Il paradosso dell’Italia, un paese ricco abitato dai poveri. Il libro di Nunzia Penelope

Il libro di Nunzia Penelope

LUCCA. L’Italia costituisce soltanto l’1% della popolazione mondiale, ma nonostante questo il 5,7% della ricchezza globale delle famiglie è posseduta dal nostro paese. La ricchezza privata degli italiani (8640 miliardi netti) rappresenta una cifra circa quattro volte superiore a quella del debito pubblico (1972 miliardi). Un 10% della popolazione italiana controlla il 50% della ricchezza; la restante metà è distribuita fra il 90% dei cittadini.Ricchi e poveri“, il libro di Nunzia Penelope, muove da queste tre considerazioni, che si sublimano in una sconcertante affermazione: l’Italia è un paese ricco, abitato da poveri. Incrociando i dati economici con l’osservazione di fatti e tendenze, la giornalista mette a confronto l’Italia di chi può avere tutto con quella di chi non ha più niente. Ed ecco calzante la metafora del paese-condominio: fra attici e superattici, fra viste spettacolari e lussi d’ogni genere, chi, ai piani bassi, potrà aspirare ad un appartamento migliore? Nessuno, la promozione sociale non è abito del nostro tempo; piuttosto è necessario far sì che questa non divenga discesa nella povertà, rovinosa caduta sul marciapiede, dove sopravvivono un milione e 400 mila famiglie (tre milioni e mezzo di persone circa) in condizioni disastrose.

Il reddito di queste famiglie spesso non arriva ai 500 euro, mentre vi sono persone il cui guadagno ammonta a più d’un miliardo di euro. Il sostanziale dislivello di gettito genera una forte tensione sociale, che non è altro se non l’espressione della disuguaglianza. Servirebbe una ridistribuzione della ricchezze: qualora la ricchezza privata degli italiani fosse distribuita equamente, ogni famiglia disporrebbe d’un patrimonio di 360 mila euro.

Quanto tempo passerà prima che l’Italia della crisi liberi il proprio rancore generando il caos? Non molto, soprattutto se vi sono persone che dispongono di 10 mila euro al giorno e che non paiono aver mai interrotto il “party del consumo”. Ma un paese la cui maggioranza di cittadini non è in grado di consumare, è un paese morto. Insomma, il paradosso primario della crisi è che i ricchi restano tali anche in essa e i poveri divengono ancora più poveri. Dunque, come suggerisce la stessa Nunzia Penelope, bisognerebbe studiare un po’ più a fondo la ricchezza: soltanto così potremo studiare il problema alla radice.

Spezzare i solidi chiavistelli della ricchezza, a mo’ di Lucrezio (che elogiava Epicuro per aver spezzato quelli della “religio” intesa come superstizione) potrebbe essere il primo passo per tentar di raggiungere l’equità dei redditi, e, quando allora la ricchezza sarà di tutti, vi sarà progresso. Questa non è che la sfida più grande dell’avvenire. Sarebbe bello poter utilizzare di nuovo la parola “futuro” per riferirci al campo della fattualità, e non a quello delle speranza che diviene miraggio. “Ricchi e poveri”, a questo proposito, costituisce l’ideale testimonianza da cui potrebbe scaturire la rivincita d’un popolo sfiduciato, il popolo italiano.

Claudio Davini

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Commenti

  1. paola ha detto:

    mi dispiace tanto questo che accorre nella mia bella patria vedo come creano lavorano cosi bene i produttori italiani che e’ un piacere vivere in italia DOVETE CAMBIARE I GOVERNI NO LA ECONOMIA L’ITALIA e’ ricca perche’ i cittadini sidanno da fare e il sudore si rispetta .