#FdV2016 | Softlab, 30 anni di innovazione anche per il terzo settore

ROMA. Softlab è una azienda specializzata nella progettazione, produzione e sviluppo di tecnologie, sistemi, soluzioni e outsourcing nell’ambito ICT.  Sarà presente al Festival Italiano del Volontariato per condividere i suoi servizi con il terzo settore. Abbiamo intervistato l’account manager Luca Calisi.

Come sintetizzerebbe la mission della sua azienda?
Per parlare della missione partirei dalla storia dell’azienda. Lo scorso anno abbiamo compiuto 30 anni. Un periodo non piccolo, specie per una società di informatica. Nasciamo come controllata di Engineering, siamo diventati grande impresa all’inizio del nuovo millennio, per poi lasciare la capogruppo con una operazione di Management buy Out. Sempre in quel periodo ricordo la nascita della direzione Ricerca e Sviluppo, altro passaggio importante nella nostra evoluzione. Stiamo sviluppando un processo di internazionalizzazione, iniziato cinque anni fa con l’apertura di una sede in Arabia, che si affianca così alle altre da tempo presenti sul territorio nazionale. Oggi abbiamo più di 500 dipendenti e circa 100 clienti. Siamo organizzati in direzioni a copertura dei diversi ambiti di mercato: dal Finance all’Industria, dalle Telco alla Pubblica Amministrazione, al settore Non Profit, che qui ci interessa da vicino. Softlab ha vissuto la continua trasformazione ed evoluzione del mercato, anzi direi meglio della società stessa. Oggi mi pare che sia il concetto stesso di informatica ad essere completamente cambiato, questo settore è quasi irriconoscibile da come avrei descritto solo 10 anni fa. Se ne sono appropriati attori nuovi, molto dinamici, che adottano tecniche e provengono da culture talvolta per noi non usuali. Oggi vogliamo dare risposte significative ad uno scenario in continuo cambiamento. Tornando al cuore di quello che facciamo, alla mission, se dovessi trovare tre parole chiave per rappresentarci, direi: Innovazione, tecnologia, valore.

Cosa rappresenta per voi il terzo settore?
Parlare di Terzo Settore non è certo semplice. Anche solo il nome spesso non mette tutti d’accordo; chi dice terzo settore, chi preferisce non profit, talvolta erroneamente “ridotto” a no-profit. E’ un mondo non semplice, direi anzi estremamente complesso, basti pensare alla descrizione che ne ha fatto il recente censimento ISTAT. Me lo immagino sempre come una piramide dalla base molto larga, composta da una miriade di piccole associazioni e, in cima, da pochi grandi soggetti strutturati. Dove un numero crescente di dipendenti opera fianco a fianco con il volontariato. Come tutti sanno, malgrado la crisi che abbiamo attraversato, il Non Profit oggi vale quasi cinque punti di PIL. Questo variegato universo è, lo dico in estrema sintesi, la nostra naturale “palestra” di innovazione sociale. E’ un luogo dove vediamo emergere quotidianamente nuovi bisogni, dove avvengono trasformazioni importanti, dove agiscono contaminazioni significative tra Profit e Non Profit. Sono tutti processi che vogliamo intercettare, provare a capire, ed infine tradurre in progettualità e soluzioni tipiche di Softlab. La Business Unit in cui lavoro la vedo come la nostra risposta specifica ai problemi e alle sfide poste da questo universo complesso. Siamo nati dieci anni fa, quando WWF Italia fece una operazione di outsourcing di alcuni servizi chiave, come i sistemi informativi e la gestione sostenitori. Come me, molti dei miei attuali colleghi provengono da quella realtà. Conosciamo quindi il mondo delle ONP dal “di dentro”; oggi facciamo per i nostri clienti quello che un tempo facevamo lavorando per le ONP. Abbiamo quindi un buon bagaglio acquisito “sul campo” da mettere a frutto; cercando al contempo di tenere lo sguardo attendo su ciò che di nuovo sta accadendo attorno a noi. Diamo alle ONP una serie di servizi integrati, a coprire tutta la filiera dei principali bisogni nel campo della gestione sostenitori e raccolta fondi. Software, data management, telefono per la raccolta fondi, analisi dati, ricerche di marketing: sono solo alcuni degli ambiti in cui operiamo. Una cosa importante, stiamo molto attenti alla qualità che offriamo ai clienti: i nostri servizi sono certificati ISO9000:2010.
Oggi, assieme al resto dell’azienda, stiamo lavorando per affiancare ai servizi “tradizionali” una serie di soluzioni innovative, che sono una prima risposta alla crescente domanda di social innovation.

Quali sono i progetti che portate avanti in campo sociale?
Da tempo Softlab sta cercando di apportare un suo specifico contributo all’ambito dell’innovazione sociale.
Motore principale dello sforzo che stiamo facendo è la nostra direzione Ricerca e Sviluppo, che individua le possibili opportunità e detta tempi e modi dei singoli progetti, in sintonia con i nostri partner. Se dovessi fare qualche nome citerei almeno SIMONE che è un framework tecnologico che consente di interagire in linguaggio naturale, mentre DHOME è una soluzione orientata al controllo e alla gestione del daily living, pensata per soggetti che, per età o disabilità, non sono autosufficienti. Ci siamo occupati di monitoraggio e controllo ambientale con il progetto S3T, mentre PiùCultura vuole proporre un modello innovativo di fruizione dei Beni Culturali utilizzabile su device di tipo “mobile” (smartphone o tablet). Infine vorrei ricordare eHealthNet, un progetto che mira ad individuare soluzioni tecnologiche innovative per una sanità sostenibile.

Perché avete deciso di partecipare al Festival Italiano del Volontariato?
Perché non ci siamo mai stati! Battuta a parte, anche questa scelta direi è diretta conseguenza della nostra voglia di nuovo. Il Festival è diventato velocemente un evento importante nel panorama italiano, sia per i numeri dei partecipanti che per la qualità degli interventi e degli espositori. E’ oramai costante la presenza, ad alto livello, degli esponenti del governo. Non possiamo mancare all’appuntamento. Mi aspetto di parlare, di entrare in contatto con realtà diverse da quelle con cui, come Business Unit Terzo Settore, ci rapportiamo usualmente e con cui da tempo lavoriamo. Siamo alla ricerca di nuovi interlocutori, che penso possano avere tante storie interessanti da raccontare. Capire i loro bisogni non potrà che aiutarci nel progettare al meglio la nostra offerta, ampliandola per farla arrivare a segmenti, spesso molto importanti, della galassia “sociale”.
Insomma, ci piace esplorare territori nuovi: direi che Lucca e il Festival possano essere un ottimo punto di partenza per il nostro viaggio.

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