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	<title>VolontariatOggi.info &#187; Diritti</title>
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	<description>VolontariatOggi.info / Il webmagazine del volontariato / a cura del Centro Nazionale per il Volontariato</description>
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		<title>Incontro europeo delle persone in povertà</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Jun 2010 13:25:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Anno europeo della povertà e dell'esclusione sociale]]></category>
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		<description><![CDATA[FIRENZE. Il 25 e 26 giugno convergeranno a Bruxelles tutte le delegazioni dei  27 Stati membri dell&#8217;Unione europea per partecipare ai lavori del nono incontro europeo delle persone in povertà. Si tratta di delegazioni composte da persone che hanno fatto e stanno facendo sulla propria pelle l’esperienza della povertà. La delegazione italiana ha preparato il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1202" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2010/06/povertà.jpg"><img class="size-medium wp-image-1202" style="margin-left: 3px; margin-right: 3px;" title="povertà" src="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2010/06/povertà-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Foto di Stitch (cc flickr)</p></div>
<p><strong>FIRENZE.</strong> Il 25 e 26 giugno convergeranno a Bruxelles tutte le delegazioni dei  27 Stati membri dell&#8217;Unione europea per partecipare ai lavori del <strong>nono incontro europeo delle persone in povertà</strong>. Si tratta di delegazioni composte da persone che hanno fatto e stanno facendo sulla propria pelle l’esperienza della povertà. La delegazione italiana ha preparato il rapporto <em>“Verso un Piano di lotta contro la povertà e per l&#8217;inclusione sociale”</em>, a partire da una serie di seminari di approfondimento aperti in una serie di città italiane, che a Bruxelles troverà ulteriore esplicazione in un confronto diretto tra delegazioni nazionali, istituzioni europee e europarlamentari.<span id="more-1196"></span></p>
<p>Sono molti i vestiti che indossa la povertà nel nostro paese. Alcuni sono evidenti in modo stridente, altri sono sottesi o deliberatamente nascosti dalla nuova <strong>fabbrica dell’ignoranza</strong>. Tutti meritano di essere evidenziati con chiarezza perché la povertà e l’impoverimento sono diventati, negli ultimi anni in modo particolare, un fenomeno sociale decisamente inumano e degradante. Un fenomeno che non cade dal cielo, ma che attiene invece a una strategia politica miope che non sa  tenere conto degli interessi a lungo termine della società nel suo insieme.</p>
<p>Il <strong>rapporto</strong>, composto di vari capitoli, non è esaustivo ma si concentra &#8211; sforzandosi anche di dare alcuni suggerimenti sul “che fare” &#8211; sulle <strong>priorità scaturite dagli incontri nazionali delle persone in povertà</strong>: il problema dell&#8217;<strong>esclusione finanziaria</strong> e dei <strong>servizi di base</strong>; i tanti problemi delle popolazioni <strong>Rom e Sinti</strong> presenti nel nostro paese, degli <strong>immigrati</strong> e dei <strong>carcerati</strong> ed ex carcerati. E&#8217; un work-in-progress  sul quale continueremo a lavorare e, ci auguriamo, a misurarci con le altre organizzazioni e con i decisori politici.</p>
<p>Segnaliamo solo alcuni dei molti punti che caratterizzano il rapporto. Questi indicatori, anziché favorire la lotta alla povertà, sembra indichino la conduzione di una &#8220;guerra&#8221; ai poveri.</p>
<ul>
<li><strong>Il popolo migrante e Rom</strong></li>
</ul>
<p><em><strong>Straniero = clandestino</strong></em>. Se non troveremo un altro modo di parlare dell’immigrazione diverso dai discorsi sugli sbarchi e sull’irregolarità, resteremo incapaci di gestire responsabilmente l’Italia che si va costruendo, nella quale già adesso 1 ogni 14 abitanti è un cittadino straniero regolarmente soggiornante. Gli sbarchi, che ci ostiniamo a utilizzare come un bollino nero da apporre sul fenomeno migratorio, coinvolgono un numero di persone pari nemmeno all’1% delle presenze regolari, senza contare poi che oltre la metà delle persone sbarcate sono richiedenti asilo, quindi persone meritevoli di protezione secondo le Convenzioni internazionali e la Costituzione Italiana.<br />
