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Claudio Bisio e Luciana Littizzetto per la campagna di accoglienza CasaOZ

TORINO. “Cosa succede a un bambino, e alla sua famiglia, quando deve andare lontano da casa per curarsi? Come possono i genitori trovare aiuto e supporto quando devono affrontare la malattia di un figlio? Come aiutare i siblings a non essere condizionati dalle limitazioni causate dalla disabilità e dalla malattia dei fratelli?”. Con una campagna attiva dal 17 marzo al 13 aprile patrocinata da Pubblicità Progresso – che ha il principale obiettivo di sostenere le famiglie che devono affrontare la mobilità sanitaria – Claudio Bisio e Luciana Littizzetto, per il secondo anno consecutivo, lanciano un appello per guardare al futuro di CasaOz, l’associazione fondata da Enrica Baricco, che accoglie, sostiene e accompagna i bambini e i loro nuclei familiari quando si trovano a vivere l’esperienza della malattia e della disabilità, qualunque essa sia.

Dal 17 marzo al 13 aprile sarà possibile sostenere l’associazione inviando un sms del valore di 2 euro al numero solidale 45583 da cellulare personale Wind Tre, TIM, Vodafone, PosteMobile, iliad, Coop Voce e Tiscali; oppure 5 euro da rete fissa TWT, Convergenze e PosteMobile; oppure 5 o 10 euro da rete fissa TIM, Vodafone, Wind Tre, Fastweb e Tiscali.

Grazie alla generosità delle persone, attraverso la raccolta fondi, CasaOz intende promuovere il progetto “Accoglienza che cura”, che ha l’obiettivo di offrire sostegno e assistenza alle famiglie che giungono a Torino, da ogni parte d’Italia e del mondo, per curare la malattia di un figlio, prendendosene cura e facendole sentire “a casa”. Grazie a tutto lo staff, composto da educatori e volontari qualificati, si potranno perseguire azioni, che hanno iniziato a svilupparsi già nel 2018 con la campagna di raccolta fondi dell’anno passato: il miglioramento delle ResidenzeOz, quattro mini appartamenti arredati e accessoriati per l’ospitalità notturna; il coinvolgimento delle famiglie nella vita della casa attraverso attività e iniziative ad hoc per permettere loro di instaurare relazioni, che possano contribuire alla costruzione e alla crescita di una rete solidale e amicale; il supporto alla genitorialità e ai siblings per creare un clima di dialogo e di fiducia in cui genitori e figli possano rielaborare le situazioni legate alla malattia nella modalità corretta.

La malattia di un figlio è uno dei momenti più difficili della vita – dichiara Enrica Baricco, Presidente di CasaOz – Da oltre 10 anni aiutiamo le famiglie a ritrovare la “normalità” e uscire dall’isolamento sociale a cui la malattia porta. Come lo facciamo? Relazionandoci con le singole persone quotidianamente; sviluppando attività che permettano ai genitori e ai fratelli e sorelle dei bambini malati di avere un supporto concreto sia a livello emotivo sia gestionale; alimentando il raccordo e il dialogo con i servizi sociali e altri soggetti del territorio che possono contribuire all’obiettivo dell’accoglienza. Abbiamo ancora bisogno del sostegno e della generosità di tutti per permettere a un bambino di essere un bambino e basta”.

La progettualità proposta da CasaOz include accoglienza diurna e ospitalità notturna e offre alle famiglie supporto e sostegno nell’elaborazione di un percorso di ritorno alla “normalità” sviluppando contesti inclusivi e socializzanti e percorsi di autonomizzazione a completamento delle cure medico-ospedaliere e ampliando qualitativamente e quantitativamente la rete sul territorio.

Dall’inizio della sua attività nel maggio del 2007 ad oggi sono state aiutate oltre 2.200 persone: bambini, adulti, nuclei familiari provenienti da 42 paesi diversi (in particolare dall’Italia, dall’Europa dell’Est e dall’Africa), con un totale di più circa 70.000. Le attività, infatti, non si rivolgono solo alle famiglie localizzate a Torino, sede dell’associazione, ma anche a quelle che si recano per cure mediche al Regina Margherita, polo ospedaliero di riferimento nel panorama pediatrico italiano, e si devono trattenere in città per periodi più o meno lunghi.

CasaOz è un luogo in cui i bambini malati o con disabilità e i bambini non affetti da alcuna patologia, e le loro famiglie, possono instaurare rapporti amicali e solidali, con l’aiuto di educatori e volontari. I bambini malati hanno l’opportunità di essere considerati bambini al di là della malattia; i fratelli sani trovano un luogo che supporti il loro bisogno di non essere condizionati dalle limitazioni causate dalla malattia dei fratelli. Per tutti, adulti e bambini – sani e malati – significa trovare un luogo di aggregazione strutturato e protetto da condividere con altri –anche estranei alla malattia, ma che comunque possono aderire alle attività organizzate dall’associazione e presentate in questo progetto.

@VolontariatOggi

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