Le case del tempo per gli anziani

ROMA.  In Italia, nel 2040 il 32,6 per cento della popolazione avrà più di sessantacinque anni, il 10,4 per cento più di ottanta. Secondo questi dati, nel 2050 un terzo della popolazione del Paese sarà anziana.

La concentrazione della popolazione anziana si rivela un fenomeno tipicamente urbano, la popolazione con più di 65 anni rappresentava prima del 2010 il 19,7 per cento della popolazione della Regione Lombardia e ben il 23,7 per cento del Comune di Milano (approfondimento nella scheda 2). “Nell’approccio con le persone anziane –dichiara Gianni Ghidini, responsabile del progetto Le Case del Tempo– c’è una forte tendenza alla medicalizzazione, anche quando non ce ne sarebbe bisogno o quando non sarebbe questa la risposta migliore. Nelle grandi città, gli anziani rischiano di diventare -talvolta già lo sono- una categoria messa ai margini, ma questo prima ancora che per un problema di salute avviene perché scarseggiano le occasioni di socialità in grado di favorire uno stato di ben-essere.

Le Case del Tempo progettate da COMIN e MUOVITI promuovo l’invecchiamento attivo e positivo attraverso l’attività fisica, un’alimentazione intelligente, attività manuali e intellettuali. La giornata tipo prevede la frequenza di tutte le attività con il pranzo e l’accompagnamento da e verso il domicilio quando richiesto. Oggi a Milano Le Case del Tempo sono due: una in zona viale Certosa, l’altra nel quartiere Turro.

Le trasformazioni sociali ed economiche a Milano, come altrove, stanno indebolendo la capacità di cura della famiglia e del buon vicinato. La persona anziana si trova sola e bisognosa di sostegno. A volte questa condizione riduce l’autostima e alla lunga favorisce l’insorgere di stati depressivi o ansiosi. Occorre fare in modo che le persone anziane non stiano sole e mantengano uno stile di vita attivo e sano, frequentando luoghi di socialità.

Il modello delle Case del Tempo che COMIN vuole diffondere è dunque in antitesi con una politica per gli anziani costruita sull’assistenza e su un maggior numero di posti in ospedale o nelle case di riposo. È un modello sostenibile in grado di generare un risparmio per il sistema sanitario, perché pensato per prevenire o ritardare il più possibile l’insorgere di patologie croniche.

“Se il nostro modello – continua Gianni Ghidini – si rivelerà vincente, come auspichiamo, in futuro potranno sorgere nuove Case del Tempo in altri quartieri della città”. Le Case del Tempo sono state progettate pensando a una politica per gli anziani trasversale che tenga insieme prevenzione, legami sociali e proposte culturali. Il messaggio che COMIN vuole trasmettere è che in assenza di gravi problemi, di malattie debilitanti o degenerative, invecchiare bene è possibile.
Dopo i settant’anni, ma anche oltre gli ottanta c’è una condizione di normalità con cui si può convivere e che in tanti casi va scoperta.

“La nostra idea è tutto sommato semplice – conclude Gianni Ghidini – Gli interventi nutrizionali rappresentano un’opportunità ancora sottostimata per quanto riguarda il mantenimento della salute dell’anziano. Rispettando le preferenze e i gusti alimentari degli anziani e tenendo conto di eventuali aspetti medici possiamo favorire un buon consumo alimentare che, oltre a far bene alla salute fa bene allo spirito. Pranzare in compagnia a La Casa del Tempo, facendo da mangiare insieme è ben diverso dal nutrirsi in isolamento. L’attenzione all’alimentazione, unita alle attività corporee più adatte alle pe rsone anziane: ginnastica antalgica, ginnastica respiratoria e alle attività laboratoriali: i laboratori sul sapere delle mani e il corso sull’autobiografia giovano rispettivamente al mantenimento e all’aumento di funzioni cognitive e favoriscono il movimento”.

Come tutti gli interventi pedagogici rivolti ai minori e alla famiglia progettati da COMIN, anche l’idea progettuale alla base delle Case del Tempo si fonda sulla logica che benessere e disagio devono entrare in contatto e dialogare, alla ricerca comune di soluzioni creative. Ciò è possibile favorendo occasioni d’incontro e relazione capaci di attivare contesti comunitari che esprimano solidarietà tanto al loro interno quanto al loro esterno. Le Case del Tempo sono anzitutto questo.

@VolontariatOggi

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