La memoria di Maria Eletta Martini per il futuro del volontariato. “Ha costruito ponti, non barricate”

Un momento dell’evento dedicato a Maria Eletta Martini

LUCCA. È stato un ricordo vivo, intenso e a tratti commosso quello che si è svolto stamani a Roma presso il Cnel dedicato alla «madre» del volontariato italiano Maria Eletta Martini alla vigilia del primo anniversario della sua scomparsa. Tante le persone, legate alla Martini, che hanno voluto partecipare a questo primo momento voluto dal presidente del Cnv Edoardo Patriarca. Il quale ha ricordato la fondatrice del Centro Nazionale per il Volontariato rileggendo alcuni passaggi dei suoi scritti più recenti. Sono stati poi due grandi testimoni della stagione storica che ha visto protagonista Maria Eletta Martini a ricordarla con interventi di grande spessore: Mons. Giuseppe Pasini, presidente della Fondazione Zancan e l’onorevole e giurista prof. Nicolò Lipari.

«Maria Eletta Martini -ha ricordato Pasini- era una donna che cercava di incarnare i suoi valori, attenta ai segni dei tempi. Credo che il modo migliore per ricordarla sia di non chiudersi nella memoria del passato, ma partire da dove lei era arrivata per proporre qualcosa per il presente e per il futuro. Era una credente attiva che ha testimoniato la propria fede e le proprie convinzioni nella politica e nel volontariato. Era una donna preoccupata più di aprire ponti che di alzare barricate. Non è esagerato affermare che la ripetuta riconferma dei suoi incarichi fosse il riconoscimento che ha svolto i suoi mandati parlamentari come servizio e non come privilegio. E lo dimostra anche la sua scelta di lasciare il ruolo di parlamentare a compimento dei 70 anni per lasciare spazio alle nuove generazioni. Lo dimostrano pure i giudizi di tantissime personalità confermati da alcuni fatti, primo fra tutti il suo contributo alla legislazione su moltissime materie di primo piano. Dei suoi tanti valori ne sintetizzo uno in questa frase: Non si opera giustizia senza parteggiare per gli ultimi».

«Ritengo -ha aggiunto Pasini- che il modo migliore di fare memoria di lei sarebbe quello di portare avanti i problemi in cui lei credeva. Pasini ha sottolineato in particolare uno dei punti di attualità del volontariato derivanti dall’eredità del pensiero di Maria Eletta Martini. «La gratuità, caratteristica principale del volontariato, che non deve venire mai meno».

Ha preso poi la parola Nicolò Lipari.

«Sono molte le persone che una persona in una vita incrocia, ma sono poche quelle che in fondo ti lasciano un segno nella memoria e fra queste nella mia vita c’è Maria Eletta Martini. Tramite il dialogo con lei, consolidatosi negli anni in cui insieme ad altri amici non necessariamente legati alla politica portai alcune competenze tecniche. Realizzai che il punto di saldatura non può che passare dal mondo del volontariato. Maria Eletta non ha mai inteso questi rapporti nella logica di convenienze, ma con la chiave di disponibilità gratuita che rimane fondamentale per il volontariato».

Lipari non ha mancato di fare alcuni riferimenti precisi all’attualità sociale e politica.

«Quando oggi si parla di crisi di rapporto fra istituzioni e società, lo si fa perchè ci si avvede che mancano persone capaci di saldare i due mondi. Se qui siamo chiamati ad interrogarci sulle prospettive che si aprono oggi al volontariato, è necessario chiederci come si è evoluto dagli anni ’70. La crisi potrà essere vinta solo quando assumeremo il volontariato come modello della nostra cittadinanza, qualunque sia il ruolo che viene ricoperto».

