Al Festival del Volontariato la lezione di Linda Laura Sabbadini

Benessere, la lezione di Laura Linda Sabbadini per le parole da “riconquistare”

Al Festival del Volontariato la lezione di Linda Laura Sabbadini

LUCCA. È toccato a Linda Laura Sabbadini, direttrice del Dipartimento per le statistiche sociali e ambientali dell’Istat, “riconquistare” la parola “benessere”. Il suo contributo al percorso di recupero di concetti chiave per la vita civile e sociale oggi trascurati o dimenticati è arrivato nella seconda giornata del Festival del Volontariato “Villaggio Solidale”, al Real Collegio di Lucca. Equità e sostenibilità: sono questi i concetti a cui Sabbadini ha fatto ricorso per definire una nuova frontiera del benessere. Un benessere non misurabile esclusivamente in termini di Pil, ma determinato da fattori di carattere economico, sociale e ambientale che aiutano a fotografare in maniera completa la società. “Si chiama Bes (Benessere Economico e Sostenibile) – dichiara Sabbadini – il nuovo concetto di benessere che Istat e Cnel, assieme ai cittadini, alle associazioni e a tutti i protagonisti della vita civile e sociale, hanno cercato di misurare attraverso un percorso partecipato. Il tutto con la finalità di fornire alle istituzioni indicatori utili per commisurare e monitorare i risultati delle politiche attuate”.

“Prima di stabilire le dimensioni essenziali del benessere e, di conseguenza, a identificare gli indicatori necessari per calcolarlo, abbiamo cercato di individuare una definizione concettuale condivisa del termine. Siamo arrivati a enucleare due concetti chiave: quello di equità, prendendo coscienza dell’importanza di tener presenti le differenze esistenti nel Paese, e quello di sostenibilità, riflettendo su quanto del capitale socio – economico e naturale stiamo consumando a danno delle generazioni future”.

“Successivamente, siamo passati a cercare di capire quali fossero le dimensioni del benessere ritenute fondamentali nell’attuale contesto italiano. Abbiamo così avviato un processo che ha messo assieme il contributo di diversi soggetti raccolti in una commissione nominata da Cnel e Istat, formata da sindacati, associazioni e realtà del mondo del volontariato di diverso tipo. Sulle medesime tematiche è stata condotta un’indagine su un campione di 50 mila cittadini. Questo percorso ha portato all’individuazione di 12 dimensioni del benessere, sottoposte poi a una commissione scientifica che ha provveduto a elaborare specifici indicatori per ciascuna di esse. I 12 domini per definire il Bes emersi dal lavoro di ricerca sono stati: salute, istruzione e formazione, conciliazione dei tempi di vita, benessere economico, relazioni sociali, politica e istituzioni, sicurezza, benessere soggettivo, paesaggio e patrimonio culturale, ambiente, ricerca e innovazione, qualità dei servizi”.

Dopo aver illustrato il percorso partecipato seguito per arrivare alla delineazione dei parametri del Bes, Sabbadini ha presentato alcuni dei risultati del rapporto sullo stato di benessere del Paese.

“Per quanto riguarda il capitolo salute, dalle indagini effettuate risulta che in Italia si vive sempre più a lungo, ma con forti disuguaglianze geografiche – nel Sud Italia la speranza di vita è più bassa rispetto al nord – e di genere – le donne vivono più degli uomini, ma in peggiori condizioni di salute”.

“È inoltre emerso che gli italiani sono sempre più istruiti: cresce infatti la percentuale di laureati e di coloro che raggiungono il diploma, anche se restiamo ancora lontani dalla media europea. Un aspetto rilevante è la difficoltà a terminare gli studi superiori da parti di ragazzi immigrati. Questo dimostra come l’estrazione sociale incida sui percorsi di studio e come la scuola di oggi non riesca ad agire come elemento riequilibratore delle differenze sociali”.

“Consistente il problema che riguarda il lavoro e la conciliazione dei tempi di vita – aggiunge Sabbadini -. Cresce infatti la percentuale di persone che svolgono lavori inadeguati al proprio livello di studio e per quanto riguarda il rapporto tra vita e lavoro permane una forte asimmetria all’interno della coppia. Interessante il senso di identificazione con il proprio mestiere che si evince dai dati, segno che gli italiani reputano molto importante la sfera lavorativa per la propria realizzazione personale”.

“Inutile dire che la povertà è in crescita. A causa della lunga durata della crisi, a far registrare un trend crescente è il fenomeno della deprivazione: non si tratta solo di mancanza di reddito, ma di disagi materiali che portano a una drastica riduzione dei consumi. Questo accade non solo nelle famiglie dove difficoltà di questo tipo erano preseti da tempo, ma anche tra la classe media”.

Ma la crisi non è solo economica: a risultare in difficoltà sono anche le relazioni.“C’è una forte mancanza di fiducia che caratterizza oggi i rapporti sociali. Questo costituisce un ostacolo allo sviluppo: non fidarsi spinge gli individui a non mettersi in gioco, a non investire. La radice di un simile atteggiamento è da ricercare nella sfiducia diffusa verso le istituzioni”
Grave la situazione per quanto riguarda i femminicidi e la violenza sulle donne. “Mentre il numero di omicidi di uomini per mano di altri uomini sono calati di un terzo, i femminicidi non accennano a diminuire. A far registrare una situazione di insicurezza per le donne è soprattutto la Campania. I dati rivelano dunque come la violenza di genere non sia stata adeguatamente affrontata dalla politica.

Il paesaggio e il patrimonio culturale rappresentano un indicatore specificamente italiano, assente dai parametri di tutti gli altri Paesi europei. “Nel settore paesaggistico e culturale sono state investite molte risorse economiche, ma a vanificare in parte un simile trend è l’insufficiente rispetto delle norme in questo ambito. Il paesaggio è infatti continuamente minacciato da violazioni edilizie”.

Altro ambito caratterizzato da forti criticità è infine quello dei servizi. “Uno dei problemi maggiori è lo squilibrio esistente tra bisogni crescenti e risorse pubbliche in calo”.
Al termine del percorso che ha portato al primo Rapporto Bes, Sabbadini trae le sue conclusioni. “Questa esperienza ha mostrato come l’ampio dibattito sia stato cruciale per noi, avendo permesso il raggiungimento di risultati rilevanti sul piano scientifico. Quello partecipato è un percorso da estendere, approfittando anche del crescente interesse al livello locale su queste tematiche. Tra le sfide che ci attendono quella di indurre la politica a valorizzare il Bes, sia per programmare la propria azione che per valutarne i risultati”.

 

Laura Gianni

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