Il seme dell’accoglienza

La 'comunità' di Boveglio

Quest’anno il raccolto di patate e fagiolini è previsto particolarmente abbondante a Boveglio, un paese di cento anime in provincia di Lucca, a 700 metri sul livello del mare e a pochi chilometri da Collodi, la patria del “papà” di Pinocchio. A pulire i poggi, togliere i rovi sedimentatisi nel corso di anni di abbandono, arare, seminare e curare i campi in pendenza che circondano il paese sono stati gli 8 ospiti richiedenti asilo della Comunità di Accoglienza messa in piedi nei locali parrocchiali e gestita dalla Cooperativa sociale Odissea di Lucca. Sette ospiti sono di origine pakistana e uno indiano: lavoravano, anche con ruoli di responsabilità, in Libia prima della guerra e sono fra i tanti che nella primavera dello scorso anno hanno speso i loro risparmi e preso in mano il coraggio per attraversare il mare, trovare riparo e cercare di costruirsi una nuova vita. Sono stati smistati in questo angolo di Toscana, in un bel paesino molto isolato. Hanno preso di petto l’emergenza e insieme agli operatori della cooperativa, ragazze laureate residenti a Boveglio, creato una comunità che funziona. Prima hanno sistemato i locali della casa parrocchiale abbandonata: ridipinte le pareti assalite dalla muffa, installata la caldaia a legna, montati i mobili di seconda mano presi da un’isola ecologica, rimessa in ordine l’aiuola all’ingresso, e svolto altri lavori. In questo modo hanno mostrato gratitudine a chi li ha accolti.

La casa è bella e accogliente -raccontano due di loro mentre ci servono un pranzo di specialità pakistane da fare invidia ai migliori ristoranti etnici- e noi abbiamo solamente fatto alcuni piccoli lavori. D’inverno fa un po’ freddo, ma ci scaldiamo con la caldaia a legno e ci teniamo attivi con tutti i lavori da fare”.

Accanto alla casa della comunità di Boveglio c’è una antica chiesetta: la si può ben scorgere dalle terrazze sovrastanti la valle dal paese, valle che ha ospitato nella storia le prime aziende cartarie di quello che era uno dei distretti economici più importanti della Toscana. Da quelle terrazze gli abitanti hanno visto arrivare i profughi dalla Libia nell’aprile del 2011: molta diffidenza e un pizzico di paura nel vedere una decina di persone -alcuni poi se ne sono andati- rimpinguare la popolazione di un paese con appena un centinaio di anime. La tensione si è sciolta velocemente: merito anche di Silvia e Michela, le due operatrici che seguono la comunità e di Federico, il coordinatore della struttura. E della mitezza e disponibilità dei richiedenti asilo che hanno fatto subito di tutto per farsi voler bene.

Dopo che avevano sistemato la casa -racconta Valerio, il presidente della Cooperativa Odissea che guida la visita- hanno cominciato a guardarsi attorno con curiosità e vivacità imprenditoriale. Intorno alla casa c’erano molti campi abbandonati da anni che i residenti della zona non riuscivano più a seguire né a tenere puliti. Hanno subito pensato che rimetterli a coltura poteva essere il loro compito per non stare qua a perdere tempo. Grazie anche alla mediazione delle operatrici, gli ospiti si sono messi in contatto con i proprietari i quali hanno accettato di buon grado di autorizzare gli ospiti stessi a lavorarli. Si sono attivati intorno all’agricoltura e ne sono entusiasti, il paesaggio e l’ambiente sono migliorati, la convivenza fra la comunità è il paese è eccellente, e nell’agricoltura vedono anche una possibile prospettiva di vita una volta che otterranno, come si spera, l’autorizzazione a rimanere in suolo italiano”.

Ognuno degli ospiti ha ottenuto un pezzo di terra: un lavoro infernale pulirli dopo tanto abbandono. Gli abitanti della zona hanno dato una mano ad arare con il motocoltivatore o messo a disposizione gli utensili, ma quasi tutto è stato fatto a mano, disboscando i rovi e lavorando la terra.

I campi di Boveglio

Poi hanno piantato prodotti tipici della zona: patate, fagioli, fagiolini. Dietro alla casa c’è un pezzo di terra a balze in cui hanno installato l’orto collettivo che soddisfa in parte le esigenze di cibo della comunità, facendo risparmiare anche sui costi dell’accoglienza. Hanno messo in piedi anche un pollaio.

Le persone qua sono gentili e aperte, spesso ci vengono a trovare per socializzare; ci hanno dato i campi e noi li curiamo meglio che possiamo” –raccontano gli ospiti.

Alcuni gruppi di acquisto solidale della lucchesia si stanno interessando ai prodotti della Comunità di Boveglio e potrebbe nascere una collaborazione interessante, in attesa di conoscere le sorti dei richiedenti asilo. Visitiamo i campi in una calda giornata. La primavera si fa finalmente sentire: osserviamo le precise file delle piante, i recinti ben costruiti anche per evitare l’assalto di caprioli e tassi che rovinerebbero il raccolto. Il tratto di sentiero più lungo è quello che risale dalla comunità e porta immediatamente sotto il paese: anche lì i poggi sono stati messi a coltura dai richiedenti asilo: dai terrazzi delle case la gente osserva la carovana in visita e saluta i ragazzi. Intanto, nella terra, germogliano i semi dell’accoglienza.

Giulio Sensi

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