Disarmo, cooperazione e servizio civile: ecco come si costruisce la pace

La tavola rotonda su pace, servizio civile e cooperazione

LUCCA. Disarmo, cooperazione e servizio civile per una cultura di pace. Sono stati questi i temi chiave del dibattito tenutosi oggi al Festival del Volontariato. Filo rosso del dibattito intitolo “Proviamo a ricostruirla. Economie di guerra, azione non violenta, servizio civile, cooperazione: ha ancora un futuro la pace?” la scelta della pace come soluzione non solo possibile, ma necessaria, da riscoprire e costruire con la collaborazione di tutta la società civile.

“A mancare in Italia è una cultura che permetta di comprendere il vero significato della parola “pace” – ha esordito Pierluigi Consorti, direttore del Centro Interdisciplinare Scienze per la Pace dell’Università di Pisa -. L’opinione pubblica tende infatti a ridurre il proposito di costruire la pace alla sfera delle buone intenzioni, della buona volontà, proprio come se non servissero specifiche conoscenze per realizzarla. In questa prospettiva distorta, è la guerra a sembrare l’opzione più naturale, razionale, talvolta utile per costruire una presunta pace. Spesso sentiamo infatti parlare di “guerre per la pace”: si tratta di una contraddizione, una logica che non possiamo accettare. Oggi più che mai è urgente riaffermare come guerra e pace siano l’una il contrario dell’altra, come gli strumenti che servono a costruire la prima siano differenti da quelli che portano al conflitto violento. La guerra rappresenta una scelta nevrotica: è la pace il vero trionfo della ragione, da costruire con la giustizia e l’impegno quotidiano”.

A sottolineare l’attuale crisi del concetto di pace è stato anche Licio Palazzini, vicepresidente della Conferenza Nazionale Enti Servizio Civile. “Oggi il valore della cognizione della pace sembra esser smarrito – spiega -. Si è infatti andata affermando la concezione che la pace sia qualcosa che si acquisisce in maniera indefinitamente. Non c’è niente di più errato. Non basta infatti l’assenza di una guerra per pensare che la pace debba esser quotidianamente tutelata, costruita, articolata. Non basta l’assenza di conflitti militari sul proprio territorio per non lasciarsi interrogare dai conflitti presenti nel resto del mondo. Il limite che anche le componenti più vive della comunità responsabile mostrano è una chiusura nel proprio specialismo, l’incapacità di impegnarsi quotidianamente per l’affermazione della vera pace”.

Tra le possibili risposte per la promozione di una cultura di pace affrontate nel dibattito, il servizio civile, un’azione collettiva a favore del disarmo e la cooperazione. “Il servizio civile rappresenta una delle principali strade verso la pace – afferma Palazzini -. Chi fa servizio civile si educa a una risoluzione non violenta dei conflitti e propone la pace con azioni concrete”.

Di disarmo ha invece parlato Francesco Vignarca, coordinatore della Rete del Disarmo. “La pace non si improvvisa – afferma Vignarca -, ma si costruisce. Per farlo è necessario lottare, ma con strumenti incruenti. In questa pacifica battaglia, uno degli step imprescindibili è il disarmo, vera e propria forma sociale della nonviolenza. Armi e munizioni sono infatti la benzina della guerra. L’industria bellica e la presenza di arsenali rappresenta una struttura preparatoria al conflitto militare. Solo debellando un simile sistema a partire da uno studio approfondito del funzionamento dell’economia di guerra è possibile veder nascere una politica di pace. La pace non scoppia, la pace si crea e possiamo farlo assieme”.

Sulla cooperazione si è infine espresso Gianfranco Cattai, presidente di Focsiv. “Proprio oggi, di fronte alla mancanza di risorse – commenta -, dobbiamo ricorrere alla cooperazione, ribadendone il vero significato. Serve un’educazione alla cooperazione per far capire che essa non si traduce solo in aiuti economici per i paesi più poveri. Cooperare significa costruire relazioni basate sulla stima reciproca, indispensabili per dare risposte alle povertà e alle criticità presenti sia nel nostro Paese che nel resto del mondo. Cooperando è possibile prevenire con la non violenza e la pace situazioni potenzialmente esplosive, tutelare interessi di intere comunità per dar loro un futuro migliore”.

“Oggi, il servizio civile rappresenta un’opportunità unica per educare alla pace e alla cooperazione. Di fronte alla mancanza di fondi per poterne garantire l’attivazione, credo sia preferibile rinunciare ai finanziamenti per la cooperazione internazionale pur di dare la possibilità ai giovani di progettare nuovi stili di vita necessari per un futuro migliore”.

Laura Gianni

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