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	<title>VolontariatOggi.info&#187; Normativa</title>
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	<description>Il webmagazine del volontariato edito dal Cnv</description>
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		<title>5 per mille, rendicontazione possibile anche prima di aver &#8216;incassato&#8217;. Garantisce Festa</title>
		<link>http://www.volontariatoggi.info/2011/10/20/5-per-mille-rendicontazione-possibile-anche-prima-di-aver-incassato-garantisce-festa/</link>
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		<pubDate>Thu, 20 Oct 2011 15:24:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianluca Testa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Normativa]]></category>
		<category><![CDATA[5 per mille]]></category>
		<category><![CDATA[Agenzia delle entrate]]></category>
		<category><![CDATA[Carlo Mazzini]]></category>
		<category><![CDATA[Danilo Giovanni Festa]]></category>
		<category><![CDATA[Fiscalità]]></category>
		<category><![CDATA[No-profit]]></category>
		<category><![CDATA[Terzo Settore]]></category>
		<category><![CDATA[Volontariato]]></category>
		<category><![CDATA[VolontariatOggi.info]]></category>

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		<description><![CDATA[ROMA. Buone nuove per il mondo non profit sul tema del 5 per mille. Le associaizoni possono rendicontare &#8220;anche le spese sostenute nel periodo intercorrente tra la data di pubblicazione degli elenchi da parte delle Agenzie delle entrate e la data di erogazione del contributo, in attesa di ulteriori precisazioni da parte degli uffici interessati&#8221;. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_5431" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.flickr.com/photos/bittidjz/108815914/"><img class="size-medium wp-image-5431" title="scalata" src="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2011/10/scalata-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">ph. bittidjz</p></div>
<p><strong>ROMA.</strong> Buone nuove per il mondo non profit sul tema del 5 per mille. Le associaizoni possono rendicontare <em>&#8220;anche le spese sostenute nel periodo intercorrente tra la data di pubblicazione degli elenchi da parte delle Agenzie delle entrate e la data di erogazione del contributo, in attesa di ulteriori precisazioni da parte degli uffici interessati&#8221;</em>. Questa è la risposta che <strong>Danilo Giovanni Festa</strong>, direttore generale per il Terzo settore e le formazioni sociali del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, ha fatto arrivare a <strong>Carlo Mazzini</strong>, consulente sulla legislazione e sulla fiscalità degli enti non profit. </p>
<p><span id="more-5430"></span></p>
<p>Mazzini, da sempre attento sui temi cari al no profit -in particolar modo al 5 per mille- sul blog <a href="http://www.quinonprofit.it/?p=2637" target="_blank">&#8216;Quinonprofit&#8217;</a> racconta di aver assistito un cliente nell’interlocuzione con il Ministero del lavoro<em> &#8220;al fine di arrivare finalmente a sapere se siano ammissibili nella rendicontazione i costi sostenuti successivamente alla pubblicazione degli elenchi da parte dell’Agenzia delle entrate e precedentemente all’incasso del 5 per mille&#8221;.</em></p>
<p>Perché questa domanda? Lo spiega lo stesso Mazzini, dicendo che ci sono molte organizzazioni <em>&#8220;che hanno preso impegni e speso propri mezzi (alcune hanno chiesto anche anticipazioni bancarie) perché anche se lo Stato viene colpito da attacchi di letargia nell’erogazione, le emergenze sociali premono comunque&#8221;</em>.</p>
<p>Da qui il contatto con Festa. Che <em>&#8220;in un solo giorno&#8221;</em> gli ha risposto via e-mail preannunciato che <em>&#8220;uscirà comunque un chiarimento su questa e su altre questioni peraltro più complesse da risolvere&#8221;.</em></p>
