In guerra anche i bambini

ROMA. Rapiti, abusati, reclusi, feriti, uccisi: si parla di bambini. Centinaia di migliaia, nel mondo, costretti a subire direttamente l’orrore della guerra. È l’inaccettabile realtà di un numero sempre crescente di minori cui viene negato il futuro: la realtà dei bambini soldato.

Per sottrarre i bambini alle violenze dei conflitti, per dar loro l’opportunità di un futuro migliore, Intersos, organizzazione umanitaria italiana che opera a sostegno delle popolazioni vittime di violenze, guerre e disastri naturali, porta avanti progetti di protezione e tutela dell’infanzia in 13 paesi del mondo.

In Repubblica Centrafricana Intersos sta avviando progetto di tutela e reintegrazione per 200 ex bambini soldato. I bambini fuggiti o liberati dai gruppi armati, vengono accolti in un centro minorile in cui vengono ascoltati e seguiti dagli operatori, per poi essere reinseriti a scuola e nella comunità, riunificati alle loro famiglie o accolti da famiglie affidatarie. Durante tutto il percorso di graduale reinserimento sociale, ai bambini e alle famiglie viene fornito supporto e assistenza psicologica.

Dati inacettabili
In Repubblica Democratica del Congo,quasi 8.000 bambini sono stati utilizzati dai gruppi armati: il 40% sono bambine, secondo l’ultimo rapporto MONUSCO (United Nations Organization Stabilization Mission in DR Congo) di Novembre 2015 sul coinvolgimento delle bambine nel conflitto. Sempre più giovani rispetto ai bambini, vengono rapite durante gli attacchi armati ai villaggi o assoldate, tra le famiglie più povere, con la promessa di ricevere protezione e istruzione, e invece vengono date in mogli ai soldati, subendo violenze e stupri.

In Sud Sudan, dallo scoppio del conflitto nel 2013, tra i 15.000 e i 16.000 minori sono stati assoldati dai gruppi militari, sia governativi che ribelli, secondo i dati raccolti da Human Rights Watch nel corso del 2015. Le testimonianze raccontano di rapimenti e arruolamento forzato di bambini durante gli assalti armati, di campi di addestramento, di abusi, reclusioni e torture: ragazzini di 14 anni costretti a marciare per giorni nella foresta, senza cibo e acqua sufficienti, lanciati negli assalti, in prima linea, come scudi umani, privati delle cure mediche se feriti, che vedono amici e familiari soffrire e morire davanti ai loro occhi.

In Repubblica Centrafricana, secondo i dati diffusi da UNICEF, dal 2013, tra i 6.000 e i 10.000 bambini sono stati coinvolti direttamente nei combattimenti dai gruppi armati, feriti dai proiettili o trucidati con i machete.

In Iraq si è consolidato l’uso dei bambini nella strategia militare dello Stato Islamico, a quanto riporta il Segretario Generale delle Nazioni Unite nell’ultimo rapporto su infanzia e gruppi armati in Iraq, di novembre 2015. Si stima che tra il 2014 e il 2015, oltre 1.300 bambini siano stati rapiti e formati non solo per combattere, ma anche per spiare il nemico, piazzare ordigni, trasportare le armi e filmare gli attacchi per i fini propagandistici. Bambini anche di 8 anni portati nei campi di addestramento, indottrinati e istruiti sull’uso delle armi e delle tecniche militari.

Anche bambine
Negli attuali scenari di guerra, si intensifica l’uso dei minori come parte attiva nei combattimenti: non solo soldati, ma anche spie, facchini, schiavi sessuali, scudi umani. Molte sono le bambine, reclutate con la forza dai gruppi armati: rapite, indottrinate, picchiate e abusate, diventano spose e concubine.
Solo nel nord della Nigeria, i miliziani di Boko Haram dal 2009 hanno rapito oltre 500 ragazze, mentre erano a scuola o nelle loro case, per farne schiave sessuali (fonte “Rapporto del Segretario Generale delle Nazioni Unite su infanzia e conflitti armati”, giugno 2015). Sempre le bambine vengono usate da Boko Haram per compiere attacchi kamikaze in luoghi affollati, come i mercati.

Intersos a  difesa dell’infanzia nei conflitti
“E’ inaccettabile quello che vivono questi bambini. La dimensione contemporanea dei conflitti non risparmia neppure l’infanzia, non esula i bambini da violenza e morte, ma anzi li trascina e li rende vittime e carnefici”-  racconta Kostas Moschochoritis, Direttore Generale di Intersos- “Quello dei bambini soldato è un dramma su cui non possiamo chiudere gli occhi, anzi dobbiamo denunciare l’escalation che l’arruolamento forzato di minori sta avendo in diverse aree di conflitto. Per questo Intersos ha sempre messo la lotta al fenomeno dei bambini soldato al centro della sua azione umanitaria. Sia con interventi diretti, come quello che stiamo attivando in Repubblica Centrafricana. Sia con progetti di prevenzione diffusa. Costruire e riabilitare scuole, creare dei luoghi protetti per l’infanzia in paesi come il Sud Sudan, la Repubblica Centrafricana e la Repubblica Democratica del Congo garantisce ai bambini a rischio protezione e speranza, la possibilità di sottrarsi all’arruolamento, un’alternativa alla violenza. Garantire l’istruzione, nelle aree di conflitto, significa salvare e proteggere i bambini dai gruppi armati”.

@VolontariatOggi

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