Patriarca + Giovannini Montecitorio

La maggioranza degli italiani non è contraria all’immigrazione, ma serve un altro approccio

ROMA. Gli italiani non sono in maggioranza contrari all’immigrazione e in particolare all’arrivo di richiedenti asilo, ma chiedono che il fenomeno sia governato di più e meglio. È quanto emerge da un’indagine realizzata da CSA – Centro di Statistica Aziendale– in collaborazione con il Centro Nazionale per il Volontariato (Cnv) e la Fondazione Volontariato e Partecipazione (Fvp) i cui dati sono stati illustrati venerdì scorso, 21 aprile, a Montecitorio al convegno “La normalità delle migrazioni” organizzato da Cnv e Fvp come tappa di avvicinamento al Festival Italiano del Volontariato che si terrà a Lucca dal 12 al 14 maggio.

L’indagine di opinione, svolta su un campione rappresentativo per classe di età e area geografica di residenza di 2255 italiani, racconta il difficile e contraddittorio rapporto fra gli italiani e l’immigrazione. Ad essere bocciata senza appello è l’Unione europea: a parere dell’84% degli italiani non ha fatto abbastanza per aiutare l’Italia ad affrontare l’emergenza immigrazione. Ma anche l’Italia non sta affrontando correttamente la questione a parere del 70% degli italiani.

L’indagine ha anche chiesto agli italiani cosa dovrebbe essere fatto per gestire i flussi: il 27,9% pensa che si debbano chiudere le frontiere anche con le maniere forti, ma quasi il 70% è favorevole ad una diversa accoglienza: il 34,9% creando dei corridoi umanitari e facendo entrare i richiedenti asilo già selezionati, il 34,4% accogliendo i rifugiati, ma velocizzando i processi di verifica dei requisiti per ottenere l’asilo. La maggioranza degli italiani non è comunque infastidita dalla presenza di richiedenti asilo nella propria città (58,3%) e pensa che debbano essere messe in campo azioni per favorire la loro integrazione: il 27,4% del totale tramite istruzione obbligatoria e corsi di lingua, il 25,4% con la formazione per insegnare loro mestieri che gli italiani non vogliono più fare, il 20,1% con progetti di inclusione lavorativa e il 19,7% con progetti di volontariato di enti locali e associazioni.

“Vogliamo affrontare seriamente questo tema -ha spiegato il presidente del Cnv Edoardo Patriarca- non con battute e superficialità come accade troppo spesso. È un fenomeno strutturale che ci coinvolgerà nei prossimi anni e decenni. Vogliamo pensare alle migrazioni non solo come un problema, ma anche come opportunità”.

Al dibattito hanno partecipato esperti e esponenti di associazioni in prima linea sul fronte immigrazione: Linda Laura Sabbadini, statistica sociale, editorialista de La Stampa, Enrico Giovannini, portavoce Asvis, Andrea Torre, direttore del Centro Studi Medi di Genova, Emilio Ciarlo, dirigente dell’Ufficio II – Rapporti Istituzionali e comunicazione dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione e lo Sviluppo, Caterina Boca, consulente dell’Ufficio Immigrazione di Caritas Italiana, Gianfranco Cattai, presidente Focsiv e Claudio Cottatellucci, esperto giuridico Comunità di Sant’Egidio che ha ricordato l’efficace progetto dei corridoi umanitari che adesso sta iniziando ad adottare anche la Francia.

Giovannini ha ricordato il peso delle migrazioni dovute ai cambiamenti climatici e come i flussi migratori siano un problema enorme e l’Europa sia ancora in tempo per tentare di gestirlo, ma anche di coglierne le opportunità. “A patto -ha detto Giovannini- di proteggere di più coloro che stanno già pagando in termini elevati in globalizzazione, evitando la guerra tra poveri”.

Torre ha illustrato i dati sui flussi migratori, ricordando come la crescita dell’arrivo dei richiedenti asilo stia facendo da contraltare ad una diminuzione drastica degli arrivi per altri canali. “Il 97% della popolazione mondiale -ha detto- rimane dove nasce. L’immigrazione in Italia è cresciuta molto poco perché i canali di ingresso sono bloccati e nonostante questo i motivi di asilo non sono il primo motivo di ingresso”. Allora perché l’immigrazione scatena pulsioni irrazionali? Secondo il direttore del centro studi Medi ciò è dovuto alla correlazione fra racconto dei media, mercato elettorale e legislazione arretrata. Fattori che generano tali pulsioni in una società sfiancata e confusa. Sabbadini infine ha ricordato come l’Italia sia un paese a bassissima fecondità e come nemmeno la presenza degli immigrati riuscirà a invertire il trend dell’invecchiamento della popolazione. “Servono -ha detto la statistica- azioni che puntino sull’investimento sociale in un ottica di innovazione sociale, sia dal punto di vista dell’innovazione del welfare sia dell’integrazione”.

@VolontariatOggi

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