<em><strong>Straniero = non cittadino</strong></em>. Se gli immigrati incidono per il 7% sulla popolazione residente e per il 10% sulla creazione della ricchezza nazionale, ciò significa che la loro presenza non costituisce una perdita per il sistema Italia, così come non lo è per gli immigrati stessi e per i Paesi di origine, ai quali i migranti inviano dall’Italia 6,4 miliardi di euro come rimesse, un aiuto molto concreto al loro sviluppo a fronte delle promesse non mantenute a livello di politica internazionale.<br />
<em><strong>Straniero = criminale</strong></em>. Non esiste in Italia un&#8217;emergenza criminalità, perché non ci distinguiamo in negativo in un confronto europeo e nel contesto italiano le denunce penali da alcuni anni sono in diminuzione e il livello attuale (poco più di 2 milioni e mezzo di denunce) è pari a quello dei primi anni ’90, quando iniziava l’immigrazione di massa.<br />
<em><strong>Lotta alle discriminazioni</strong></em>. L&#8217;opinione pubblica, fomentata dai media e da alcuni casi isolati di gravi crimini perpetrati da alcuni Rom ai danni di italiani/e,  è sempre più spaventata e portata a nutrire sentimenti discriminatori, quando non apertamente razzisti nei confronti di queste comunità. Questo sentimento può mettere  in serio pericolo la convivenza civile e portare a reazioni incontrollabili da una parte e dall&#8217;altra.<br />
Quando si parla di integrazione del popolo migrante e Rom, in verità si pensa all&#8217;annullamento di culture e civiltà sedimentate nella storia. E’ per questa via che passa il razzismo e la xenofobia, la discriminazione sociale, politica, economica e culturale. Noi riteniamo che è tempo di cominciare a parlare di convivenza attraverso la quale è possibile il lento processo di integrazione. Il popolo migrante e Rom non può, anche se lo volesse fortemente, separarsi dal proprio bagaglio culturale, torcendo la propria esistenza fino a farla coincidere totalmente con la nostra formazione culturale. E’ questo il pensiero assurdo che riposa dietro al concetto di integrazione. Un artificio sciocco ancorché presuntuoso che non porta bene né a loro, né a noi!</p>
<ul>
<li><strong>Il carcere</strong></li>
</ul>
<p>Nei 43.000 posti carcere sono stipate 67.000 persone. In quali condizioni logistiche, oltre che igienico-sanitarie, non è facile da immaginare! Al punto che crescono di giorno in giorno i ricorsi da parte delle persone detenute alla Corte Europea per la prevenzione della tortura. Mai, dal dopoguerra, la Repubblica Italiana aveva raggiunto queste cifre di detenzione. E di giorno in giorno il record supera se stesso aprendosi a scenari da terzo e quarto mondo.<br />
Il tradizionale e trasversale ricettacolo della povertà ha assunto e sempre più  va assumendo dimensioni paradigmatiche, capace peraltro di fotografare come la lotta alla povertà si trasforma in guerra ai poveri. Segnala altresì come questa strategia politica, economica, sociale e culturale, fondata sull’aggressione alla debolezza tout-court, non sia governabile. Solo alcuni accenni:</p>
<ul>
<li><strong>Morti di carcere</strong></li>
</ul>
<p>Nel corso del 2009 si sono registrati 175 casi di morte di persone detenute (di cui 72 per suicidio). Ossia, un morto ogni due giorni! A fronte delle politiche securitarie sbandierate dal governo italiano in modo propagandistico e in nome delle quali i poveri finiscono in carcere, lo stesso governo non è più in grado di garantire la sola e mera sopravvivenza dei detenuti. A fine marzo di quest&#8217;anno i morti di carcere sono già a quota 50 (di cui 15 per suicidio). E la strage continua con disinvoltura&#8230;</p>
<ul>
<li><strong>Cuccioli d&#8217;uomo crescono, dietro le sbarre</strong></li>
</ul>
