Il Terzo settore critica la Manovra del Governo

ph. Radosław Kut (cc flickr)

ROMA. Una manovra con “troppe incognite sul futuro”. La scelta di rimandare ai prossimi due anni il grosso del risanamento dei conti lascia “perplesse e preoccupate” le Acli e il Forum del Terzo settore, che danno un primo giudizio sul decreto varato ieri dal Consiglio dei ministri. “Molti annunci e troppi rinvii generano inevitabilmente confusione e inquietudine. Sia per quanto riguarda i tagli che le riforme”. Per il presidente nazionale delle Acli, Andrea Olivero, “la manovra non sembra dare al Paese le certezze di cui ha bisogno. Ci sono i tagli preoccupanti agli enti locali, che mettono definitivamente a repentaglio i già scarsi servizi sociali, oltre a pregiudicare lo stesso sviluppo del federalismo. Mentre la riduzione dei costi della politica appare poco più di una generica dichiarazione di intenti. Il tema dell’abolizione delle province non è neppure accennato. Ma il Paese ha bisogno di riforme almeno quanto ha bisogno di conti a posto”

“C’è perplessità -continua Olivero- sulla capacità della manovra di rilanciare lo sviluppo. La liberalizzazione del collocamento è cosa buona. Il forfait fiscale per i giovani imprenditori è un buon segnale. Ma tutto ciò non appare sufficiente a far ripartire l’economia e l’occupazione, a sostenere i redditi delle famiglie”. Quanto all’apertura dei negozi la domenica, per Olivero “va in direzione contraria rispetto a quanto chiedono le organizzazioni del lavoro e in particolare il mondo cattolico”. L’innalzamento dell’età pensionabile delle donne “è fatto senz’altro in maniera graduale, ma mancano norme compensative che vincolino i risparmi ottenuti all’investimento nelle politiche di sostegno all’occupazione femminile”.

Tra gli aspetti positivi, le Acli segnalano l’introduzione del prelievo del 20% sulle rendite da capitale, “una misura di equità fiscale chiesta da molti e da molto tempo”. “Peccato invece l’accantonamento, se dovesse essere confermato, della tassa sulle transazioni finanziarie inizialmente ipotizzata dal Governo”. Bene anche il preannuncio della riforma del welfare. “Una riqualificazione e un riordino della spesa sociale sono senz’altro necessari -afferma Andrea Olivero- e chiediamo da subito un coinvolgimento dei soggetti che operano quotidianamente in questo settore. Ma alcune cose si possono fare a costo zero, altre no. Il mancato reintegro dei fondi per le politiche sociali rende difficile accostarsi a qualsiasi tavolo in maniera serena. Senza risorse messe in campo, una riforma del welfare appare difficilmente realistica”.

Anche il Forum nazionale del Terzo Settore ha ascoltato con interesse le dichiarazioni del Ministro Tremonti sul disegno di legge delega di riforma dell’assistenza approvato ieri dal Consiglio dei Ministri che rafforzerebbe il ruolo del terzo settore nei rapporti con i cittadini e con i governi locali.

“Rimaniamo in attesa che alle parole seguano i fatti”, dichiara il Forum. “Che la sussidiarietà, più volte richiamata nella dichiarazione del Ministro, trovi la sua piena affermazione nel rispetto del ruolo attivo del volontariato, dell’associazionismo e dell’intesa sociale che, certo, non possono essere ridotti a meri sostituti dell’intervento pubblico nei servizi socio-assistenziali. Esprimiamo inoltre preoccupazione per gli annunciati ulteriori tagli alle sperse sociali e all’istruzione che, seppur rimandati a un futuro  imprecisato, non fanno altro che contribuire alla crescita di uno stato di insicurezza del nostro Paese”.

“Continuiamo a chiedere con forza che il Governo si assuma le proprie responsabilità in tema di politiche sociali, e che dia riscontri reali alle nostre proposte che vanno nella direzione di adottare misure concrete per la lotta alla povertà e alle altre emergenze sociali. Crediamo -conclude il Forum- che le spese per un sano welfare siano un investimento per il futuro del Paese”.

Infine la riforma fiscale. “E’ ancora presto per capire se andrà a ridistribuire le risorse o a premiare ancora una volta i redditi più alti. Quello che è certo è che ci era stata promessa in campagna elettorale, e poi ancora ad inizio legislatura, l’introduzione del quoziente familiare. Di quella promessa non c’è traccia alcuna. Manca totalmente qualsiasi riferimento ad un fisco a misura di famiglia. Il presidente del Consiglio dovrebbe spiegare agli italiani perché si è rimangiato la parola data agli elettori”.

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