#Demotics2014 / Silvia Costa, il volontariato e l’Europa in dieci punti. Verso le elezioni, interviste ai candidati

Silvia Costa al Festival del volontariato insieme al ministro Poletti

Silvia Costa al Festival del volontariato insieme al ministro Poletti

BRUXELLES. In Europa è tempo di elezioni. E così, con l’intervista a Silvia Costa (Pd), VolontariatOggi.info dà il via a una seria di approfondimenti sull’agenda politica dei nuovi candidati al parlamento europeo in merito ai temi del volontariato. Un percorso editoriale in linea con la campagna promossa dal Cev “La vision dei candidati sul volontariato” e in attuazione del progetto “Demotics”, portato avanti dal Cnv insieme ad altre realtà europee per creare un focus su questi temi grazie anche all’impegno e al coinvolgimenti dei giovani, che realizzeranno parte delle interviste ai candidati. Si tratta di un nuovo modo di svilippare la partecipazione democratica ai processi decisionali, affinché possa ridursi la distanza tra i giovani e la politica. I candidati, chiamati a esprimersi su alcuni punti ben definiti, s’impegneranno di fatto a portare avanti questi obiettivi nel caso fossero eletti. Iniziamo quindi con Silvia Costa. 

LA MISURAZIONE DEL VOLONTARIATO – “E’ necessaria una riorganizzazione della materia. E’ quello di cui c’è più bisogno per confrontare sistemi, normative, trattamenti. Poter avere indicatori comuni significa riuscire a offrire una migliore lettura che porta poi al riconoscimento del settore. I punti di questa intervista, tra l’altro, rappresentano un indice straordinario per definire l’agenda politica. E’ proprio su questo che ho lavorato proponendo alla commissione e al parlamento la redazione di un libro bianco sul volontariato che poi non siamo riusciti a realizzare. Riguardo alla misurazione, sappiamo che esiste il metodo Ilo. Ma esistono anche altri modelli. Finora si è cercato di restituire la misurazione sul valore aggiunto e sulle competenze messe in campo dal volontariato, compresa l’incidenza sul Pil. E’ importante valutare anche la capacità di genrare ricchezza, ma quella economicistica non è la sola lettura. Occorre cautela. Dobbiamo promuovere una nuova piattaforma che tenga conto non solo del Pil, ma anche del benessere. Per creare una base condivisa in Europa”.

IL VOLONTARIATO E LA RESPONSABILITA’ SOCIALE D’IMPRESA – “La Responsabilità sociale non è il buonismo dell’impresa, ma un ripensamento dell’organizzazione, dello stile di comunicazione, del comportamento amnientale e sociale, della soddisfazione degli utenti e dei codici etici che configurano la sua collocazione sul mercato. Una posizione che si dimostra essere più soddisfacente. Sarebbe poi interessante definire un indicatore per gli stili di vita dei dipendenti. Aprendo magari a nuove opportunità: periodi di aspettativa per fare volontariato, permessi parzialmente retribuiti e onere dell’assicurazione a carico dell’azienda. Aprire al volontariato significa aprire anche a nuove forme di esperienza”.

IL VALORE DELLA RICERCA – “Questa è una sfida nella quale il volontariato si deve misurare di più rispetto al passato. C’è una chiara evoluzione dei bisogni sociali. Penso ad esempio all’handicap e al dopo di noi, giusto per fare un esempio. Dobbiamo creare network europei di confronto, mettendo in gioco la ricerca integrate e la multidisciplinarità. Abbiamo stanziato fondi per i prossimi sette anni ben 76 miliardi contro i 50 precedenti. Perché l’eccellenza della ricerca porta allo sviluppo di nuove risposte alle sfide sociali. Per questo è bene favorire i network europei di ricerca e più forti partner istituzionali”.

I FINANZIAMENTI PER IL VOLONTARIATO – “Oltre ai fondi già citati ci sono quelli previsti dal programma EaSI per l’occupazione e l’innovazione sociale, che integra i tre programmi esistenti: Eures, Progress e Progress microfinance (nuova linea varata di recente). Su queste tre assi si basa il nuovo programma centrato sui diritti e sulla cittadinanza. Nei prossimi sette anni ci saranno 815 milioni di euro. Poi per quanto riguarda i fondi strutturai, a luglio partiranno i piani strutturali regionali. Per l’Italia sono previsti 32 miliardi. E’ bene che a questi tavoli di programmazione sia presente il mondo del volontariato e del terzo settore, E’ giusto che i documenti da loro prodotti influenzino la programmazione regionale e gli investimenti. E’ inoltre importante arrivare a riconoscere il lavoro volontario come cofinanziamento, attribuendogli un valore economico ai fini della progettazione”.

