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Chernobyl, 30 anni dopo: ”action week” a Lucca per #FdV2016

GESEKE-ERINGENFELD (Germania). L’inizio della seconda giornata di lavori accende i riflettori sulla guerra in Ucraina, con la testimonianza diretta di una nutrita delegazione. Un focus è dedicato alle famiglie orfane dei “Liquidators” (gli operatori che hanno lavorato nella zona del reattore per contenere la contaminazione, spesso al prezzo della propria vita, ndr) ed ai 2.500 invaldi per le conseguenze del fallout radiattivo sulle regioni vicine a Chernobyl, che la nuova catastrofe umanitaria della guerra civile ha reso anche profughi.

La testimonianza della delegazione ucraina

La testimonianza della delegazione ucraina

Incroci della storia che si rincorrono sullo sfondo di scenari internazionali nuclearizzati: nella sessione dedicata ai “Materiali per educare alla sostenibilità” si presenta l’opera della regista giapponese Hitomi Kamanaka, lei stessa malata di cancro per l’esposizione all’uranio impoverito delle munizioni usate in Irak, che in “Little voices from Fukushima” ha raccontato un’altra catastrofe nucleare attraverso le storie e le vite delle madri di Fukushima.

Un momento della presentazione del film di Hitomi Kamanaka

Un momento della presentazione del film di Hitomi Kamanaka

Dalla delegazione Bielorussa presente ai lavori giunge un messaggio di pace: il vento che spirava al momento della crisi del reattore ha fatto sì che il territorio della Bielorussia fosse contaminato allo stesso modo di quello ucraino. Ancora di più adesso che la guerra si aggiunge a devastare i territori, l’intento comune sia quello di riaffermare che quando si tratta di pace e di futuro non esistono confini, non ci possono essere divisioni tra est ed ovest. Peter Junge-Wentrup di IBB Deutschland, che fa gli onori di casa, parte da qui per impostare i lavori sulle prossime “Action Weeks”: citando il pay-off della conferenza internazionale – superare i confini – auspica il coinvolgimento anche della Russia, per unire simbolicamente Bielorussia, Ucraina, Russia nella solidarietà così come sono state colpite assieme dalle radiazioni.

Linda Walker (presidente di ICN) e Peter Junge-Wentrup (IBB Deutschland).

Linda Walker (presidente di ICN) e Peter Junge-Wentrup (IBB Deutschland).

Così i lavori della conferenza entrano nel vivo quando si passa a discutere il calendario delle iniziative 2016. Un anno importante, perché saranno rispettivamente 30 anni dall’incidente di Chernobyl e 5 da Fukushima (26 aprile 1986 e 11 marzo 2011). Nel gruppo di lavoro dedicato all’International Chernobyl Network si discutono proposte e si prendono decisioni strategiche. L’Italia parecipa per la prima volta (sono 14 i Paesi presenti e quando i congressisti si polarizzano attorno ai 5 interpreti in simultanea sembra di assistere ad una quadriglia): la rappresentanza dell’Associazione Umanitaria Yra di Lucca è salutata da un applauso e più avanti premiata con un posto nello steering committee di ICN.

Proposta di logo per le Action Weeks 2016

Proposta di logo per le Action Weeks 2016

Anche il Centro Nazionale per il Volontariato prende parte ai lavori portando una proposta concreta: di concerto con Yra, propone infatti di tenere l’Action Week per l’Italia al Festival Italiano del Volontariato 2016. All’unanimità la proposta è accettata e subito arricchita di possibili contenuti, su cui i membri della Rete si confronteranno nei prossimi mesi. Intanto il cantiere è già aperto e l’invito a collaborare con Yra e CNV è esteso alle oltre 200 associazioni attive nell’accoglienza ai bambini di Chernobyl (info: www.centrovolontariato.net).

@VolontariatOggi

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