L’Europa come “bene comune”

Fiera dei beni comuni (Napoli)

[di Matteo Ferrari] NAPOLI. “Il volontariato ha uno straordinario valore anche economico, e riuscire a comprenderlo potrebbe farci render conto dell’importanza che ricopre il terzo settore nella nostra società”. E’ così che Giuseppe De Stefano, direttore del Csv di Napoli, ha voluto introdurre il primo convegno della Fiera dei Beni Comuni dal titolo “Risorsa volontari. 2011, Anno europeo del volontaiato”.

“Il 2012 sarà un anno pieno di criticità da risolvere –ha chiosato De Stefano- sia nel mondo sia nella nostra Napoli, e unirsi e riscoprire il vero senso del volontariato, l’adoperarsi per gli altri altruisticamente e gratuitamente, può aiutarci sostanzialmente a migliorare una situazione tanto complicata. La stessa Napoli -ha concluso il presidente-, è purtroppo diventata l’emblema della mala gestione e del taglio economico a discapito del social, ed è per questo che riuscire a strappare qualche promessa ai prossimi candidati sindaco potrebbe aiutare a indirizzare la decisione del singolo cittadino”.

Un punto di vista, quello dell’importanza del volontariato, che è stato ripreso anche da Maria Pia Bertolucci, vicedirettore del Centro Nazionale per il Volontariato: “Le associazioni rappresentano la risorsa fondamentale per uscire dalla crisi economica e morale che ci sta colpendo. La credibilità delle istituzioni è seriamente compromessa, ed è per questa ragione che la figura del volontariato è tanto fondamentale, noi rappresentiamo, molto spesso, l’unico appiglio a cui le persone si possono aggrappare. Ma la sfida più grande è quella interna: le realtà sono tante, e tutte hanno un compito fondamentale, il passo in più che dobbiamo riuscire a fare è quello di riuscire a mettersi in rete creando un vero e proprio sistema di cooperazione generale”.

E nel corso del convegno -moderato dal direttore di VolontariatOggi.info, Gianluca Testa– sulla stessa lunghezza d’onda, e cioè quella dell’importanza basilare di un confronto e di una creazione di un sistema, è stato l’intervento di Kenija Fonovic di Spes Lazio: “Il bisogno di un confronto e di uno scambio a livello continentale, specialmente nell’anno europeo del volontariato, è sempre stato sentito, e anche per questo motivo abbiamo cercato di compiere uno studio delle varie realtà associative dei 27. Un lavoro lungo, durato cinque anni, ma che ha dato i suoi frutti, riuscendo a evidenziare aspetti positivi e criticità delle varie realtà, la sola maniera per riuscire a conoscerci e a crescere insieme”.

Una mancanza di concertazione a livello di associazioni di volontariato che è particolarmente sentita anche nel locale, come ha voluto sottolineare Raffaella Piccolo, referente Cnv per la Campania e componente del Comitato d’indirizzo: “La nostra è una terra bellissima, caratterizzata da tante questione irrisolte ma anche da una miriade di associazioni, anche piccole, che fanno un lavoro importante quanto difficile. La sfida del volontariato per i prossimi anni, per far sì che sia considerato dai più una risorsa, è senza dubbio quella di riuscire a comunicare al suo interno, in modo da potersi scambiare esperienze riuscendo a crescere insieme”.

E senza dubbio un’esperienza locale che è riuscita in questo intento è il Ceicc, l’ufficio comunale che cerca di avvicinare l’opinione pubblica alle varie politiche europeistiche: “Come Ceicc mi sento di dire che possiamo rappresentare un’anomalia per quanto riguarda le realtà locali che non riescono a parlare tra loro -ha affermato la dirigente Marialuisa Vacca-. Il nostro compito è quello di promuovere politiche europee e, nel campo del volontariato, lo facciamo attraverso l’attivazione dello Sve (servizio volontariato europeo), mettendo in collegamento le realtà napoletane con quelle europee. Lo Sve rappresenta l’unico modo per poter svolgere un’esperienza volontaria transfrontaliera con un progetto dedicato ai giovani fino a trenta anni e interamente finanziato dall’Ue. Un modo per creare quella sensibilità europeista che ancora manca, ma che, allo stesso tempo, rappresenta anche la nostra forza”.

Un modo in più per avvicinare i giovani italiani all’Europa e al mondo del no profit visti anche i dati, non proprio confortanti, di Eurobarometro: gli under 30 disposti a spostarsi sono soltanto il 38% contro una media europea del 53, e non va meglio per i giovani che hanno deciso di operarsi per il volontariato, con il dato italiano fisso al 13% contro una media europea del 24.

Il volontariato come risorsa anche economica può essere una realtà? A conclusione del convegno è stato Tommaso Marino della Fondazione culturale responsabilitù etica “Banca Etica” a tentare di rispondere a un quesito tanto antisonante quanto complicato: “Sì, si può fare. E si può fare anche volontariato economico, ma questo soltanto in funzione di un cambiamento radicale dell’economia e della finanza”.

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