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La cittadinanza come diritto e non come premio

BOLOGNA.  Fr. Giampaolo Cavalli, Direttore Antoniano di Bologna, commenta i fatti accaduti a Crema.

Ramy, il tredicenne che insieme a due compagni di scuola ha avuto il coraggio di chiamare i carabinieri dall’interno dell’autobus dirottato a Crema, è diventato un eroe suo malgrado.

Per questo il Viminale si è dichiarato pronto ad accelerare l’iter per riconoscergli la cittadinanza per meriti speciali: un premio più prezioso, più atteso e sospirato di qualsiasi medaglia.

Ramy, infatti, pur essendo nato nel nostro paese, pur crescendo e vivendo nel cuore della Pianura Padana, non ha la cittadinanza italiana poiché i suoi genitori sono stranieri. Potrà farne richiesta solo se fino al suo diciottesimo compleanno risiederà continuativamente in Italia.

Ci commuove Ramy, ci commuove la storia di audacia, di slancio, di affiatamento – questo leggersi negli occhi, capirsi al volo e agire per il bene comune – che Ramy condivide con Adam, “straniero” come lui e Ricky, “italiano” come noi.

Stringerci intorno a questi tre ragazzini, riconoscere l’importanza del loro gesto e celebrarli vuol dire specchiarsi nella possibilità di futuro che vogliamo.

Tuttavia che bello sarebbe riconoscere, e non come un premio speciale, a ogni bambino nato in Italia l’opportunità o meglio il diritto – chiamiamolo col nome giusto! – di crescere nel nostro paese sentendosi pienamente accolto come cittadino italiano anche nella quotidianità “normale” della propria infanzia di gioco e di studio, di divertimento e di fatiche, di relazioni e di scoperte.

Beato quel paese in cui un bambino non ha bisogno di diventare un eroe per vedersi riconoscere un diritto.

@VolontariatOggi

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