<p>In chiusura Mazzini scrive così: <em>&#8220;Ah, se i cosiddetti organismi di rappresentanza del terzo settore avessero solo un grammo di questa tenacia!&#8221;</em>. E noi siamo d&#8217;accordo. Del resto il direttore generale per il Terzo settore e le formazioni sociali ha dimostrato la stessa concreta fermezza anche nell&#8217;<a href="http://www.volontariatoggi.info/2011/09/30/volontariato-conferenza-nazionale-a-laquila-nel-settembre-2012-festa-si-alla-partecipazione/">intervista rilasciata a VolontariatOggi</a> poco tempo fa.</p>
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		<title>Appello delle Acli: &#8220;Stranieri, cittadinanza ai minori e diritto di voto&#8221;</title>
		<link>http://www.volontariatoggi.info/2011/09/22/appello-delle-acli-stranieri-cittadinanza-ai-minori-e-diritto-di-voto/</link>
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		<pubDate>Thu, 22 Sep 2011 16:12:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Normativa]]></category>
		<category><![CDATA[Acli]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Olivero]]></category>
		<category><![CDATA[Diritto di voto]]></category>
		<category><![CDATA[L’Italia sono anch’io]]></category>
		<category><![CDATA[Minori]]></category>
		<category><![CDATA[Nichi Vendola]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Ferrero]]></category>
		<category><![CDATA[Pierluigi Bersani]]></category>
		<category><![CDATA[Stranieri]]></category>

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		<description><![CDATA[ROMA. «La fede altrimenti sbandierata non sembra avere alcuna rilevanza pubblica quando si parla di immigrati». E’ un appello «incalzante» quello lanciato dalle Associazioni cristiane dei lavoratori italiani «ai parlamentari di tutti gli schieramenti, a quelli cattolici in particolare, perché aderiscano e sostengano la campagna per la cittadinanza ai figli di immigrati nati in Italia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4936" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2011/09/integrazione.jpg"><img class="size-medium wp-image-4936" title="integrazione" src="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2011/09/integrazione-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a><p class="wp-caption-text">ph. _ankor (cc flickr)</p></div>
<p><strong>ROMA.</strong> <em>«La fede altrimenti sbandierata non sembra avere alcuna rilevanza pubblica quando si parla di immigrati»</em>. E’ un appello <em>«incalzante»</em> quello lanciato dalle Associazioni cristiane dei lavoratori italiani <em>«ai parlamentari di tutti gli schieramenti, a quelli cattolici in particolare, perché aderiscano e sostengano la campagna per la cittadinanza ai figli di immigrati nati in Italia e il voto alle elezioni amministrative agli stranieri stabilmente residenti»</em>. <span id="more-4935"></span></p>
<p>Oggi a Roma si sono raccolte le prime firme per portare in Parlamento due proposte di legge di iniziativa popolare. E’ la campagna “L’Italia sono anch’io” promossa da una nutrita schiera di organizzazioni che vede in fila, per il mondo cattolico, le Acli, la Caritas italiana, la Fondazione Migrantes, il Centro Astalli. Quindi l’Arci, l’Asgi (Associazione studi giuridici sull’immigrazione), la Cgil, il Cnca (Coordinamento nazionale delle comunità d’accoglienza), Emmaus Italia, la Federazione delle Chiese evangeliche, Lunaria, il Razzismo Brutta Storia, la Rete G2 (Seconde Generazioni), Sei Ugl, la Tavola della Pace, Terra del Fuoco, l’editore Carlo Feltrinelli, il sindaco di Reggio Emilia, presidente del comitato promotore.</p>