<p>La media numerica dei bambini da zero a tre anni che con le loro mamme sono tenuti in carcere senza alcuna tutela, si mantiene mediamente sulle sessanta unità (considerato il turn-over). Si tratta prevalentemente di persone migranti e rom. La propaganda, di nuovo, della tutela dell’infanzia e dei nuclei familiari in stato di povertà non ha riscontri, lasciando di fatto nascere e crescere i cuccioli d’uomo dietro le sbarre.</p>
<ul>
<li><strong>C.I.E. (Centri per l&#8217;Identificazione ed Espulsione)</strong></li>
</ul>
<p>Un capitolo a parte meritano i CIE per i migranti. Si tratta di centri di detenzione a tutti gli effetti deputati allo <em>“straniero povero”</em>. Una detenzione che si può protrarre fino a sei mesi senza reato, se non quello di essere fuggiti da situazioni di fame e guerre. Rispetto al carcere il CIE è più impermeabile e perciò si ha notizia dei maltrattamenti solo quando le persone recluse si ribellano violentemente determinando con ciò il passaggio dal CIE al carcere.</p>
<ul>
<li><strong>Maltrattamenti generalizzati</strong></li>
</ul>
<p>A fronte del fenomeno migratorio, il nostro ministro degli interni in carica, che presiede il comando di tutti gli organi di polizia (quella penitenziaria compresa), ebbe a suggerire pubblicamente che bisognava “essere più cattivi”. Un suggerimento che ha trovato e trova riscontro nelle modalità operative di tutti i corpi di polizia  che quotidianamente si produce in maltrattamenti e violenze che talvolta sfociano nella morte della persona incarcerata. Il caso Cucchi – Uva –Lonzi – Bianzino – ecc., non sono altro che la punta di un iceberg di violenza che imperversa in tutti i luoghi di detenzione.</p>
<p>Il rapporto illustra i molti vestiti che indossa la povertà e da cui abbiamo estrapolato due aspetti  trasversali e paradigmatici che ben possono funzionare da indicatori generali. La delegazione italiana al nono incontro europeo delle persone in povertà si farà portavoce delle richieste e delle aspettative delle persone che sperimentano o hanno sperimentato sulla loro pelle la povertà e l&#8217;esclusione sociale.</p>
<p><em>&#8220;Ci auguriamo</em> &#8211; scrivono i rappresentanti delle siglie coinvolte &#8211; <em>che le nostre istituzioni, a tutti i livelli, sappiano prendere impegni precisi e assumersi le loro responsabilità nella lotta contro la povertà e l&#8217;esclusione sociale, non lasciando cadere nel vuoto le possibilità offerte dal 2010, Anno europeo contro la povertà e l&#8217;esclusione sociale&#8221;.</em></p>
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		<title>Carcere e diritti sociali in &#8220;Briciole&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Jun 2010 12:04:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1191" class="wp-caption alignleft" style="width: 280px"><a href="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2010/06/carcere.jpg"><img class="size-medium wp-image-1191" style="margin-left: 4px; margin-right: 4px;" title="carcere" src="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2010/06/carcere-300x225.jpg" alt="" width="270" height="203" /></a><p class="wp-caption-text">Foto di stigeredoo (cc flickr)</p></div>
<p><strong>FIRENZE.</strong> Il volume <em>“Carcere e diritti sociali”</em> di <strong>Giuseppe Caputo</strong>, pubblicato da <a href="http://www.cesvot.it">Cesvot</a> in <em>“Briciole”</em> (n. 24, aprile 2010, pp. 223) nasce dall’esperienza di formazione, ricerca e lavoro volontario maturata nelle carceri toscane dall&#8217;associazione <a href="http://www.altrodiritto.unifi.it/"><em>L&#8217;Altro Diritto</em></a>, centro di documentazione su carcere, devianza e marginalità. Al centro del libro un tema di grande attualità ma troppo spesso lasciato in ombra: gli <strong>effetti della carcerazione sui diritti dei detenuti</strong>, in particolare sui diritti sociali, sul diritto al lavoro e alla salute.<span id="more-1189"></span></p>
<p><em>&#8220;Quando entriamo in carcere</em> &#8211; scrive <strong>Giuseppe Caputo</strong> &#8211; <em>scopriamo che la gran parte delle norme che dovrebbero garantire i diritti dei detenuti, quelli sociali in particolar modo, sono pure affermazioni di principio&#8221;.</em></p>
