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La povertà è una malattia sociale, va curata anche con le relazioni

LUCCA. La povertà oggi è sempre più multidimensionale, quella economica è solo una delle componenti, ma ce ne sono molte altre: competenze, relazioni, partecipazione, autodefinizione. Se curiamo solo l’aspetto economico, per quella che è la mia esperienza, dubito che si possa veramente aiutare le persone ad essere nuovamente incluse in un sistema di comunità”. E’ una lettura della povertà profonda e controcorrente quella che la direttrice della Caritas di Lucca Donatella Turri, introdotta dal presidente Pier Giorgio Licheri, ha fornito oggi al Centro Nazionale per il Volontariato nel terzo incontro che il Cnv ha organizzato con la rete di associazioni del territorio lucchese.

Il tema dell’incontro era proprio la povertà vista dall’esperienza di Caritas e i percorsi di inclusione. Turri ha tracciato la fotografia delle povertà che Caritas elabora su scala locale, regionale e nazionale. Un’operazione importante nel momento storico attuale, anche perché fornisce una serie storica molto lunga che consente di fare una lettura non solo come fotografia, ma anche come narrazione ed evoluzione. Turri ha sottolineato come Caritas incontri le povertà in maniera non specifica, cioé rivolgendosi a tutte le figure sociali che si presentano ai Centri di Ascolto.

Turri ha ricordato come nella ultima campagna elettorale il tema della povertà sia stato usato in modo strumentale. “La sensazione che abbiamo dal nostro punto di osservazione -ha detto- è che tutto questo dibattito politico non sia un gioco gratuito e senza conseguenze, ma che ne abbia di profonde, in primis modificando la percezione dei poveri nelle comunità. Sempre di più ci rendiamo conto che i poveri tornano ad essere stigmatizzati, se sei povero è colpa tua. E le persone che vivono la condizione di povertà sentono che qualcosa è cambiato e tornano vivere con vergogna la loro situazione. L’altra cosa che abbiamo registrato è che il ricorrere ad un aiuto è stato spesso semplificato come facile assistenzialismo. Le persone chiedono aiuto solo alla fine e quindi trovandosi con un problema molto più grande e difficile da gestire. Le persone vengono solo quando non ne possono fare a meno, che è il contrario di un buon percorso di accompagnamento”.

“Tra le persone che sono in difficoltà -ha aggiunto Turri- registriamo una grande disgregazione sociale, ancora più forte rispetto alle fasce sociali che non sono in difficoltà. I poveri si sentono nemici di tutti e sentono che tutti gli sono nemici. Abbiamo anche registrato che il concetto dl ‘buonismo’ in senso dispregiativo è passato tantissimo. I nostri volontari si sentono stigmatizzati dalle proprie comunità. Tanti operatori che lavorano all’interno dei Centri si sentono toccate da questo e sentono che le comunità sono meno vicine di prima”.

Turri ha ricostruito come si è evoluta la popolazione che si rivolge alla Caritas, ponendo l’accento sulle tante famiglie e quindi i tanti minori che vivono in situazioni di povertà. “Una povertà quella dei minori -ha detto Turri- che non è solo economica, ma anche di accesso all’educazione, ai propri talenti e alla socialità. E coloro che vivono situazioni di povertà da piccoli hanno una molto più alta probabilità di avere enormi problemi da grandi e di non uscire da tale situazione”.

“La povertà è una malattia sociale -ha concluso Turri- che mette a durissima prova e che genera anche, durando a lungo, problemi di salute mentale. Alcuni fenomeni andrebbero considerati come fenomeni sociali e questo cambia il tipo di risposte che ci troviamo a dare sui territori. Quando diamo gli aiuti economici guardiamo ad essi come pretesti per creare le relazioni, perché sono le relazioni e l’inclusione che salvano le persone. La sfida che abbiamo davanti è quella di ricostruire le città intorno alla fragilità e pensare che le relazioni, anche quelle fragili, possano essere il modo per costituire le comunità e condividere le fragilità, costruendo risposte che non sono quelle classiche, ma fragili e quotidiane che passano dalle relazioni e accompagnano in modo anche più nascosto”.

@VolontariatOggi

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