<p>Hanno firmato in Piazza del Pantheon il segretario <strong>Pierluigi Bersani</strong> e numerosi parlamentari del Partito Democratico (<strong>Bobba, Di Giovan Paolo, Lucà, Sarubbi, Turco, Tuadì</strong>); quindi il leader di Sinistra Ecologia e Libertà, <strong>Nichi Vendola</strong>, e il segretario di Rifondazione <strong>Paolo Ferrero</strong>.  Ma le Acli invocano il sostegno di tutte le forze politiche. <em>«Il Parlamento</em> –spiega il presidente delle Acli <strong>Andrea Olivero</strong>– <em>non è stato finora in grado di recepire nessuna proposta ragionevole che vada verso l’effettiva integrazione degli oltre 4 milioni di immigrati che vivono e lavorano nel nostro Paese. Quella sulla cittadinanza, in particolare, rappresenta forse la più grande tra le riforme a costo zero che possono essere fatte in Italia per liberare risorse e energie, lanciando un segnale di coesione e di fiducia nei confronti del futuro»</em>.</p>
<p>Ai parlamentari cattolici, in particolare, le Acli chiedono <em>«coerenza e coraggio»</em>. Per il presidente Olivero: <em>«Sembra purtroppo prevalere tra molti politici cattolici un atteggiamento timido e poco coerente sulle grandi questioni sociali. Si dimenticano parti importanti della dottrina sociale della Chiesa. A favore della cittadinanza ai figli degli immigrati si sono espresse ufficialmente le ultime Settimane sociali dei cattolici. L’inclusione degli stranieri, fu detto in quella occasione, rappresenta per un cristiano impegnato in politica uno dei “valori non negoziabili”. Vedremo allora chi vorrà coerentemente impegnarsi per accogliere e sostenere queste proposte nella corrente legislatura o, come appare più probabile, in quella prossima»</em>.</p>
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		<title>Tre mesi dopo l&#8217;acqua bene comune, ripartire dai referendum</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Sep 2011 10:47:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulio Sensi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Normativa]]></category>
		<category><![CDATA[Welfare]]></category>
		<category><![CDATA[Acqua]]></category>
		<category><![CDATA[Referendum]]></category>
		<category><![CDATA[Servizio idrico]]></category>

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		<description><![CDATA[LUCCA. A metà luglio, passati esattamente due mesi dal referendum sull&#8217;acqua, la Corte di Cassazione ha proclamato la vittoria dei Sì. I due quesiti sull&#8217;acqua sono quelli che hanno registrato il più alto numero di votanti, (27.689.455 il primo, 27.690.714 il secondo) e il maggior numero di Sì (25.931.531 il primo, 26.127.814 il secondo). Il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4829" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2011/09/5570106819_84cd757083.jpg"><img class="size-medium wp-image-4829" title="5570106819_84cd757083" src="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2011/09/5570106819_84cd757083-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a><p class="wp-caption-text">Manifestazioni per l&#39;acqua bene comune (ph Geomangio cc flickr)</p></div>
<p><strong>LUCCA</strong>. A metà luglio, passati esattamente due mesi dal referendum sull&#8217;acqua, la <strong>Corte di Cassazione</strong> ha proclamato la vittoria dei Sì. I due quesiti sull&#8217;acqua sono quelli che hanno registrato il più alto numero di votanti, (27.689.455 il primo, 27.690.714 il secondo) e il maggior numero di Sì (25.931.531 il primo, 26.127.814 il secondo). Il <strong>Comitato Referendario 2 Sì per l&#8217;Acqua Bene Comune</strong> ha chiesto che &#8220;<em>a fronte di una così chiara espressione della volontà popolare, venga al più presto discussa e approvata in Parlamento la proposta di legge di iniziativa popolare depositata alla Camera dei Deputati già nel 2007, proposta che va nella direzione di un governo pubblico e partecipativo del servizio idrico così come lo intende la maggioranza degli italiani</em>&#8220;.<span id="more-4828"></span> Il Comitato ha fatto appello anche a tutti gli Ambiti Territoriali Ottimali e tutti gli enti locali affinché &#8220;<em>ottemperino immediatamente a quanto abrogato dai quesiti referendari, predisponendo gli atti necessari a togliere l&#8217;adeguata remunerazione del capitale dalla tariffa e ad avviare percorsi di ripubblicizzazione del servizio idrico integrato&#8221;</em>.</p>