<p>Quello dei diritti dei detenuti è, infatti, un tema sul quale c’è non solo poca consapevolezza ma anche pochi studi. Come scrive nella prefazione <strong>Emilio Santoro</strong>, docente presso il Dipartimento di Teoria e Storia del Diritto dell’Università di Firenze e fondatore dell’associazione L’Altro Diritto, <em>“questa carenza di analisi è sorprendente e preoccupante considerando gli impressionanti numeri della popolazione penitenziaria”.</em></p>
<p>In Italia sono <strong>67.444</strong> le persone detenute (in Toscana 4.459), <strong>25mila</strong> in più rispetto ai posti letto regolamentari. Nel 1999 erano <strong>29mila</strong>. Dal 1990 al 2009, nonostante i reati siano aumentati appena del <strong>13%, la popolazione detenuta</strong> è aumentata di oltre il 100%, perché? Come spiega Giuseppe Caputo, la risposta sta nella <strong>carcerazione preventiva</strong>: i detenuti non definitivi sono la metà del totale.</p>
<p>Il libro si sofferma in particolare sul lavoro penitenziario e sui diritti sociali che ne dovrebbero scaturire. <strong>Solo ¼ dei detenuti ha accesso al  lavoro penitenziario</strong>, ma si tratta di lavori saltuari e fortemente dequalificati, che non possono in alcun modo contribuire al trattamento risocializzante. Le retribuzioni per il lavoro penitenziario sono <strong>inferiori del 15% rispetto ai minimi previsti</strong> dai contratti collettivi nazionali di lavoro del 1993. Con la <strong>misera retribuzione</strong> (3 euro l’ora) quei pochi detenuti che riescono a lavorare possono a mala pena sopperire ai bisogni alimentari, ma di fatto non accedono ai diritti previdenziali che spettano a tutti i lavoratori:<em> “il periodo trascorso in carcere è per loro un tempo inutile”</em>, scrive Caputo.</p>
<p>Chiude il volume un capitolo dedicato ai detenuti stranieri. Gli <strong>stranieri</strong> sono iper rappresentati in carcere: rappresentano il 6,5% del totale dei residenti in Italia ma il 37% dei detenuti. Dal 1990 la presenza dei detenuti stranieri in Italia è più che quadruplicata. Una delle ragioni, secondo l’autore, è che agli stranieri si applica molto più facilmente che agli italiani la custodia preventiva in carcere: nonostante gli stranieri siano in media il 20% dei condannati, essi sono quasi il 40% dei detenuti.</p>
<p>Ulteriori approfondimenti su <a href="http://www.pluraliweb.cesvot.it">PluraliWeb</a>.</p>
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		<title>Festa della mamma&#8230; africana</title>
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		<pubDate>Fri, 07 May 2010 13:49:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[[di GUIDO BARBERA*] ROMA. Domenica 9 maggio si festeggiano le mamme. Un’immagine che più di tante altre unisce ogni meridiano e ogni parallelo del nostro continente è quella di una madre che porta con sè il proprio figlio. Da che mondo è mondo le nostre madri hanno con i figli un rapporto di pelle a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_993" class="wp-caption alignleft" style="width: 250px"><a href="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2010/05/donna-africana.jpg"><img class="size-medium wp-image-993" style="margin: 2px 4px;" title="donna-africana" src="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2010/05/donna-africana-300x199.jpg" alt="" width="240" height="159" /></a><p class="wp-caption-text">Foto di Nello Coppeto (cc flickr)</p></div>
<p>[di <strong>GUIDO BARBERA*</strong>] <strong>ROMA.</strong> Domenica 9 maggio si festeggiano le mamme. Un’immagine che più di tante altre unisce ogni meridiano e ogni parallelo del nostro continente è quella di una madre che porta con sè il proprio figlio. Da che mondo è mondo le <strong>nostre madri hanno con i figli un rapporto di pelle a pelle, intimo e naturale. </strong>Rapporto che infonde sicurezza al figlio stesso. Purtroppo spesso <strong>per milioni di donne nel mondo diventare ed essere madri è una sfida quotidiana,</strong> così come per milioni di bambini sopravvivere alla nascita è una scommessa.<span id="more-992"></span></p>
