Le quote rosa nel Terzo settore

ph. hidden side (cc flickr)

ROMA. Le pari opportunità, le discriminazioni, l’equità di genere, si fermano al mondo lavorativo? Quanta attenzione è stata dedicata al tema delle  “quote rosa” nel Terzo Settore?  Che tipo di posizioni e ruoli ricoprono le donne all’interno di questo mondo e quante riescono a raggiungere ruoli dirigenziali? Per cercare di rispondere a queste domande l’Auser ha realizzato un “Indagine quantitativa sulla questione di genere nel Terzo Settore e in Auser”.

Riflettere sul ruolo delle donne all’interno dell’associazionismo e sul loro apporto anche in termini di volontariato, è un modo per pensare al funzionamento delle organizzazioni nelle quali partecipano. Le organizzazioni di volontariato, viste come laboratori di democrazia e di promozione delle diversità, possono apprendere qualcosa proprio dal mondo del volontariato femminile, cercando di acquisirne una maggior consapevolezza che può indirizzare verso miglioramenti e innovazioni.

Le donne svolgono attività di volontariato, ma è scarsa la loro presenza ai vertici delle associazioni. Gli incarichi di responsabilità e dirigenza si declinano al maschile, come risulta dall’indagine  effettuata da Auser che ha analizzato gli organigrammi di  15 fra le più conosciute associazioni italiane. Il ruolo di Presidente è ricoperto  da una donna in 4 casi su 15. Tra queste, l’Associazione Fondo per l’Ambiente Italiano, appare come l’unica ad essere “femminile”, il numero delle donne con incarichi di responsabilità è assolutamente predominante. Una maggior presenza femminile la ritroviamo, poi, al gradini più bassi della scala gerarchica, come responsabili del personale o dello staff tecnico, negli uffici amministrativi.

Uno studio della Fondazione Roma Terzo Settore del 2008  rileva come la componente maschile dei Presidenti sia prevalente ovunque in Italia e in tutte le classi di età, mentre le Presidenti donne rappresentano il 35,4% del totale, pur costituendo il 51,2% dell’universo degli effettivi volontari, come abbiamo detto sopra.

Altri dati disponibili risalgono al 2006. La IV rilevazione sul volontariato stilata dalla Fivol (Fondazione italiana per il volontariato, oggi facente capo alla Fondazione Roma Terzo Settore) evidenziava un incremento tendenziale delle donne Presidenti di associazioni, passate dal 29,5% del 2001 al 33,6% del 2006, pur a fronte di un fenomeno che aveva una presenza pressoché paritaria per genere dei volontari. Percentuali maggiori si rilevavano nelle associazioni isolane (36,5%), diversamente dal quelle del Centro che vedevano una più netta prevalenza maschile al vertice dell’organizzazione (69,1%). Poche erano le donne al governo dei Centri servizi per il volontariato, in controtendenza con quanto accadeva per la gestione delle attività degli stessi centri, dove la forza lavoro era in prevalenza femminile (63%).

La rete Auser sembra adattarsi bene al panorama. Le donne costituiscono il 51,2% del totale dei soci, oltre il 47% dei volontari (con un trend di crescita dal 2007 del 2,1%), ma rappresentano il 27% dei Presidenti delle associazioni locali affiliate, il 19,3% dei Presidenti e il 36,4% dei vicepresidenti della Auser territoriali e regionali. A livello regionale solo 4 Auser su 21 hanno un presidente donna. I più alti livelli di responsabilità sono ricoperti da uomini, ma scendendo più in basso le proporzioni cambiano, per quanto le donne restino comunque in minoranza. A queste sono spesso riservate le posizioni di dirigenza negli uffici regionali o locali; a livello di responsabilità, si occupano delle principali mansioni amministrative, funzionali al coordinamento delle attività dell’associazione, con forti differenze territoriali.

Per quali ragioni le donne non riescono ad entrare negli organismi dirigenti? L’indagine ha individuato una serie di criticità: i vincoli derivanti dai carichi familiari, cui è sotteso un diffuso senso di colpa; gli orari delle attività che confliggono con le esigenze familiari ed il lavoro di cura; la carenza di programmazione dell’attività e la scarsa collegialità delle decisioni; l’assenza di un progetto di formazione relativo in particolare sia al rafforzamento dell’autostima sia ad Auser, alla sua natura giuridica ed alle regole di organizzazione e di funzionamento; mancata attuazione della norma antidiscriminatoria da parte dei responsabili delle strutture a tutti i livelli.

Che fare allora? “E’ una sfida importante per tutte le associazioni del terzo settore e quindi anche per Auser, nel nostro Statuto è presente una norma antidiscriminatoria -ha sottolineato il presidente nazionale Michele Mangano- ma la sua attuazione è insufficiente. Le regole non bastano, soprattutto se calate dall’alto, occorre fare un passo in avanti, avviare un percorso di rinnovamento culturale profondo, adottare un passo nuovo”.

L’Auser si propone di avviare un progetto complessivo finalizzato alla crescita delle presenze, del ruolo e dell’assunzione di responsabilità  delle donne in Auser, da articolare attraverso una serie di azioni e di iniziative come ad esempio una campagna di sensibilizzazione al volontariato che tenga conto nelle comunicazione della differenza di genere, più formazione più partecipazione e programmazione condivisa delle attività, dei calendari e degli orari.

Il tema delle Pari Opportunità   sarà  una delle tematiche al centro  della prossima Conferenza di Organizzazione dell’Auser che si svolgerà a fine maggio a Chianciano.

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