<p>La solita capacità dei media di fare rumore e subito dopo far cadere nell&#8217;oblio questioni importanti della vita civile ha messo in secondo piano i temi del referendum, mentre la manovra economica appena varata dal governo, anche se esclude direttamente il servizio idrico integrato, apre ulteriormente alla privatizzazione (chiamata libera concorrenza) dei servizi pubblici di rilevanza economica, giustificando l&#8217;eventuale scelta di attribuirli in esclusiva, anche &#8220;in house&#8221;.</p>
<p>Questo nonostante che il primo dei quesiti del referendum riguardasse le modalità di affidamento e gestione di tutti i servizi pubblici locali di rilevanza economica, non solo di quello idrico. Nel frattempo l&#8217;incertezza sul futuro pare alta. Se alcuni esponenti politici rimangono comunque cauti rispetto allo schiacciante esito del referendum, altri, come il Ministro del Welfare <strong>Maurizio Sacconi</strong> affermano apertamente la volontà di rimetterlo in discussione.</p>
<p>Incertezza si vive anche fra le aziende che gestiscono il servizio idrico, le quali spingono per una visione &#8220;conservativa&#8221; della situazione, affermando, come accaduto nel corso del <strong>Festival di Federutility</strong> che si è svolto a Genova nei giorni scorsi, di essere in linea con il referendum stesso.</p>
<p>I movimenti hanno contestato questo festival ritendendo che &#8220;<em>le società che fanno parte di Federutility gestiscono il Servizio idrico in Italia (e all&#8217;estero), oltre ad altri servizi come i rifiuti e l&#8217;energia; sono -hanno scritto- Società per Azioni di cui molte quotate in Borsa che nulla hanno a che vedere con la gestione pubblica dell&#8217;acqua essendo quelle che speculano e fanno profitti sull&#8217;acqua</em>&#8220;.</p>
<p>A dire il vero Federutility, per bocca del suo presidente <strong>Roberto Bazzano</strong> (che è anche presidente di Iren, la multiutility mista che raccoglie molte società nel centro e nel nord Italia), si era apertamente e pubblicamente pronunciata contro i referendum. A preoccupare è ancora, e soprattutto, il nodo degli investimenti, come racconta questo <a href="http://www.altreconomia.it/site/fr_contenuto_detail.php?intId=2922&amp;fromRaggrDet=5 ">articolo </a>del giornalista <strong>Luca Martinelli</strong> sul sito di Altreconomia.</p>
<p>Secondo le anticipazioni dei dati dello studio che annualmente la fondazione <strong>Utilitatis </strong>realizza sulla situazione generale del servizio idrico (il <strong>Blue Book</strong>), il fabbisogno di investimenti è arrivato a 66,2 miliardi da spendere nei prossimi 30 anni soprattutto per fognature e depurazione, la maggior parte dei quali nel nord-ovest del paese.  Federutility sostiene che di questi &#8220;<em>solo il 10,5% sarebbe coperto da finanziamenti pubblici e, a fronte di questo quadro, l’Italia ha le tariffe tra le più basse d’Europa: una famiglia italiana spende in media 194,8 euro all’anno, contro i 1003,5 euro di una famiglia danese e i circa 570 euro di Austria, Gran Bretagna e Francia</em>&#8220;.</p>
<p>&#8220;<em>Mediamente</em> -sostiene il vicepresidente <strong>Mauro D&#8217;Ascenzi</strong>- <em>le famiglie italiane spendono 23,6 euro al mese per il ciclo idrico, in bolletta ci sono acquedotto, fognatura, depurazione&#8221;</em>.</p>
<p>Se appare ancora poco chiaro come le aziende che gestiscono il servizio negli oltre 100 ambiti territoriali ottimali italiani si comporteranno dopo l&#8217;abrogazione, tramite il secondo quesito, della norma che imponeva la remunerazione al 7% del capitale investito, i comitati locali e i cittadini che hanno chiesto lo stop alla remunerazione della tariffa sono per ora rimasti senza una risposta chiara. È una delle tante questioni urgenti del nostro Paese e molto dipenderà dalla capacità che la classe politica in Parlamento e al governo avrà di interpretare l&#8217;esito del referendum e proporre nuove regole. Ma, ed è cronaca di questi anni e non solo di questi giorni, pare che abbia altre cose a cui pensare.</p>