<p>Nel mondo ancora oggi <strong>50 milioni di donne partoriscono senza assistenza</strong> e quasi <strong>350mila perdono la vita per la gravidanza e il parto.</strong> E le condizioni sono ancor più gravi nel continente africano, dove si registrano <strong>866 decessi per 100mila maternità</strong>, dovuti al fatto che poco più della metà dei parti beneficiano di un’assistenza da parte di personale qualificato.</p>
<p>Un dato allarmante, certamente il peggiore del mondo. Senza contare poi l’alta <strong>mortalità infantile</strong>. È necessario difendere la salute delle madri, promuovendo politiche che riducano i casi di morte legati al parto, dato che tante mamme arrivano al termine della gravidanza in gravi condizioni di denutrizione, con il risultato che affrontano con difficoltà le fatiche del parto e le complicazioni che spesso ne conseguono.</p>
<p><strong>Riconoscere l’importanza della salute delle madri e dei loro bambini, significa riconoscere e valorizzare il ruolo fondamentale che svolgono le mamme africane</strong>. Queste donne che, in condizioni economiche e sociali spesso difficili, riescono a garantire la sopravvivenza della propria famiglia, del villaggio della comunità intera.</p>
<p>Le mamme africane sanno quando giunge il momento per il loro bambino di andare per la sua strada. Sono in grado di lasciargli percorrere il suo cammino proprio perché, nei primi anni di vita, attraverso il latte, l’affetto e l’attaccamento corporeo, riescono a trasmettergli tutti quei valori tipici delle donne africane. La forza, la capacità di resistenza e sofferenza ma soprattutto la capacità di sognare un mondo migliore.</p>
<p><em>È anche alle madri africane che Solidarietà e Cooperazione – CIPSI e ChiAma l’Africa vorrebbero fosse assegnato il Premio Nobel per la Pace 2011. Per questo, in occasione della Festa della mamma, si può fare un gesto semplice ma significativo: firmare l’appello per assegnare alle donne africane il Premio Nobel per la Pace 2011 su <a href="http://www.noppaw.org" target="_blank">www.noppaw.org</a>. Perché le l’immagine delle mamme africane che portano i loro figli sulle spalle, rappresenta l’emblema del futuro e la speranza per il mondo.<br />
<strong><br />
* presidente di Solidarietà e Cooperazione <a href="http://www.cipsi.it/" target="_blank">Cipsi</a></strong></em></p>
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		<title>Il bisogno di convivere</title>
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		<pubDate>Fri, 07 May 2010 12:03:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[[di RITA CUTINI*] Rosarno 2010. Norina Ventre, 85 anni, calabrese, è detta &#8220;Mamma Africa&#8221;. Volontaria dell’Unitalsi, anima dell’associazione vedove di Oppido, dopo i terribili &#8220;giorni di Rosarno&#8221;, parlando con realismo del popolo di immigrati che da diversi anni vive nella sua terra calabra e da cui non si sente affatto minacciata, ha dichiarato al Tg1: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_984" class="wp-caption alignleft" style="width: 250px"><a href="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2010/05/Scuola-ditaliano-2.jpg"><img class="size-medium wp-image-984" style="margin: 2px 4px;" title="Scuola d'italiano 2" src="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2010/05/Scuola-ditaliano-2-300x225.jpg" alt="" width="240" height="180" /></a><p class="wp-caption-text">Foto Misericordia Isola Capo Rizzuto</p></div>
<p>[di <strong>RITA CUTINI*</strong>] Rosarno 2010. <strong>Norina Ventre</strong>, 85 anni, calabrese, è detta <em>&#8220;Mamma Africa&#8221;</em>. Volontaria dell’Unitalsi, anima dell’associazione vedove di Oppido, dopo i terribili &#8220;giorni di Rosarno&#8221;, parlando con <strong>realismo</strong> del popolo di immigrati che da diversi anni vive nella sua terra calabra e da cui non si sente affatto minacciata, ha dichiarato al Tg1: <em>&#8220;Sono poveri ragazzi, venuti qui a spaccarsi la schiena nella raccolta; senza pane, senza coperte, senza un tetto e un fuoco che riscaldi&#8221;</em>. E poi ha concluso: <em>&#8220;Non voglio morire prima di vedere un centro di accoglienza in questa città&#8221;</em>.<span id="more-983"></span></p>
