Il mutamento culturale per riconoscere i beni comuni

Fiera dei beni comuni di Napoli

NAPOLI. “Il profitto non deve essere fatto sulla pelle delle persone”. Con queste parole Mauro Cavani, presidente della Fondazione culturale responsabilità etica ‘Banca Etica’, ha introdotto il proprio intervento nella tavola rotonda ‘Beni comuni e Territorio’ all’inteno della Fiera dei beni comuni promossa dal Csv Napoli. “L’idea del raggiungimento della felicità a discapito degli altri -ha chiosato Cavani-, è un errore in partenza. Il mondo economico, e in particolar modo la speculazione finanziaria che ha caratterizzato la vita dell’intero Pianeta in questi ultimi trent’anni, ha profondamente cambiato le coscienze in negativo: come cittadini dobbiamo ribellarci a tutto questo, non possiamo continuare a nascondere la testa sotto la sabbia”.

Un punto di vista che, nel secondo giorno di appuntamenti della manifestazione partenopea, ha ripreso anche Alex Zanotelli, ancora una volta chiamato a parlare ai tanti giovani in sala: “Perché i figli dei nostri figli possano vivere sulla stessa nostra Terra dobbiamo cambiare subito, è arrivato il momento. Fino ad oggi noi ‘evoluti’ siamo riusciti a mantenere il nostro tenore di vita sfruttando gli altri grazie alla armi: basti pensare che l’Italia ha speso 25 miliardi di euro in armi nel 2010, non è un po’ esagerato? Una cifra esorbitante nemmeno fossimo stati invasi dagli ufo, ma che più realisticamente viene tagliata a tutti quei servizi che permetterebbero un benessere più diffuso e la non privatizzazione di un bene comune come l’acqua. E il nocciolo della questione è questo, è moralmente sbagliato, e impossibile anche nei fatti, riuscire a sopravvivere facendo profitto a discapito degli altri”.

E il vero cambiamento dovrebbe passare, in primo luogo, da un mutamento culturale: in Italia, mediamente, vengono usati 250 litri di acqua al giorno pro capite, quando l’Onu ha sancito che ne sarebbero sufficienti 50. Un cambiamento generale che  certamente dovrebbe passare anche dal mondo dell’informazione. E ad affermarlo è stato il giornalista Maurizio Regosa di Vita: “Visto che parliamo di beni comuni sono convinto che l’informazione debba rientrare pienamente in questa categoria. E la questione è tanto più chiara oggi in vista del referendum del prossimo 12 e 13 giugno. La responsabilizzazione dei mass media è fondamentale, ma ciò che credo possa essere ancora più importante è il ruolo del lettore: noi possiamo scegliere, e scegliendo riusciamo a indirizzare anche la stessa comunicazione”. E proprio la forza del popolo è stato un concetto ribadito durante tutto il convegno, con un esempio concreto portato proprio dalla stesso Regosa: “Latina è il classico caso di cosa potrebbe accadere se l’acqua venisse privatizzata. Nella città laziale le tariffe sono aumentate dal 100 al 200 %, e i cittadini si sono attivati e costituendo comitati e decidendo di non pagare più le bollette, un chiaro segno che quando esiste la volontà di battersi, il popolo è in grado di far rispettare i propri diritti”.

E un altro tema toccato, e che pienamente potrebbe essere risolto semplicemente volendolo fare, è stato quello dei rifiuti. Una questione che riesce a scaldare gli animi proprio in una città come Napoli, tragicamente famosa proprio per il persistere di cumuli di spazzatura sui marciapiedi. Un appuntamento in cui a parlare sono stati i persecutori della teoria dei ‘Rifiuti Zero’, con l’esempio virtuoso del Comune di Capannori in Provincia di Lucca, ma anche quello di una realtà napoletana come San Sebastiano al Vesuvio, il cui sindaco è stato rieletto con il 75% dei consensi proprio perché è stato in grado di sganciare il Comune napoletano dall’emergenza rifiuti. Una questione per cui l’unica via d’uscita sembra sia proprio rappresentata dalla possibilità di una raccolta differenziata seria seguita da una politica virtuosa, due peculiarità che certamente non possono prescindere dall’impegno e dalla volontà messa in gioco dalla cittadinanza attiva. L’evento, organizzato all’interno della Fiera, era a cura della Fondazione Volontariato e Partecipazione.

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