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		<title>La legislazione sul volontariato tra riforme tacite e mancate riforme espresse</title>
		<link>http://www.volontariatoggi.info/2011/08/26/la-legislazione-sul-volontariato-tra-riforme-tacite-e-mancate-riforme-espresse/</link>
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		<pubDate>Fri, 26 Aug 2011 16:24:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emanuele Rossi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Normativa]]></category>
		<category><![CDATA[Emanuele Rossi]]></category>
		<category><![CDATA[Legge 266]]></category>
		<category><![CDATA[Legge quadro]]></category>
		<category><![CDATA[Volontariato]]></category>

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		<description><![CDATA[Da ormai molti anni si va parlando di una riforma organica della legge quadro sul volontariato (la legge n. 266/1991), e molte proposte sono state presentate in Parlamento. Nessuna di esse, tuttavia, è giunta all’approvazione definitiva, sì che il tema continua ad essere all’attenzione di tutti (e del mondo del volontariato in particolare) ma senza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4590" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2011/08/266.jpg"><img class="size-medium wp-image-4590" title="266" src="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2011/08/266-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">ph. Leo Reynolds (cc flickr)</p></div>
<p>Da ormai molti anni si va parlando di una riforma organica della legge quadro sul volontariato (la legge n. 266/1991), e molte proposte sono state presentate in Parlamento. Nessuna di esse, tuttavia, è giunta all’approvazione definitiva, sì che il tema continua ad essere all’attenzione di tutti (e del mondo del volontariato in particolare) ma senza che ciò approdi ad un esito definito. Nel corso di questi venti anni di vigenza, tuttavia, vari interventi si sono succeduti sulla legge quadro, incidendo su di essa in modo niente affatto marginale, e contribuendo a mutare in modo significativo il senso iniziale delle sue previsioni.<br />
Scopo di queste note è di percorrere tali modifiche (più o meno) “tacite”, per comprendere come esse abbiamo prodotto effetti sul tessuto complessivo della legge quadro e per valutare quali interventi sarebbero necessari oggi. <span id="more-4589"></span></p>
<p><strong>Richiamiamo, innanzitutto, il contesto nel quale la legge quadro ebbe la luce.</strong> Sul piano costituzionale, in primo luogo, si era prima della riforma costituzionale del 2001, ed il previgente art. 117 della Costituzione attribuiva allo Stato la competenza legislativa in tutte le materia non espressamente demandate alla competenza concorrente di Stato e regioni. Sulla base di tale contesto normativo, la Corte costituzionale (con la sentenza n. 75/1992) affermò che la competenza legislativa in materia spettava allo Stato, ritenendo il volontariato &#8220;un modo di essere della persona nell&#8217;ambito dei rapporti sociali&#8221;, ovvero &#8220;un paradigma dell&#8217;azione sociale riferibile a singoli individui o ad associazioni di più individui&#8221;. Secondo la Consulta il volontariato costituisce infatti “l&#8217;espressione più immediata della primigenia vocazione sociale dell&#8217;uomo&#8221;, ed è &#8220;la più diretta realizzazione del principio di solidarietà sociale, per il quale la persona è chiamata ad agire non per calcolo utilitaristico o per imposizione di un&#8217;autorità, ma per libera e spontanea espressione della profonda socialità che caratterizza la persona stessa&#8221;. Da tali affermazioni la Corte trasse la conseguenza della necessità di una regolamentazione statale, tale da garantire uniformità di disciplina su tutto il territorio nazionale: ragione per cui i principi stabiliti dalla legge-quadro furono ritenuti alla stregua di principi generali dell&#8217;ordinamento giuridico, in grado -in quanto tali- di limitare la competenza legislativa regionale, ancorché di rango primario.</p>