<p>Le parole di Norina sono rimbalzate sui blog, nei commenti delle persone comuni e degli specialisti, nelle pagine dei giornali e nelle conversazioni a tavola. Il suo sereno e solido buon senso e la sua esperienza sul campo ne fanno una vera &#8220;esperta dei problemi di immigrazione&#8221;, e ha convinto molti che una strada per vivere insieme è possibile.</p>
<p>I <strong>media</strong> -per una volta almeno- hanno messo sotto i fari dell’attenzione generale la <strong>bella storia di una donna, un’anziana, nella quale ci siamo riconosciuti</strong>. In lei si è riconosciuta la <strong>società civile</strong>, quella parte non certo trascurabile che irrobustisce le fila del grande e variegato mondo del <strong>volontariato</strong>.</p>
<p>Del mondo, cioè, che fa della <strong>solidarietà</strong> la cifra del suo impegno responsabile nella vita del nostro paese. Sì, ci siamo riconosciuti nella sua <strong>sensibilità concreta</strong>, fattiva, nel suo modo di guardare in faccia le persone, il suo modo non spaventato o irrazionale di guardare in faccia anche i grandi temi, quelli che attraversano la Storia. Quella con S maiuscola. Tutti lo dicono: <strong>quello dell’immigrazione è un processo epocale</strong>. Ma la vicenda di Norina qualcosa ci insegna: i &#8220;processi epocali&#8221; non ci passano sopra la testa. E non si tratta solo di subirli o di temerli. Passano per le strade di Rosarno e per le strade dove viviamo, dove abitiamo, dove soffriamo e dove ci divertiamo. Ed è lì che vanno fatte scelte coraggiose, che vanno costruiti i percorsi, i ponti, i tessuti sociali di una vita insieme che non solo è possibile ma necessaria.</p>
<p><strong>La paura, l’irrazionalità, peggio ancora la violenza e il razzismo, non sono certo i metodi migliori per comprendere e governare i grandi fenomeni storici</strong>. Norina, la sua solidarietà, la sua accoglienza, la sua convinta e fattiva opera di incontro, si inserisce nel flusso degli avvenimenti storici senza subirli ma orientandoli. Li comprende con un intuito sicuro che guarda al futuro con scanzonata fiducia: <em>&#8220;Quando morirò, ho detto ai miei amici che voglio essere accompagnata da loro. E come?, mi hanno chiesto. Ballando, ho risposto io. Ta-dan, ta-dan, ta-dan&#8221;</em>.</p>
<p><strong>Ta-dan.</strong> È il suono dei tamburi africani; e quelle che -lei spera- la porteranno nell’ultimo viaggio della sua vita, sono le spalle di nuovi cittadini, poveri ragazzi  venuti qui per cercare un futuro, per Norina figli inaspettati venuti da terre lontane.</p>
<p>I giornali hanno riportata la notizia che qualcuno, per rabbia, per stupidità, ha fracassato i tavoli della &#8220;mensa&#8221; di Norina. Il gesto vandalico sembra essere un inconsapevole commento iconico &#8220;dei giorni di Rosarno&#8221;. E ne rappresenta, meglio di qualsiasi altra spiegazione, la grave carica emblematica.</p>
<p>I tavoli spezzati di Norina -o di &#8220;Mamma Africa&#8221;, se si preferisce- sono un po’ il <strong>simbolo di una convivenza</strong>, di una allegra convivialità, vorrei dire ‘orrendamente spezzata’, che attende di essere presto ricostruita.</p>
<p>Eccoci. Siamo con Norina a ricostruire i tavoli della sua mensa. <strong>Tutta la società civile è con lei a ricostruire, insieme ai tavoli, quel clima di convivenza</strong>, di serena convivialità, di accoglienza e di fiducia nel futuro di cui si sente tanto la necessità. Oggi più che mai.</p>
<p><em><strong>* vicepresidente del Cnv &#8211; Comunità di Sant’Egidio</strong></em></p>
<p><em>Articolo pubblicato su <strong>Volontariato Oggi n. 1 &#8211; 2010</strong>. Te l&#8217;eri perso? Allora <a href="http://www.volontariatoggi.info/volontariato-oggi/archivio-arretrati"><strong>scaricalo</strong></a> o <strong><a href="http://www.volontariatoggi.info/volontariato-oggi/abbonamenti">abbonati</a></strong>.</em></p>
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		<title>Otto obiettivi contro la povertà</title>
