#FdV2014 / L’anormalità della buona notizia

Gianluca Testa, Giuliano Poletti, Giovanna Rossiello, Natascia Festa, Luca CalzolariLUCCA. Una delle maggiori sfide lanciate e raccolte al Festival del Volontariato è la necessità per il Terzo Settore di mettersi in rete, “di fare rete” attraverso una nuova idea di comunicazione sociale del settore no profit. Ed è all’insegna di questo tema che si è aperta la terza giornata del Festival con la presentazione in punti del Manifesto dell’ “Italia che fa bene”. Il documento nasce dalla collaborazione tra “Le Buone Notizie” di Corriere della Sera, il Tg1 – Fa’ la cosa giusta” e il Centro Nazionale per il Volontariato.

Introdotto da Edoardo Patriarca, presidente del Centro Nazionale per il Volontariato, il manifesto ha come obiettivo primario quello di “saper raccontare l’Italia che fa bene, informare con le buone notizie”. La proposta è di mettere a sistema una maniera diversa di dare le notizie e di fare informazione e di fungere da collante a tutte le organizzazioni che vogliono aderire a questa idea: far conoscere quell’Italia che giorno per giorno costruisce una società migliore, quei cittadini che partecipano e si organizzano in maniera indipendente e che suppliscono alle carenze del welfare statale. “Per raggiungere questo obiettivo c’è bisogno di una stretta alleanza dell’Italia che fa bene, perchè i giornali mainstream danno più facilmente brutte notizie. In mezzo alla crisi ci si può stare in due modi diversi: uno è quello della rassegnazione, l’altra modalità è quello di affrontarla vis-à-vis. C’è un’Italia capace di mettersi in gioco durante la crisi, un’Italia fatta di buona poltica, di imprenditori responsabili, di persone capaci di donare e allora risaliamo i ranghi come la testuggine romana, conosciamoci, alleiamoci perchè c’è bisogno che la politica faccia qualcosa di utile per il bene comune”. Patriarca riprende uno studio sul lessico interculturale che ricostruisce l’origine etimologica del verbo comunicare, la cui primissima radice significa “coltivare le orecchie”, ed attraverso questa suggestione invita le organizzazioni ad essere capaci di capire questi segnali fragili e deboli che coltivano la speranza, scoprire quando c’è qualcosa che sta nascendo e raccontarla. “Comunicare vuol dire costruire comunità, e dobbiamo farlo attraverso la cultura della bellezza che ci aiuta a dire che stiamo bene insieme”.

Gianluca Testa, di VolontariatOggi.info, integra la presentazione e lo fa a partire da un caso concreto: l’esperienza del cantante Francesco Guasti, del The Voice Of Italy nel team di Piero Pelù, il primo in Italia ad aver girato il videoclip della canzone ‘Scintilla contro scintilla’ nel carcere di Sollicciano. Gusti spiega le ragioni della scelta sostenendo il diritto di tutti i detenuti a potersi riscattare; al termine della proiezione del suo videoclip racconta il suo impegno di servizio volontario, che lo vede impegnato nei prossimi mesi con la Nazionale Italiana Cantanti per giocare contro Emergency.

Gianluca Testa torna a parlare del Manifesto ed annuncia le dieci parole-chiave, i cardini proposti all’interno del Manifesto per la costruzione di un’alleanza sull’informazione positiva: responsabilità – cura – educazione – rispetto – integrazione – condivisione – bellezza (cultura della) – vigilanza – comunicazione – bene comune. Riprende, inoltre, la proposta di Labsus sulla costruzione di un network della comunicazione e ribatte sull’importanza del confronto avviato tra media di settore e media mainstream “E’ necessario un dialogo costante, perchè le organizzazioni di volontariato peccano spesso di autorenferenzialità”.

La presentazione prosegue con il contributo di  Giovanna Rossiello Tg1 Fa’ la cosa giusta che presenta il Manifesto come un impegno “Lucca è una combinazione perfetta tra urbanistica ed umanità, dove la gente si incontra nelle piazze e vive insieme la città. Ci si prende cura della città insieme. Il lavoro volontario è un lavoro che fa bene e bisogna andare controcorrente come ha fatto il cantante. Il mondo no profit si sporca le mani, e non è un mondo ai margini, laddove ci sono i problemi c’è qualcuno che li affronta”. La Rosiello prosegue calcando l’accento sul fatto che ad ogni notizia negativa che viene raccontata ne corrispondono diverse positive.

Sullo stesso filone prosegue Il Corriere del Mezzogiorno: a raccontare l’esperienze che la testata ha fatto nell’inserire la pagina delle buone notizie è la giornalista Natascia Festa “In collaborazione con Antonio Polito, direttore del Corriere del Mezzogiorno e con Luca Mattiucci, giornalista del Corriere dell Sera abbiamo deciso di fare un focus sul sociale. E’ di per se un’ottima notizia che nel Sud dell’Italia si parli di buone notizie. Passare dalla marginalità della comunicazione ad una home page mirata è segnale d’iniziativa”. ” Le buone notizie sono anche ex-cattive notizie. Se pensiamo ai beni confiscati alla mafia, pensiamo ad una buona notizia contro quella cattiva della camorra”. “Questa pagina sociale è importante, è la rete che fa bene” continua la Festa e prosegue riportando numerosi esempi di belle e buone notizie cha hanno avuto spazio nella testata: dalla libreria aperta all’internoi delle Vele di Scampia, fino all’apertura di un rivista interamente curata dai senzatetto di Napoli.

Gianluca Testa ricorda che durante il Festival sarà presentata la nuova pagina del corriere interamente dedicata al sociale di fronte al presidente del Consiglio Valerio Renzi, progetto partito con un esperimento: un multi-blog del Corriere della Sera che in poco tempo è diventato il secondo per numero di accesi, comprovando l’interesse della cittadinanza alle buone notizie.

Mentre la prima parte si avvia alla conclusione, appare, con inaspettato anticipo, il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Giuliano Poletti, il quale chiuderà la prima sessione dell’iniziativa, ma prima di lui conclude Luca Calzolari, direttore de Il Giornale della Protezione Civile che riporta il tema sul piano più generale di livello europeo: “Un’Italia che fa bene a l’Europa è un’Italia che fa bene soprattutto a se stessa”. Calzolari coglie inoltre l’occasione per rivolgere una domanda al ministro Poletti sulle possibilità e necessità di valorizzazione del servizio volontario all’interno del mondo del lavoro” accogliendo uno degli spunti di riflessioni che maggiormente ha attraversato il Festival, sul tema del lavoro.

Il ministro Poletti interviene e pone, sin da subito, in rilievo la questione della capacità di saper rappresentare e comunicare bene le cose che accadono, ma allo stesso tempo ravvisa sulla necessità del Terzo Settore di tenere ben presente e mantenere una visione di lungo periodo, che vada oltre gli obiettivi che si prefigge l’organizzazione in sé. Il ministro coglie l’opportunità di presentare l’idea di fondo dell’azione di Governo: “il Governo vuole fare in modo che nessun cittadino sia relegato in casa a fare nulla, escluso a partecipare in maniera attiva al bene della società perchè è una delle peggiori condanne che posso essere inflitte ai cittadini” ed invita al totale ripensamento del lavoro così come fino ad oggi è stato definito: “le regole, i contratti, le leggi vanno riviste! Siamo in una fase storica senza precedenti, non c’è mai stato un’attenzione tale alla persona, una tale centralità dell’individuo. Siamo in una fase in cui dobbiamo correre il rischio ed assumercene la responsabilità!”.

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