<p><strong>Sempre per rimanere nell’ambito costituzionale, va ricordato che non era vigente l’attuale ultimo comma dell’art. 118 Cost.</strong>, che esplicita il principio di sussidiarietà orizzontale con l’attribuire ai poteri pubblici il compito di favorire l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, nello svolgimento di attività d’interesse generale (e su tale principio si tornerà).</p>
<p><strong>Quanto alle finalità della legge quadro</strong>, va ricordato che essa non era ispirata dall’intendimento di regolare il volontariato in quanto tale: essa mirava a dettare regole sul rapporto tra organizzazioni di volontariato e istituzioni pubbliche, tanto è vero che la legge non si occupa del volontariato individuale -ritenendosi che l&#8217;azione volontaria singolare non potesse dare luogo a rapporti con gli enti pubblici- né intende regolamentare quelle organizzazioni che non si iscrivano nei registri, in quanto è solo per quelle iscritte che è consentito il rapporto con le istituzioni pubbliche. A conferma di ciò sta la considerazione che il titolo proposto in un primo tempo non era &#8220;legge-quadro sul volontariato&#8221;, bensì &#8220;legge sui rapporti tra organizzazioni di volontariato e istituzioni pubbliche&#8221;: malgrado tale origine, tuttavia, la legge è stata assunta come una disciplina generale dell’attività volontaria, anche perché essa, al di là delle reali intenzioni del legislatore, si collocava quasi paritariamente sul versante privatistico come su quello pubblicistico della regolamentazione giuridica.</p>
<p><strong>Nel corso dei due decenni sin qui trascorsi dalla sua approvazione ed entrata in vigore, la legge è stata interessata -come detto- da vari interventi, sia di tipo legislativo che amministrativo, tali da mutarne in modo rilevante il significato originario.</strong> Un primo intervento si è avuto a meno di due anni di distanza dalla sua entrata in vigore: l’art. 18 del d.l. 29 aprile 1994 n. 260, convertito in l. 27 giugno 1994 n. 413, ha sostituito il quarto comma dell’art. 8 della legge n. 266, attribuendo ad un decreto del Ministro delle finanze, di concerto con il Ministro per gli affari sociali, la individuazione dei criteri per valutare la “marginalità” delle attività che le organizzazioni di volontariato possono porre in essere, sulla base di quanto stabilito nello stesso art. 8, per il quale “i proventi derivanti da attività commerciali e produttive marginali non costituiscono redditi imponibili ai fini dell’imposta sul reddito delle persone giuridiche e dell’imposta locale sui redditi, qualora sia documentato il loro totale impiego per i fini istituzionali dell’organizzazione di volontariato”.</p>
<p>La formulazione di tale previsione, la cui problematicità fu da subito evidenziata da parte della dottrina più attenta, consente due interpretazioni alternative: la prima che porta ad escludere -in via generale- la legittimità di tali attività; la seconda che invece non le ritiene vietate, ma semplicemente (e anche coerentemente) le esclude da un regime fiscale di favore. Il risultato della prima linea interpretativa dedurrebbe l’esclusione dall’ambito dell’esenzione fiscale quale conseguenza necessaria e scontata della illegittimità di tali attività: proprio per questo, forse, si potrebbe dubitare della sua stessa utilità. [...] &#8211; <a href="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2011/08/emanuele-rossi-266.pdf" target="_blank"><strong>Scarica l&#8217;intervento integrale in pdf &gt;&gt;&gt;</strong></a></p>
<p><em><strong>Emanuele Rossi * (Scuola Superiore Sant&#8217;Anna, Pisa &#8211; Agenzia per il terzo settore)</strong></em><br />
<em>* relazione alla Conferenza regionale del volontariato dell’Umbria, Perugia, 20-21 maggio 2011</em></p>
