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E’ morto Corrado Corghi, passione politica e civile del ‘900

REGGIO EMILIA. E’ morto a Reggio Emilia, all’età di 97 anni, Corrado Corghi. Personalità politica di primo piano per la storia emiliana e nazionale, Corghi era stato un dirigente politico della Democrazia Cristiana animato da una forte passione civile. Profondo conoscitore anche del mondo del volontariato, Corghi era stato vice presidente del Centro Nazionale per il Volontariato dal 1990 al 1993 e vice presidente del Centro Europeo del Volontariato. Entrò a far parte della compagine associativa del Cnv nel 1986 insieme ad Achille Ardigò

Nato a Reggio nel 1920, aderì alla Democrazia Cristiana dopo aver partecipato alla lotta di Resistenza. Fu segretario provinciale della Dc, dal 1950 al 1959, segretario regionale fino al 1967. Entrò nella direzione nazionale dello stesso partito che poi abbandonò alla fine degli anni sessanta perchè in conflitto sulla posizione della guerra in Vietnam. La figura di Corrado Corghi viene inoltre ricordata per l’impegno tra gli anni ’50 e ’60 che, come presidente dell’arcispedale Santa Maria Nuova di Reggio, mise nel promuovere la sanità pubblica.

Così lo ricorda Pierluigi Castagnetti. “La morte del prof. Corrado Corghi mi addolora molto. È stato un punto di riferimento di tanti giovani, non solo democristiani, negli anni difficili e intriganti del sessantotto italiano e mondiale. Il card. Pignedoli gli aveva affidato alcune missioni politico-umanitarie nell’America Latina di Che Guevara, Camillo Torres e altri rivoluzionari. Ma anche in Medio Oriente, in Siria e Libano in particolare. Ha attraversato tutti gli anni sessanta con l’inquietudine e la passione di chi capiva che quella sarebbe stata un’epoca di un cambiamento molto forte. Mise in contatto moltissimi giovani italiani con il volto di una rivoluzione popolare, non ideologica, e, per quanto possibile, non violenta. Utopia politica: fu l’accusa fattagli in diversi ambienti conservatori e cosiddetti benpensanti. Corghi era un politico “di minoranza” più che di opposizione, cioè testimone ostinato semplicemente di ciò che pensava.
Cattolico fervente, era stato presidente dell’Associazione nazionale dei maestri cattolici; docente alla Cattolica di Milano per qualche anno; dirigente provinciale, regionale e nazionale della Democrazia Cristiana, vicino ai “professorini” ,ma più a Fanfani che a Dossetti. A Reggio Emilia va ricordato per gli anni in cui fu segretario provinciale della Dc. Oggi si direbbe “divisivo”, in effetti era semplicemente uomo che rifiutava la logica degli establischment. Nel 1956 organizzò una grande autocolonna (con auto, pullman e camion) per portare aiuti alla popolazione ungherese che stava subendo l’aggressione sovietica. Nel 1960 segretario regionale della Dc partecipò ai funerali dei morti del 7 luglio con (lo si seppe solo molto dopo) la copertura politica di autorevoli dirigenti nazionali del partito.
Ha pubblicato tre anni fa una corposa autobiografia-politica da cui emerge la sua orgogliosa coerenza politica, sempre dalla parte delle battaglie di cambiamento, al limite della rivoluzione”.

 

@VolontariatOggi

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