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		<pubDate>Fri, 07 May 2010 10:16:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[TORINO. Anche quest’anno, in collaborazione con il Centro Servizi Didattici (Ce.Se.Di.) della Provincia di Torino, il Consorzio delle Ong Piemontesi (COP) ha realizzato una serie di percorsi didattici rivolti a scuole secondarie di secondo grado per approfondire il significato degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio che 2000 189 capi di Stato e di Governo hanno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_973" class="wp-caption alignleft" style="width: 280px"><a href="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2010/05/Povertà-castagne.jpg"><img class="size-medium wp-image-973" style="margin: 2px 4px;" title="Povertà castagne" src="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2010/05/Povertà-castagne-300x199.jpg" alt="" width="270" height="179" /></a><p class="wp-caption-text">Foto di pynomoscato (cc flickr)</p></div>
<p><strong>TORINO.</strong> Anche quest’anno, in collaborazione con il Centro Servizi Didattici (Ce.Se.Di.) della Provincia di Torino, il Consorzio delle Ong Piemontesi (COP) ha realizzato una serie di <strong>percorsi didattici</strong> rivolti a scuole secondarie di secondo grado per approfondire il significato degli <strong>Obiettivi di Sviluppo del Millennio</strong> che 2000 189 capi di Stato e di Governo hanno deciso di assumere come impegno a fronte dei grandi problemi che affliggono l&#8217;umanità fra cui la povertà, la diffusione delle epidemie, l&#8217;aumento delle disuguaglianze e la violazione dei diritti umani.<span id="more-956"></span></p>
<p>L&#8217;evento conclusivo di questo percorso di riflessione, che ha coinvolto 27 classi di 14 Istituti di Torino e Provincia, si svolgerà <strong>lunedì 10 maggio</strong>, dalle 9.30 alle 13, e inserisce quest&#8217;anno nell’ambito delle manifestazioni organizzate in occasione di Torino Capitale dei Giovani 2010 in particolare all&#8217;interno della 3 giorni dedicata allo <em>“Student Performing Festival”</em> una cittadella della creatività dedicata agli studenti e ai giovani.</p>
<p>Durante questa mattinata di festa gli studenti avranno l&#8217;occasione di incontrarsi, partecipare a momenti di cittadinanza attiva e presentare il frutto del lavoro svolto in classe, conclusosi con l&#8217;elaborazione di prodotti di comunicazione sociale a favore della <strong>campagna per la lotta contro la povertà</strong>.</p>
<p>La collaborazione delle scuole alla campagna degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio rafforza quanto le Ong piemontesi fanno da oltre 40 anni impegnandosi per la realizzazione di progetti di cooperazione allo sviluppo in oltre 90 Paesi del mondo e tentando, a fianco dei loro partner, di migliorare le condizioni di vita delle popolazioni locali, di promuovere il rispetto dei diritti umani, la protezione dell’ambiente e la promozione di una cultura di pace e di solidarietà.</p>
<p>L’evento è stato anche inserito nell’iniziativa <em>“PIEMONTE chiama MONDO 2010 &#8211; Un intero mese dedicato alla cooperazione internazionale e all’educazione per una cittadinanza mondiale”</em>, organizzato per il quarto anno consecutivo dalle Ong che aderiscono al Consorzio delle Ong piemontesi. Sul sito <a href="http://www.ongpiemonte.it" target="_blank">www.ongpiemonte.it</a> è disponibile il programma con il dettaglio degli oltre 50 eventi nelle diverse località piemontesi.</p>
<p>c.s.</p>
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		<title>Appello per una mobilitazione del volontariato della giustizia</title>
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		<pubDate>Mon, 03 May 2010 13:37:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[Interventi]]></category>
		<category><![CDATA[Carcere]]></category>
		<category><![CDATA[Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Elisabetta Laganà]]></category>