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		<title>Scambio fra Cnv e Università Roma Tre</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Apr 2011 12:00:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulio Sensi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[LUCCA. Una giornata di scambio e arricchimento reciproco fra il Centro Nazionale per il Volontariato e l&#8217;Università Roma Tre. Si è svolta martedì scorso, coinvolgendo una ventina di docenti, ricercatori e studenti del corso di Laurea in Scienze Sociali. La giornata è iniziata alla Scuola Superiore Sant&#8217;Anna di Pisa con un dibattito insieme ai docenti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2781" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2011/04/IMG_5388.jpg"><img class="size-medium wp-image-2781" title="L'incontro alla Scuola Sant'Anna di Pisa" src="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2011/04/IMG_5388-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Lo scambio fra Cnv e Università Roma Tre</p></div>
<p><strong>LUCCA</strong>. Una giornata di scambio e arricchimento reciproco fra il <strong>Centro Nazionale per il Volontariato</strong> e l&#8217;<strong>Università Roma Tre</strong>. Si è svolta martedì scorso, coinvolgendo una ventina di docenti, ricercatori e studenti del corso di Laurea in Scienze Sociali. La giornata è iniziata alla <strong>Scuola Superiore Sant&#8217;Anna</strong> di Pisa con un dibattito insieme ai docenti <strong>Emanuele Rossi</strong> e <strong>Pierluigi Consorti</strong>.</p>
<p><span id="more-2779"></span></p>
<p>Presenti nella delegazione, fra gli altri, anche i professori <strong>Vittorio Cotesta</strong> e <strong>Andrea Burgalassi</strong>, nonché la vice presidente del Centro Nazionale per il Volontariato<strong> Rita Cutini</strong> della<strong> Comunità di Sant&#8217;Egidio </strong>docente presso l&#8217;Università Roma Tre.</p>
<p>Aprendo l&#8217;incontro presso la Scuola Superiore Sant&#8217;Anna, dopo essere stato introdotto da <strong>Rossana Caselli</strong> del Cnv, il professor Rossi ha ricostruito la storia della legislazione sul volontariato in Italia a cominciare dagli anni &#8217;80 e tutte le evoluzioni dalla legge quadro sul volontariato del 1991 ai giorni nostri. Rossi si è soffermato su numerosi punti, ad iniziare dalla riforma costituzionale del 2001 che non ha inciso direttamente sulla legislazione vigente, ma ha aperto numerosi dibattiti. Rossi, che è anche consigliere dell&#8217;Agenzia per le Onlus, ha anche sottolineato la necessità di una revisione complessiva della legislazione del terzo settore che risponda ai cambiamenti degli ultimi 20 anni.</p>
<p>Dal canto suo il professor Consorti, uno dei massimi esperti nazionali di legislazione del terzo settore, ha commentato la confusione normativa esistente attualmente anche a causa della stratificazione delle varie leggi che hanno portati effetti &#8220;a macchia di leopardo&#8221;.<br />
La giornata della delegazione dell&#8217;Università Roma Tre è proseguita con una visita alla Scuola Superiore Sant&#8217;Anna e un incontro a Lucca presso il Centro Nazionale per il Volontariato dove ha incontrato i vice-presidenti <strong>Maria Pia Bertolucci </strong>e <strong>Patrizio Petrucci </strong>con cui è stata intavolata una vivace discussione sui temi sociali e le sfide del terzo settore.</p>
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		<title>Agenzia Onlus: &#8220;Volontariato come un&#8217;azienda&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Apr 2011 15:31:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Normativa]]></category>
		<category><![CDATA[Terzo Settore]]></category>
		<category><![CDATA[Agenzia per le Onlus]]></category>
		<category><![CDATA[Impresa sociale]]></category>
		<category><![CDATA[Onlus]]></category>

