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La storia di Debaki, tra povertà e molestie

ROMA. Debaki Dhungel frequenta l’ultimo anno delle scuole superiori e vive in un sobborgo di Kathmandu. Per recarsi a trovare la sua famiglia che vive a Kaandaghari utilizza i mezzi pubblici perché non può permettersi un taxi. Sull’autobus è spesso vittima di molestie, ma un evento è stato particolarmente significativo nella sua vita.

Schermata 2015-06-23 alle 11.57.19Debaki racconta: “Un giorno sono salita su un autobus molto affollato e sono riuscita a sedermi su un posto da tre persone; nonostante il mezzo fosse pieno, l’autista ha continuato a far salire passeggeri tra cui un uomo che si è di forza seduto accanto a me premendo contro il mio corpo.All’improvviso l’uomo mi ha messo una mano sulla spalla e pensando che fosse un gesto non intenzionale, gli ho chiesto gentilmente di toglierla. D’un tratto l’uomo è scattato dicendomi che avrei dovuto viaggiare in macchina se non mi sentivo a mio agio su un autobus pubblico. Ho provato del disagio ma sono rimasta seduta e in silenzio. Molto lentamente l’uomo è riuscito a far scivolare la mano sul mio seno e a quel punto ho rotto il silenzio e iniziato ad urlare contro di lui. Tutti i passeggeri lo hanno guardato mentre ritraeva timidamente la mano. Mi sono sentita subito sollevata e l’uomo è sceso immediatamente dal mezzo. Dopo quest’incidente mi sono sentita più sicura di me e ho imparato che parlando ad alta voce ho fatto in modo che tutte le persone presenti sull’autobus si rendessero conto di cosa stesse succedendo, umiliando pubblicamente il mio molestatore e impedendogli, forse, di ripetere quel gesto in futuro. Da quel giorno non resto più in silenzio davanti ai soprusi”.

Questa e altre storie sono contenute nel dossier di ActionAid “La città proibita – Le donne e lo spazio urbano”.

@VolontariatOggi

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