PARTECIPAZIONE E COORDINAMENTO TRA VOLONTARIATO E ISTITUZIONI – “Ci sono lobby forti e altre meno capaci di interlocuire con le istituzioni. La forza delle decisioni prese in parlamento è proprzionale alla pressione che riceviamo da questo mondo. Il frutto dell’interlocuzione è poi evidente. E ha portato a risultati sulla microfinanza e alla Garanzia Giovani. Perché è necessario sentirsi cittadini europei anche nell’ambito del volontariato. Occorre una maggiore cultura europea. La gente deve sentire che potenzialmente può partecipare ai processi. Per questo occorre ripartire dai territori”.

VERSO L’INTEGRUPPO PARLAMENTARE DEL VOLONTARIATO – “Attualmente abbiamo l’integruppo sull’economia sociale. Però abbiamo chiesto che si mantenga la consulta del volontariato che si è costituita in occasione dell’anno europeo del volontariato. Chiederemo ugualmente la costituzione di un intergruppo parlamentare. Potrebbe essere davvero un primo passo verso la redazione del libro bianco”.

COMPETENZE, FORMAZIONE, APPRENDIMENTO, PASSAPORTO EUROPEO – “Entro due anni ogni stato membro dovrà recepire la carta professionale europea. I curricula europei devono contenere sia la formazione formale sia quella non formale. E questo rende più forte il riconoscimento delle competenze, anche in ambito di volontariato. Anche nell’Erasmus abbiamo valorizzato le competenze del volontariato in modo più esplicito. Un’esigibilità dei riconoscimenti che però deve cmpiersi anche a livello nazionale”.

VOLONTARIATO TRANSFRONTALIERO – “Col Corpo volontario europeo di aiuto umanitario abbiamo gettato le basi per un dialogo più forte. Nella nuova programazione cè un sostegno adeguato per il servizio civile europeo, che va però rafforzato. Il nuovo programma d’azione, sul volontariato trasnfrontaliero prevede più di prima strategie europee sul paternariato. Le forme di solidarietà e aiuto dovranno essere basate sul non profit e sulla società civile. Dovremo essere capaci di coinvolgere le organizzazioni. Gli accordi bilaterali sono finalmente implementati. Per una politica comune ora occore guardare alla cooperazione”.

2015, ANNO PER LO SVILUPPO E LA COOPERAZIONE EUROPEA – “Dobbiamo avere la capacità di far crescere la società civile grazie alla cooperazione. Gli obiettivi sono in fase di elaborazione. Propongo di avviare un dialogo, magari partendo proprio dal Cnv. Uno spazio aperto di discussione in dimensione europea affinché si rilanci il tema. RAccogliamo le indicazioni, individuiamo le priorità da portare all’attenzione del parlamento. Magari pensando come primo passo proprio all’integruppo sul volontariato e all’integrazione allo sviluppo”.

OCCUPAZIONE E RISPOSTE ALLA POVERTA’ –  “Non enfatizzo la Garanzia giovani. Ma ha dei meriti. Perché un giovane che non lavora è un problema di tutta la famiglia, non solo del ragazzo. Lui rappresenta il presente e il futuro della società. La Garanzia giovani è stata una risposta importante. Siamo passati da 2 a 6 miliardi di investimento. E ancora non basta. Ma è sufficiente a mettere insieme un sistema di diritti, fatto per nulla scontato. In Italialia il primo scaglione di beneficiari potrebbe raggiungere un milione di giovani. Questo costringe gli stati membri a mettere a sistema l’orientamento, la formazione e l’apprendistato che nel nostro paese oggi non funziona. Sulla povertà ci siamo battuti perché il fondo per gli indigenti fosse portato a 3,5 miliardi rispetto ai 2 miliardi precedenti. Purtroppo siamo deboli sul welfare familiare e nelle risposte al mentenimento di una soglia per le persone in difficoltà e per le famiglie numerose. Da noi non scattano meccanismi di compensazione. Per questo sono favorevole al reddito di cittadinanza”.

gianluca testa
@gitesta

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