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Cos’è la valutazione dell’impatto sociale: ecco l’ultimo numero di Studi Zancan

PADOVA. Nel quinto numero di Studi Zancan del 2016 Tiziano Vecchiato analizza il significato di Valutazione di impatto sociale. Una valutazione che considera situazioni molto diverse tra loro, accomunate dall’esigenza di capire cosa può succedere e cosa è successo dopo che un’azione o un progetto sono stati realizzati. È una sfida che riguarda l’esercizio delle responsabilità, il rendere conto, l’affrontare la fattibilità e le ricadute delle decisioni. Servono competenze tecniche per entrare nel merito dei problemi e competenze metodologiche per gestire il rapporto tra misurazione e valutazione. Gli interessi in gioco si concentrano sulle risorse a disposizione, sulle tecniche e strategie per agire in modo appropriato e con il miglior rendimento possibile, in sede preventiva e successiva. La valutazione di impatto descrive la progressione del valore conseguito, dalle azioni progettuali al beneficio sociale, con le strategie che lo hanno reso possibile, entrando nel merito di come è stato prodotto e redistribuito nella comunità. Specifica il come, il quanto e l’utilità collettiva, evidenziando l’uso responsabile delle risorse, valorizzando l’esercizio integrato delle responsabilità a servizio della crescita umana e sociale.

Segue un articolo di Giuseppe Milan e Margherita Cestaro guidato da una domanda: nel tempo della «modernità arida», le dimensioni dell’interiorità e della spiritualità si sono del tutto prosciugate oppure possono ancora trovare una sorgente di «acqua» cui attingere? In particolare, è ancora possibile – e se sì mediante quali «vie» – educare adolescenti e giovani ad una «spiritualità religiosamente orientata»?

Il contributo di Andrea Mirri riapre la riflessione sul tema dell’emergenza e dell’urgenza sociale e su quello, connesso, del pronto intervento sociale. Sono temi ancora centrali e decisivi nel campo dei servizi sociali, e specialmente in questa fase storica, argomenti che necessitano di ulteriore lavoro di studio, di ricerca e di sistematizzazione del sapere, a partire dagli aspetti definitori.

Anna Paola Lacatena, Paola Monopoli e Vincenza Ariano – a partire da dati qualitativi e quantitativi sulla popolazione giovanile di Taranto – riflettono se i servizi e gli operatori siano in grado di rispondere alla necessità di interventi mirati all’universo donna, rispetto alle problematiche legate all’uso/dipendenza da sostanza e alle dipendenze comportamentali.

Nella sezione ricerche Filippo Gambarota, Fabia Capello e Giulia Barbero Vignola presentano i risultati del focus di approfondimento dello Studio Crescere, realizzato con un gruppo di adolescenti in cura presso la Clinica di Onco-ematologia Pediatrica dell’Azienda Ospedaliera di Padova. Il quadro è positivo: i livelli di autostima e benessere sono in linea con i valori normativi della popolazione sana. Emerge il ruolo fondamentale della famiglia, come supporto e sostegno nel periodo di malattia, e degli amici come elemento di continuità e favorente il graduale ritorno alla normalità. Il legame con la madre è più forte, anche per la particolare relazione di aiuto che si costruisce nel reparto, in cui un solo genitore per volta può accedere. A caratterizzare l’esperienza dei ragazzi in ospedale è l’uso quotidiano di internet per comunicare con gli amici e per cercare notizie sulla malattia. La scuola in ospedale e poi a domicilio è stata valutata in modo positivo, spesso il principale collegamento con la realtà prima e dopo la malattia.

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