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#FDV2018 | La storia della famiglia Krikor arrivata in Italia grazie ai Corridoi Umanitari

LUCCA. Un paio di anni fa la Comunità di Sant’Egidio, di fronte alle immagini devastanti dei barconi provenienti dai paesi in guerra, carichi di persone, che molto spesso non arrivavano alla fine del viaggio, pensò che fosse necessario reagire.
C’era bisogno di creare un percorso di accoglienza, di rendere sicuro un viaggio impossibile. L’idea dei Corridori Umanitari è frutto di Daniela Romei.
Si tratta di un progetto-pilota, il primo di questo genere in Europa, e ha come principali obiettivi: evitare i viaggi con i barconi nel Mediterraneo, che hanno già provocato un numero altissimo di morti, tra cui molti bambini; impedire lo sfruttamento dei trafficanti di uomini che fanno affari con chi fugge dalle guerre; concedere a persone in “condizioni di vulnerabilità” (ad esempio vittime di persecuzioni, torture e violenze, famiglie con bambini, anziani, malati, persone con disabilità) un ingresso legale sul territorio italiano con visto umanitario e la possibilità di presentare successivamente domanda di asilo; consentire di entrare in Italia in modo sicuro per sé e per tutti, perché il rilascio dei visti umanitari prevede i necessari controlli da parte delle autorità italiane.

Difronte a questa proposta la prima risposta fu negativa, ma come spesso accade, fortunatamente, un “no” dopo un’accurata spiegazione e un po’ di insistenza può diventare un “sì”.
I corridoi umanitari sono così frutto di un Protocollo d’intesa sottoscritto da Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (Direzione Generale per gli Italiani all’Estero e le Politiche Migratorie), Ministero dell’Interno (Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione), Comunità di Sant’Egidio, Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia e Tavola Valdese.

Una volta arrivati in Italia i profughi non vengono semplicemente accolti, ma viene loro offerta un’integrazione nel tessuto sociale e culturale del paese, attraverso l’apprendimento della lingua italiana, la scolarizzazione dei minori ed altre iniziative.
«Ci sono tre elementi di straordinarietà in questo progetto – afferma Lino Paoli, responsabile della Comunità di Sant’Egidio a Lucca – innanzitutto le persone vengono individuate all’origine evitando così i viaggi sui barconi, giungendo in Italia con un volo di linea; arrivati nel nostro Stato trovano un percorso di accoglienza innovativo in quanto valorizza le risorse della società civile; in ultimo il progetto è totalmente a carico dell’ospitante (attraverso raccolta fondi, 8×1000, finanziamenti privanti), non utilizzando i soldi pubblici».

Un esempio ben riuscito di questo progetto è il caso di Lucca, il risultato positivo è stato reso possibile sin dal principio grazie alla volontà delle persone: Ortensia, una signora lucchese che conosceva la Comunità di Sant’Egidio ha voluto rendersi partecipe mettendo a disposizione una casa di sua proprietà nel centro storico di Lucca.

Ortensia è tra i protagonisti dell’ottava edizione del Festival Italiano del Volontariato: quest’edizione è dedicata alle persone che hanno dedicato il loro tempo e hanno messo in circolo le loro energie, competenze e passioni.

Insieme a lei anche i volontari della Comunità di Sant’Egidio che «per rendere accogliente la casa – continua Paoli – si son proposti volontari i ragazzi (stranieri) che erano stati aiutati dalla Comunità di Sant’Egidio, facendo così parte di un ciclo di buone azioni date e ricevute».

E in questo ciclo di buone azioni si è inserita la famiglia Krikor, una famiglia di Aleppo formata da padre, madre e un figlio, siriani ma di origine armena (a cui tengono molto) e di religione cristiana.
Benestanti ad Aleppo, lui è un’artista e vendeva le sue opere in un negozio. Hanno dovuto abbandonare tutti perché la situazione ad Aleppo era diventata insostenibile, soprattutto dal momento in cui una bomba aveva distrutto il palazzo in cui vi era il negozio del padre.

Arrivati in Italia, vengono accolti da Paoli a Fiumicino, trovando subito un percorso di accoglienza, una casa e l’occorrente per la scuola per il bambino.
L’inserimento nella vita cittadina è stato facilitato da un percorso di integrazione mirato, iniziato con l’inserimento rapido a scuola del bambino dopo pochi giorni l’arrivo, e con l’insegnamento della lingua italiana a tutta la famiglia.
Questo percorso è stato reso, nuovamente, possibile grazie alla volontà delle persone, in particolare di alcuni professori che offrono gratuitamente delle lezioni di italiano alla Comunità.

La famiglia Krikor vive a Lucca da un anno e mezzo e il loro percorso di integrazione è riuscito in maniera eccellente, fanno parte della città e non sono soli: hanno il supporto della Comunità, della Chiesa Evangelista Lucchese, hanno stretto rapporti di amicizia con le famiglie della città. Il figlio frequenta la scuola primaria con grandi successi, una media alta, parla benissimo l’italiano e ha anche acquisito espressioni e modi di dire toscani.
«Fanno parte di noi, delle nostre vite – afferma Lino Paolo – abbiamo trascorso insieme anche le feste di Natale e Pasqua. Si è creato un legame che va al di là di tutto, non si tratta più di assistenza ma di familiarità».

La presenza della famiglia Krikor a Lucca ha cambiato la loro vita, ma anche quella di chi sta loro intorno: «ci hanno aperto gli occhi, hanno portato la sensazione della guerra nelle nostre realtà, ci hanno fatto capire cosa si prova. Ci hanno resi umanamente partecipi dandoci un senso di responsabilità».

E così confermano anche le parole di Dikran: «quando siamo arrivati a Roma siamo stati accolti con cibo e bevande, dopo ci siamo incontrati col gruppo di Sant’Egidio che son venuti da Lucca. Non ci aspettavamo di essere accolti per la prima volta da sorrisi e gioia, ci sentivamo come se fossimo fra la nostra gente. Erano lì ad aspettarci con fiori e un abbraccio caldo. È stata la prima volta dopo tanto tempo che riuscivamo a sentirci tranquilli, perché siamo usciti dalla guerra, tante avversità. Siamo stati molto fortunati ad incontrarci col gruppo di Sant’Egidio e li ringraziamo tantissimo.
Abbiamo trovato a Lucca una bellissima città, con un bel panorama, tranquilla con tante gente accogliente, in cui c’è stabilità per noi e nostro figlio che ora va a scuola. Durante questo anno e anche più in cui siamo in Italia abbiamo frequentato tante scuole per imparare l’italiano, a cui mi ci sono avvicinato con piacere perché l’ho trovata una “lingua di musica”.
La nostra speranza per il futuro è quella di riuscire a trovare un lavoro, io o mia moglie, che ci consenta di vivere in maniera serena, per avere una nostra indipendenza anche perché non possiamo rimanere ospiti per sempre della Comunità».

@VolontariatOggi

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