Lipari ha ricordato, in chiave critica, le stagioni vissute dal volontariato. «Nella seconda metà del secolo scorso ha conosciuto diverse stagioni: la legittimazione culturale, quasi esistenziale; il riconoscimento formale stagione in cui Maria Eletta è stata essenziale punto di riferimento e di impegno, con la pioggia di riconoscimenti normativi; poi la terza, quella della crisi del volontariato come struttura operativa». Se oggi -ha aggiunto- vogliamo davvero proiettare nel futuro il ricordo di Maria Eletta Martini è necessario chiederci quale possa essere la scommessa vincente del volontariato italiano negli anni difficili che ci attendono e come possa svincolarsi dalla crisi in cui versa il sistema politico a tutti i livelli. La mia proposta è questa: è necessario passare dalla doverosità del gratuito alla gratuita del doveroso. Nel passaggio da una prospettiva all’altra si misura il nuovo ruolo del volontariato ed essere parte di una società prevalentemente in un’ottica del dono. La stagione che si apre deve condurre il mondo del volontariato da un lato ad uscire da un territorio esclusivo, dall’altro di abbandonare due modelli di comportamenti connotati da una doverosità sacrifica. Deve diventare paradigma dell’azione di ciascuno all’interno di ambiti collettivi, ciascuno deve esprimere una necessaria dimensione di gratuita. Il volontariato non costituisce una materia ma un modo di essere della persone. Il volontariato non può non qualificare l’atto doveroso e ogni relazione misurata al diritto suppone una componente di gratuità. Credo che il volontariato, se non vuole limitarsi ad essere alibi dell’esistente, ma vuole essere lievito del cambiamento dovrà cambiare questo paradigma».

È poi intervenuto il sindaco di Lucca Alessandro Tambellini che ha ricordato come le origini lucchesi di Maria Eletta Martini ne abbiano segnato la parabola culturale.

«Maria Eletta era prima di tutto una grande lucchese. L’ho conosciuta molto tardi perchè non appartenevo alla politica tradizionale. Mi arrivò la telefonata di invito a casa sua, nel suo studio pieno di libri, ma soprattutto di lettere e comunicazioni che aveva avuto con la politica italiana. Mi si spalancò il mondo con la grande storia, con i grandi che hanno costruito la storia dell’Italia. Apprezzai di questa donna prima di tutto la grande cultura politica, l’assenza di ideologie chiuse, la laicità pur nell’irrinunciabile appartenenza cristiana. Il suo tratto fondamentale era la disponibilità all’incontro con l’altro, il grande senso della storia e l’altissima proiezione verso il futuro a partire dalla lettura del presente».

«E la sua preoccupazione -ha aggiunto Tambellini- affinché il volontariato continuasse ad avere la stessa identità e impostazione». Elementi di cui il primo cittadino di Lucca vuole fare tesoro nella sua opera di amministrazione della città. «Chi fa il sindaco -ha detto Tambellini- è in prima linea, io incontro tante persone e avverto un colpo alla stomaco molte volte perchè vivo il senso dell’impotenza di trovare soluzioni. La spesa sociale dei Comuni è poco più dello 0,4% del Prodotto Interno Lordo, al mio Comune sono stati tagliati circa 10 milioni di euro con la revisione della spesa. Quando ci sarebbe più bisogno di assistenza, vengono meno le risorse. Questo è uno dei paradossi del nostro tempo».

«Ma il grande impegno per il futuro -ha aggiunto -Tambellini- è immaginare il domani e costruirlo. Un domani che dovrebbe ripartire dal senso dell’equità e della giustizia sociale». «La passione e l’impegno che provengono dall’esistenza di Maria Eletta Martini che ne ha fatto uno dei fondamenti della sua vita, sono un esempio che ci devono ancora accompagnare. Il senso della democrazia che è forte perché congiunge le istituzioni con il resto della società».

Vivo anche il ricordo del Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca Arturo Lattanzi. «Ho avuto il privilegio di conoscere Maria Eletta Martini nel 1978, e ho avuto con lei molti contatti nati subito agli inizi degli anni ’80 quando ha fondato il Centro Nazionale per il Volontariato».

«Aveva sempre un atteggiamento discreto e gentile, e le sue domande erano rivolte a risolvere i problemi di altri. La sua vita è stata spesa nel portare a anti i valori in cui credeva: ricordo, fra i tanti aspetti, due caratteristiche essenziali: la pazienza e il fatto che nel volontariato si riceve di più di quello che si dà».

Un grande applauso ha accolto un intermezzo particolare del convegno dedicato a Maria Eletta Martini: la lettura da parte dell’attrice Ashai Lombardo della Lettera al Paese dei volontari elaborata a seguito della Conferenza Nazionale del Volontariato dell’Aquila. Un ricordo non formale e pieno di spunti è giunto poi dagli altri ospiti della mattinata: la presidente della Convol Emma Cavallaro, Diego Cipriani della Caritas Italiana e il presidente di CSVnet Stefano Tabò.

«Metteremo a disposizione di tutti questa memoria -ha concluso Patriarca-. Guardiamo avanti, con coraggio, impegno e fedeltà a quei valori in cui credeva e per cui operava Maria Eletta Martini».

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Commenti

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