Le 15 candeline di Altreconomia

MILANO. Altreconomia dedica la copertina del numero di novembre 2014 a se stessa. La rivista compie 15 anni e rappresenta un caso unico nel panorama italiano: 637 soci (tra persone fisiche e giuridiche) riuniti in cooperativa sono gli “editori” del mensile d’informazione economicaindipendente e dei libri di Altreconomia edizioni. In tre lustri, la rivista ha stampato e distribuito 1,5 milioni di copie, non ha mai ricercato i finanziamenti pubblici all’editoria e seleziona la pubblicità secondo criteri etici.

Mentre il governo annuncia un possibile voto di fiducia sul “Jobs Act”, Altreconomia dedica un approfondimento al lavoro in Italia, che nel giro di 15 anni -dal 1998 al 2013- secondo l’OCSE ha visto ridurre in modo significativo la protezione dei lavoratori dai licenziamenti individuali, la regolamentazione del lavoro a termini, le regole dei licenziamenti collettivi.Tra aprile e giugno 2014 sono “cessati” 2,43 milioni di rapporti di lavoro. E di questi, ben 403.760 hanno avuto la durata di un giorno: ecco perché gli annunci, come quelli che vorrebbero la creazione di 800mila “posti di lavoro” non sono credibili, alla luce delle riforme realizzate negli ultimi 17 anni.

Dal 2005 i Comuni italiani possono partecipare alla lotta all’evasione fiscale, ma sono solo 900 (su 8.057) quelli che hanno collaborato alle attività di accertamento fiscale dell’Agenzia delle entrate: eppure questa pratica, che ha permesso di recuperare 186 milioni di euro, potrebbe rivelarsi fondamentale per la lotta all’evasione.

E se in Emilia-Romagna oltre la metà dei Comuni “segnala”, e anche tra gli enti più piccoli c’è chi viene premiato con il trasferimento integrale della “maggior imposta accertata” (oltre 70 milioni di euro a fine 2013), i capoluoghi di Regione procedono in ordine sparso, alcuni (come Venezia, Napoli, Bari e Palermo) non hanno incassato nemmeno un euro, altri poche decine di migliaia di euro (Roma, in particolare).

Duecentocinquanta ettari di terreno agricolo di pregio a rischio nell’area del Basso Garda: sono i vigneti del Lugana (la più antica DOC lombarda) che dovrebbero essere attraversati dall’Alta velocità tra Brescia e Verona. Si calcola la perdita di un quarto della superficie vitata: secondo un’analisi costi benefici, la realizzazione dell’infrastruttura mette a rischio un fatturato annuo di 12,5 milioni di euro, garantendo un aumento del PIL nazionale di appena 3 milioni. Il finanziamento a fondo perduto per l’opera (che dovrebbe costare oltre 2,5 miliardi di euro) in Legge di Stabilità, secondo il ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi.

La nuova Commissione europa di Jean-Claude Juncker, in carica dal 1° novembre, dovrà fare a meno degli export group: a fine ottobre, il Parlamento ha congelato il finanziamento dedicato alla formazione di tavoli di esperti che aiutano il lavoro di commissarie e direzioni generali. Il motivo? Scarsa trasparenza nei processi di selezione, e una sovra-rappresentazione degli interessi delle imprese all’interno degli expert group. In corso anche un’analisi da parte del Garante dei diritti dei cittadini europei.

(ph. presstv.ir)

Print Friendly