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		<description><![CDATA[ROMA. Per il volontariato servirebbe una riforma della legge 266 &#8220;con interventi concreti&#8221;. Lo ha dichiarato ad Affari Italiani il consigliere dell&#8217;Agenzia per le onlus, Adriano Propersi. Che aggiunge: &#8220;Un problema enorme è che i volontari non basta non pagarli ma è necessario anche organizzarli; le organizzazioni di volontariato devono strutturarsi come aziende e devono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2751" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2011/04/soldi.jpg"><img class="size-medium wp-image-2751" title="soldi" src="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2011/04/soldi-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">ph. adboomit (cc flickr)</p></div>
<p><strong>ROMA.</strong> Per il volontariato servirebbe una riforma della legge 266 <em>&#8220;con interventi concreti&#8221;</em>. Lo ha dichiarato ad <a href="http://affaritaliani.libero.it/sociale/volontariato_imprese_sociali010411.html?ref=frame">Affari Italiani</a> il consigliere dell&#8217;Agenzia per le onlus, <strong>Adriano Propersi</strong>. Che aggiunge: <em>&#8220;Un problema enorme è che i volontari non basta non pagarli ma è necessario anche organizzarli; le organizzazioni di volontariato devono strutturarsi come aziende e devono poter svolgere in modo chiaro e separato anche attività commerciali e quindi va sviluppato il tema dell&#8217;impresa sociale&#8221;</em>. Dichiarazioni che pesano come macigni e che hanno portato l&#8217;Agenzia a redigere un atto di indirizzo sulle imprese sociali che <em>&#8220;potranno essere detenute dalle onlus e quindi anche dalle organizzazioni di volontariato</em>&#8220;.<span id="more-2749"></span></p>
<p><em>&#8220;L’Agenzia delle Entrate</em> -si legge nell&#8217;<a href="http://www.agenziaperleonlus.it/intranet/Home-page/Home-page/Atti-di-in/Atto-di-in5/atto%20di%20indirizzo_%20Onlus%20-%20partecipazioni%20di%20controllo%20in%20imprese%20sociali.pdf">atto di indirizzo</a> approvato dal Consiglio dell&#8217;Agenzia il 24 marzo scorso- <em>nella risoluzione 83/E/05, ha precisato che è consentita la detenzione di partecipazioni in società di capitali alle onlus, a condizione che il possesso di titoli o quote, in considerazione dell’entità della partecipazione e del ruolo effettivamente svolto nella società partecipata, si sostanzi in una gestione statico-conservativa del patrimonio, realizzando un impiego delle risorse patrimoniali finalizzato alla percezione di utili da destinare al raggiungimento degli scopi istituzionali. Al contrario, qualora la onlus mediante la partecipazione assuma funzioni di coordinamento e direzione della società partecipata, esercitando un’influenza dominante ed incidendo in modo determinante sulle scelte operative degli organi della società stessa, si configura lo svolgimento di un’attività non consentita alle onlus, ai sensi dell’art. 10 del decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460&#8243;</em>. Insomma, pare proprio che l&#8217;obiettivo sia spostare la questione sugli aspetto più prettamente fiscali.</p>
<p>A seguito di un&#8217;ampia e dettagliata premessa, L&#8217;Agenzia precisa che <em>&#8220;con il presente atto di indirizzo non si intendono analizzare i presupposti che legittimano, in via generale, la detenzione da parte di una Onlus, di partecipazioni di controllo in società di capitali, ma valutare se le ragioni di cautela che hanno condotto l’Amministrazione Finanziaria a ritenere precluso alle Onlus il possesso di tali partecipazioni possano valere anche nell’ipotesi in cui le società acquisiscono la qualifica di impresa sociale ai sensi del D.L.gs. 155/06&#8243;</em>.</p>
<p>L&#8217;atto di indirizzo integrale è scaricabile facendo <a href="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2011/04/atto-di-indirizzo_-Onlus-partecipazioni-di-controllo-in-imprese-sociali.pdf">click qui</a>.</p>
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