Credere ancora nel bene comune

I giovani protagonisti del seminario a Montecatini

MONTECATINI – I giovani toscani si sentono di contribuire al bene comune, anche se hanno sempre meno fiducia nella partecipazione e nelle istituzioni. Lo dimostrano una ricerca commissionata dalla Regione Toscana e svolta  dallo Iard di Milano con la collaborazione della Fondazione Volontariato e Partecipazione di Lucca. E’ stata presentata venerdì scorso (22 ottobre)  nel corso di un seminario organizzato da Filigrane durante il Campus Albachiara di Montecatini.
Indagando lo “stato d’animo” dei giovani toscani, la ricerca dello Iard ha rilevato che la maggioranza di loro si associa a idee positive: ad esempio il 44% si dice realizzato, a fronte di un 24% di insuccesso, oppure il 53% è soddisfatto e solo il 20% insoddisfatto. O ancora il 59% prova speranza, il 20% paura, il 61% si ritrova nella parola felicità e solo il 15% nel suo opposto.
Prevale però una componente che tende a ritrovarsi più nell’individualismo che nel pubblico (31% contro 45%) e ai questionari sottoposti le risposte più frequenti parlano di giovani che si identificano in valori come la libertà, il rispetto delle regole, la partecipazione e la collaborazione con gli altri, anche se sembra spaccato in due parti simili l’universo giovanile nel privilegiare ora l’individualismo, ora il gioco di squadra, o l’accoglienza al posto della sicurezza.
Le cinque situazioni che stanno più a cuore ai giovani risiedono nella sfera della vita privata: amici veri (52%), lavoro stabile (50%), rapporti umani autentici (48%), un senso per vivere (46%) e farsi una famiglia (40%). Agli ultimi tre posti l’impegno per la patria (16%), per la politica (13%) e religioso (11%).

Un momento della presentazione della ricerca

La fetta più grande dei giovani interpellati si è ritrovato in una descrizione del bene comune coincidente con lo stimolare l’impegno di tutti per rendere migliore la società in cui viviamo (35%), il 26% nell’essere convinti che tutto ciò che accade attorno a noi ci riguarda e che quindi ci dobbiamo attivare, il 25% nel fare l’interesse e la felicità di tutti, il 14% nel rispettare la volontà generale dei cittadini.
I giovani toscani pensano di più al bene comune rispetto a quelli dell’Italia intera: il 9% molto (7% per l’Italia), il 36% abbastanza (18% in Italia). Il 55% poco o per niente a fronte del 75% in tutto il paese, un dato che fa riflettere.
I valori che più spesso vengono associati al bene comune sono il rispetto degli altri, l’onestà e la giustizia, mentre i meno ambizione al successo, fede, autorità e parsimonia. Sul fatto che alcune istituzioni sociali  contribuiscano o ostacolino il bene comune c’è un accordo maggiore: al primo posto le associazioni di volontariato per quasi il 70% dei giovani, poi le famiglie, le altre associazioni e la sanità (medici e operatori). La maggioranza di “ostacola” è stata indicata solo per 5 istituzioni: gli amministratori locali, la tv, le banche, i ricchi, i politici nazionali e i partiti. In cima alla classifica i politici locali. Tra le prime 5 figure di “educatori al bene comune” abbiamo la famiglia,  gli amici, i volontari, gli insegnanti e gli intellettuali, mentre fattori quali il disfattismo, il familismo, lo stress, il corporativismo, l’individualismo, la perdita di identità e la globalizzazione ostacolano, sempre per i giovani interpellati, la realizzazione del bene comune in Toscana. Gli elementi decisivi per realizzare il bene comune sono invece la giustizia, il senso civico, la legalità, i servizi, un’informazione più equilibrata, il rispetto per l’ambiente e la meritocrazia.
La maggioranza dei giovani ritengono di contribuire al bene comune (molto o abbastanza per il 58%), il 34% poco e l’8% per niente. I gesti che vengono fatti più spesso per questo obiettivo sono: rispettare l’ambiente, le leggi, le regole, curare la famiglia ed evitare gli sprechi energetici. Fra cosa invece vorrebbero fare: volontariato, politica e sindacalismo, praticamente le stesse attività che, sempre per il bene comune, la maggioranza ha smesso di fare. In cima a questa classifica troviamo la partecipazione a manifestazioni di protesta (più del 26%). A frenare l’impegno è soprattutto la mancanza di tempo libero (44%), la sfiducia nelle istituzioni (33%) e la sensazione che in Italia nulla ormai possa cambiare (27%).
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Commenti

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