Cooperazione, la lezione di Vera Negri Zamagni per le parole da “riconquistare”

Vera Negri Zamagni con Edoardo Patriarca

LUCCA. La cooperazione come bisogno dell’uomo. È così che la docente universitaria Vera Negri Zamagni, uno dei nomi più importanti in tema di economia, ha ridefinito l’azione del cooperare. Lo ha fatto venerdì 12 aprile al Festival del Volontariato al Real Collegio di Lucca. “La parola “cooperazione” significa etimologicamente “operare insieme” – spiega Zamagni -. Essa non rappresenta un optional, bensì un aspetto imprescindibile della vita umana. L’uomo può infatti vivere solo se inquadrato in un contesto di cooperazione. L’essere umano è infatti talmente limitato che un vita solitaria lo porterebbe a conseguenze disastrose”.

“Prima con la famiglia, poi con la comunità: l’uomo da sempre coopera con i suoi simili. La stessa realtà del mercato moderno riconferma la validità di questo aspetto. Secondo Smith, infatti, il mercato si caratterizza per la divisione del lavoro, spartizione che risulta impossibile se non si opera in un ottica di gruppo”.

Sono due i modi di realizzare la cooperazione che Zamagni ha evidenziato: uno autoritario e uno democratico. “Del primo sono esempio le famiglie patriarcali, i sistemi politici dittatoriali, le imprese gerarchicamente strutturate. L’organizzazione verticale non entra in contraddizione con l’esistenza di un sistema cooperativo. Negli esempi citati ad ogni individuo è assegnato un posto e un compito, entrambi decisi dall’alto”.

“La seconda modalità – continua – è quella orizzontale: essa si attua laddove la cooperazione non viene imposta, ma è esercitata volontariamente. Ne sono esempio il nucleo famigliare basto su una cooperazione democratica o ancora le corporazioni medievali come gruppi costituiti da persone che agiscono insieme per realizzare obiettivi comuni”.

“Oggi, anche nel mondo imprenditoriale esistono esempi virtuosi di cooperazione orizzontale. Tra questi le imprese cooperative, nei cui statuti si legge che la democrazia deve essere esercitata e che la partecipazione di tutti deve essere assicurata. A queste si aggiungono le tante imprese di piccola dimensione che, anche se non lo affermano formalmente, praticano in realtà la cooperazione. Questo risponde a un’ottica che vede il fine della massimizzazione del profitto non più sufficiente da solo e alla scoperta dell’importanza del praticare la responsabilità sociale”.

“La storia insegna dunque che, benché non sempre facile da mettere in atto, l’agire cooperativo garantisce risultati migliori rispetto a quello individuale. Ma nonostante ciò, l’importanza e l’efficacia della cooperazione sono state nel tempo dimenticate. I livelli di cooperazione in alcune società sono andati a diminuire; in certi contesti, invece di aumentare, le aree di cooperazione volontaria hanno finito per restringersi, con conseguenze negative a livello individuale e collettivo”.

Non solo bisogno umano, ma strada più proficua e vantaggiosa da percorrere in tutti i campi in della vita sociale e civile. É questa la cooperazione “riconquistata” da Zamagni, concetto che oggi chiede di essere rivalorizzato. “L’individualismo non porta a nessun risultato positivo, né a livello individuale, né a livello sociale. Questo è il messaggio da ribadire di fronte all’economia e alla politica di oggi, che si nutrono dell’illusione che l’individualismo debba invece esser dominante. Occorre perciò ritornare a esercitare nella pratica una “pubblicità” della cooperazione, per convincere tutti coloro che pensano che sia più vantaggioso ridurre al minimo gli atteggiamenti cooperativi che si sbagliano. Il presente ci chiama a pubblicizzare la validità della cooperazione, spiegando che solo con essa si raggiungono obiettivi migliori e più umani”.

Laura Gianni

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