Il “lato B” della cooperazione passa anche da Amleto

Isole comprese teatro

[di Angelica D’Agliano] FIRENZE. Il 4 marzo al Saschall di Firenze si è parlato di Amleto, di come il lavoro sia un diritto per tutti e di come sia stato firmato il decreto a livello regionale che mette il turbo (finalmente) agli affidamenti di forniture da parte delle Asl.

“Essere, o non essere…/ questo è il nodo: se sia più nobil animo/ sopportar le fiondate e le frecciate/ d’una sorte oltraggiosa, /o armarsi contro un mare di sciagure,/ e contrastandole finir con esse./ Morire… addormentarsi: nulla più.”

Il re e Polonio sono usciti. È la prima scena del terzo atto, la più famosa, la più grande. Amleto (ma è poi Amleto? o il suo fantasma? o il fantasma di suo padre?) recita, sì recita. Il gioco è svelato, il personaggio principe può stare su un palco, e può parlare stando in una posa insolita; è prono e sollevato come se dovesse fare una serie infinita di flessioni; come se sul serio dovesse faticare incredibilmente, fisicamente, per dire quel suo “essere o non essere”.

È cominciata così la più insolita “Conferenza su Amleto” che si sia mai vista: siamo al teatro Saschall di Firenze, per lo spettacolo della compagnia ISOLE COMPRESE, che ha aperto la giornata “Uno sconosciuto lato b della cooperazione sociale”.

L’evento – promosso dalle coop sociali di inserimento lavorativo e dalle associazioni di rappresentanza Confcooperative-Federsolidarietà e Legacoopsociali – è stato l’occasione per “raccontare” la cooperazione di inserimento lavorativo, ossia quella particolare forma di cooperazione sociale che offre una possibilità di impiego, e per molti versi di riscatto, alle persone in difficoltà. Che questa realtà sia importante, oltre che radicata, lo dicono i numeri: sono 32 le coop di questo tipo attive a Firenze e provincia, per 26 milioni di fatturato e oltre 1000 occupati. In Toscana sono 183, fatturano 145mila euro all’anno e danno lavoro a oltre 6mila persone.

Lo spettacolo continua e Amleto si sgretola, sul palco, in infiniti personaggi: ognuno col suo nodo, ognuno col suo dubbio e la sospensione sua propria tra l’agire e il lasciar perdere. I ragazzi delle ISOLE COMPRESE mietono applausi e si congedano. Ma qualcosa rimane: se parliamo di cooperazione sociale, se parliamo di dar lavoro a persone in difficoltà il nodo diventa un altro. Si tratta di un interrogativo al tempo stesso più ampio e più preciso: la comunità è ancora teatro di integrazione socio-lavorativa? A questa domanda ha cercato di rispondere Paolo Ruffini, arbitro d’eccezione del matching teatrale al quale hanno partecipato, tra gli altri, l’assessore regionale Daniela Scaramuccia, l’assessore provinciale Elisa Simoni e il direttore generale della Asl10 Luigi Marroni.

Si discute, viene annunciata la firma che dà il via libera al protocollo della Regione (documento pre-elettorale che risale a febbraio 2010) che prevede che l’8% di forniture di beni e servizi delle aziende sanitarie sia affidato a coop di tipo B. Alla fine ci si lascia con un accordo provocatorio: le coop si impegnano in un anno a incrementare del 10 per cento il fatturato privato; l’anno prossimo, per contro, l’appuntamento è di nuovo al Saschall, stesso posto stessa ora: a contare gli inserimenti lavorativi di persone svantaggiate generati da una nuova intesa, della quale il 4 marzo è stato gettato il seme, fra pubblico e privato.

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