Colpisce in questo contesto la scarsa visibilità data all’evento dai mezzi di informazione, specialmente se consideriamo che più della metà delle vittime sono bambini e che la percentuale della popolazione interessata in El Salvador è di oltre il 20%, 1 milione di persone su 6 milioni di abitanti.</p>
<p>La conta di morti, dispersi e sfollati è purtroppo al ribasso poiché è impossibile fare valutazioni accurate in numerose zone rurali, che non sono neppure state raggiunte dagli aiuti della Protezione Civile.Una tale situazione, pur mitigata dal lavoro delle ONG attive nel Paese, poteva essere facilmente evitata attraverso un’adeguata opera di prevenzione, di formazione e organizzazione di squadre di protezione civile, soprattutto nelle aree più esposte al pericolo: le popolose baraccopoli che sorgono nelle città.Ovviamente il principale ostacolo a queste attività preventive è di tipo economico: El Salvador e il Guatemala sono Paesi poveri che, nonostante siano esposti a violenti uragani e tormente a causa del cambiamento climatico e ad un elevato rischio idrogeologico dovuto allo sfruttamento dei suoli, non possono investire risorse.</p>
<p>Soleterre, ONG laica e indipendente che lavora per garantire i diritti inviolabili degli individui nelle “terre sole”, lavora sia in Guatemala che in El Salvador sostenendo progetti di gestione del rischio con approccio di genere, infanzia e adolescenza. Si tratta di formare volontari della Protezione Civile, creare un sistema locale di allerta e un piano di evacuazione. A questo si accompagnano campagne di sensibilizzazione volte a evitare l’insediamento delle famiglie più povere nelle aree ad alto rischio dove di solito sorgono le baraccopoli. Queste attività dovrebbero essere garantite dagli aiuti allo sviluppo che invece vengono continuamente tagliati, soprattutto perché le fasce di popolazione più colpite da questi avvenimenti sono le più deboli: le donne e i bambini.</p>
<p>Info sul sito di <a href="http://www.soleterre.org/">Soleterre</a>.</p>
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