donare-sangue-762x429

“La donazione di sangue è gratuita”, le associazioni correggono il Ministero

ROMA. Il caso è nato intorno ad un comunicato che il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha diffuso martedì scorso in cui annunciava la firma di un decreto interministeriale “per garantire la retribuzione e la contribuzione figurativa anche a quei donatori di sangue e di emocomponenti ai quali il medico del servizio trasfusionale abbia certificato la non idoneità alla donazione”. Nel comunicato il Ministero precisava che “il provvedimento, preso d’intesa con il Mef, serve ad incentivare la promozione della donazione di sangue e per venire incontro a quei cittadini che, pur ispirati dal valore della volontarietà e gratuità, vengano riconosciuti inidonei alla donazione”.

In questo modo il Ministero annunciava di aver concluso l’iter previsto dall’articolo 8, comma 2, della legge 21 ottobre 2005, n. 219, con cui sono disciplinate le “modalità attraverso le quali i lavoratori dipendenti, ovvero interessati dalle tipologie contrattuali di cui al decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, possono accedere alla garanzia a carico dello Stato che consente loro di vedersi riconosciuta la retribuzione e la contribuzione figurativa, nel caso in cui il medico del servizio trasfusionale certifichi la non idoneità alla donazione”. Lo stanziamento a copertura del decreto è di 406mila euro all’anno.

Un comunicato che rischia di fare confusione rispetto al tema della gratuità della donazione, che è uno dei capisaldi del sistema sangue italiano. E che ha provocato una levata di scudi da parte delle associazioni e del Centro Nazionale Sangue che sono intervenuti per chiarirne i contorni.

“In Italia la donazione di sangue e emocomponenti è volontaria, anonima, gratuita e i donatori di sangue non sono remunerati in alcun modo” sottolineano il direttore del Centro Nazionale Sangue, Giancarlo Maria Liumbruno, e i presidenti nazionali delle Associazioni e Federazioni di donatori di sangue riunite nel CIVIS (Avis, Fidas, Fratres e Croce Rossa Italiana).

Per evitare “spiacevoli fraintendimenti in merito”, nel contro-comunicato si specifica che “la retribuzione non è da intendersi quale remunerazione a favore del volontario donatore, ma come retribuzione della giornata lavorativa a carico del sistema previdenziale. Come previsto dalla Legge 219 del 2005, si tratta di uno strumento creato per non pesare sul datore di lavoro in caso di assenza del lavoratore per la donazione di sangue, oltre che per facilitare la donazione di sangue e emocomponenti da parte del lavoratore dipendente, al fine di garantire l’autosufficienza”.

Uno strumento cui, in questi anni, si è fatto un ricorso limitato. In Italia si contano, infatti, oltre 1 milione e settecento mila donatori, l’80 per cento dei quali non utilizza la giornata di permesso retribuito, come dichiarato in occasione della Giornata mondiale del donatore di sangue celebrata il 14 giugno u.s. in base ai dati forniti dall’INPS.

“Quanto firmato ieri dal Ministro Lorenzin – prosegue il dottor Liumbruno è l’atto finale di un percorso iniziato oltre 10 anni fa che permette anche ai quei cittadini che risultino non idonei alla donazione, in seguito alla selezione effettuata dal medico del Servizio Trasfusionale, il riconoscimento della retribuzione e della contribuzione figurativa limitatamente al tempo necessario all’accertamento dell’idoneità e alle relative procedure, come indicato dall’articolo 8 della Legge 219”. Si ricorda infine che la stessa normativa del 2005 autorizzava “a titolo di contributo a carico del bilancio dello Stato, la spesa massima di euro 406.000 annui a decorrere dall’anno 2005”, specificando che le modalità di erogazione del contributo sono disciplinate con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro della salute.

Le Associazioni e Federazioni di donatori di sangue, nel ringraziare i propri soci che assicurano con il gesto volontario e non remunerato la disponibilità di emocomponenti e medicinali plasmaderivati per i cittadini, sottolineano la valenza etica del dono che, privo di incentivazioni e remunerazioni, costituisce un atto di partecipazione civica e un esempio di solidarietà da diffondere nella popolazione e in particolare tra i giovani.

Print Friendly