		<category><![CDATA[Sovraffollamento]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_926" class="wp-caption alignleft" style="width: 280px"><a href="http://www.flickr.com/photos/funky64/4253885474/"><img class="size-medium wp-image-926" style="margin: 2px 4px;" title="Foto di Funky64 - carcere" src="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2010/05/Foto-di-Funcy64-carcere-300x199.jpg" alt="" width="270" height="179" /></a><p class="wp-caption-text">Foto di Funky64 </p></div>
<p>[di <strong>ELISABETTA LAGANA'</strong> *] <strong>ROMA. </strong>La cifra della detenzione ha superato la quota <strong>67.000 presenze</strong>. Numeri giganteschi impossibili ormai da contenere, se si considera che ad ogni numero corrisponde una persona. Questo carcere è ridotto a contenitore di tutti i disagi sociali, dai tossicodipendenti, agli immigrati, ai malati fisici e psichici. Il <strong>sovraffollamento crea grossi problemi di gestione degli istituti di pena</strong>, rendendo pressoché invivibile il carcere non solo per i detenuti, ma anche per gli stessi operatori penitenziari. In questa situazione è quasi impossibile assolvere alla funzione assegnata dalla Costituzione: la rieducazione dei detenuti.<span id="more-904"></span></p>
<p>Questo carcere peggiora la condizione di marginalità ed esclusione delle persone che vi entrano. Il <strong>piano di edilizia penitenziaria</strong>, prevedendo il contributo di soggetti privati, apre la strada alla privatizzazione della gestione delle carceri. Inoltre la costruzione di nuovi padiglioni negli istituti esistenti significherà sottrarre luoghi alle attività trattamentali, già ridotte al minimo, diminuendo gli spazi destinati alle relazioni esterne (incontri con le famiglie, ecc) già fortemente ridotti, con un aggravio per la salute mentale della persona detenuta e l’allentamento della sua rete affettiva esterna.</p>
<p>Non va dimenticato infatti il <strong>drammatico record dello scorso anno</strong> di detenuti suicidi nelle carceri italiane: e dall’inizio di quest’anno sono stati registrati già <strong>22 suicidi</strong>. Di questa situazione va sicuramente imputata la responsabilità alla legislazione in materia di droghe, di recidiva e di immigrazione, alle nuove leggi orientate alla logica della &#8220;tolleranza zero&#8221;, ma anche alla mancata applicazione di quelle in vigore (regolamento penitenziario del 2000, leggi Smuraglia, Gozzini, sulle detenute madri, difficoltà del passaggio dalla sanità penitenziaria al SSN).</p>
<p>Se le proposte sulla messa alla prova e sulla detenzione domiciliare del <strong>Ministro Alfano</strong> diventeranno legge, i risultati deflattivi saranno comunque inferiori alle aspettative promesse. Sarebbe quindi necessario costituire immediatamente un<em> “Piano sociale straordinario per le carceri”</em> di sostegno al reinserimento sociale per coloro che escono o che potrebbero uscire dal carcere, attraverso la formazione, il sostegno lavorativo, l’attivazione del terzo settore e dell’associazionismo.</p>
<p>Deve quindi <strong>realizzarsi una nuova e diversa attenzione delle istituzioni centrali e territoriali</strong>, per sostenere e finanziare questo Piano, che dovrebbe chiamare in causa anche gli Enti Locali. Il Piano diverrebbe un investimento per garantire, allo stesso tempo, <strong>maggiore sicurezza ai cittadini e concrete opportunità per i detenuti</strong>.</p>
<p>Sulla scorta di queste considerazioni, la <strong>Conferenza Nazionale del Volontariato della Giustizia</strong> auspica un pronto ed efficace intervento da parte del Governo Italiano e di tutte le istituzioni per affrontare la grave situazione e <strong>proclama lo stato di mobilitazione nazionale del volontariato impegnato nella giustizia</strong>.</p>
<p>Rivolgiamo quindi a tutto il volontariato un <strong>appello per una mobilitazione</strong> che realizzi strategie e forme di pacifica manifestazione fino all’autosospensione dal servizio da porre in atto per sensibilizzare l’opinione pubblica e sollecitare il Governo e le istituzioni preposte a trovare le adeguate soluzioni al problema entro l’ estate.</p>
<p><em><strong>* Presidente Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia</strong></em></p>
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