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L’impresa di creare lavoro al sud

PIETRELCINA (BN). Oggi a Pietrelcina si apre l’edizione 2017 della Summer School Cives. Riportiamo l’intervento introduttivo del presidente del Centro Nazionale per il Volontariato Edoardo Patriarca.

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L’impresa di creare lavoro al sud: è un titolo penso azzecatissimo che già indica la direzione che vogliamo indagare in questa due giorni intensi, e competenti, della nostra Summer School. Un ringraziamento sincero a Ettore Rossi e al suo staff, un ringraziamento alle autorità e agli amici che hanno deciso di essere qui con noi.

Il lavoro è la persona, il lavoro è la vita della persona. La visione che viene proposta nella nostra carta costituzionale, appunto “una repubblica fondata sul lavoro”, è una visione personalista sorprendentemente vicina alla dottrina Sociale della Chiesa e ai pronunciamenti dei magistero ( penso alla laborem exercens, alla Caritas in veritate, all’Evangelii gaudium.)

In questi decenni il lavoro è stato svuotato del suo significato, ridotto a mero fattore , una variabile tra le tante, nel processo economico e produttivo, ha perso la sua dignità trasformandosi spesso in lavoro indecente, talvolta schiavizzato ( vedi le note vicende sul caporalato).

La crisi penso abbia svelato questo inganno, davvero ci attende una rifondazione culturale e antropologica.

Ma il lavoro va anche prodotto. Noi crediamo nello strumento impresa: non l’impresa mercificata e della rincorsa alla massimizzazione dei profitti, che produce disuguaglianza e impatti ambientali devastanti.

Non può più esistere una impresa isolata dal proprio territorio, ancor più urgente nel tempo della globalizzazione.

Non può esistere una impresa che non sa valorizzare le relazioni interne e che non investe sul primo e più grande capitale che è quello umano, dei propri dipendenti; non può esistere una impresa che non sa adottare modelli organizzativi che sappiano far ben-vivere i propri dipendenti e sappia conciliare le vite di una persona, non esiste un uomo ad una sola dimensione!

Non può esistere una impresa che non sa coniugare praticità, realismo e visione, che non sa guardare avanti, che non rischia e non sa individuare nuovi bisogni.
Non esiste una impresa socialmente e ecologicamente irresponsabile.

Ma per fare ciò occorre investire nelle competenze dei giovani, nella loro capacità di creare appunto impresa, nel saper coltivare le differenze piuttosto che la facile omologazione che rende l’azienda inevitabilmente non competitiva e fuori mercato. Stiamo assistendo ad un lento e devastante impoverimento nel sud e nel paese di competenze giovani che emigrano all’estero. Parliamo di più di 100 mila giovani.

Le parole creare e creatività credo sia parole chiave per pensare al rilancio del paese, la crisi può davvero diventare l’occasione per aprire una nuova stagione, per creare un ecosistema favorevole al fare impresa.

Ma non bastano le leggi, i decreti, gli investimenti in formazione e ricerca, importantissimi certo!
Occorre che tutti coloro che hanno una responsabilità creino per l’appunto un ecosistema positivo, per far crescere vocazioni imprenditoriali, per creare sistemi di aiuto a livello locale.
Se un giovane o più giovani ci provano, ecco penso che quell’avventura debba essere sì una avventura nella quale si giocano responsabilità personali, ma anche un avventura sentita dalla intera comunità.

Sia ben chiaro: parliamoci imprese, di imprese vere, piccole e grandi che siano, non di imprese assistite dallo Stato.

 

E il mondo del volontariato e del terzo settore, il Centro Nazionale per il Volontariato che c’entrano?

È ormai noto che una buona esperienza di volontariato, il buon servizio civile oggi universale, non solo educa ai valori della solidarietà e del dono, ma attiva e fa maturare tra i giovani competenze utilissime per entrare nel mercato del lavoro. E poi nel terzo settore vive l’impresa sociale. La riforma del terzo settore la vuole sostenere , soprattutto in quelle aree sempre più strategiche dei cosiddetti beni comuni.

In questi anni non ha subito contraccolpi, non ha avuto crisi occupazionali, può davvero essere uno strumento strategico per creare buona occupazione, qualità della vita, cura della bellezza. Una impresa che rende anche più plurale e democratico il sistema produttivo del nostro paese.

Concludo con due citazioni. Il lavoro deve diventare la nostra ossessione, dobbiamo fare di più per i nostri giovani.
E cito Giacomo Leopardi, preso dal zibaldone. Un monito alla politica.

“L’ardor giovanile, cosa naturalissima, universale, importantissima, una volta entrava grandemente nella considerazione degli uomini di Stato. Questa materia vivissima e di sommo peso, ora non entra più nella bilancia dei politici e dei reggitori, ma è considerata appunto come non esistente”.

È un messaggio di speranza preso da una bella poesia dedicata ai giovani del Sud di Franco Arminio:

“Uscite e ammirate i vostri paesaggi,
Prendetevi le albe, non solo il far tardi.
Vivere è un mestiere a tutte le età,
ma voi siete un punto del mondo
in cui il dolore più facilmente si fa arte,
e allora suonate, cantate, scrivete, fotografate.
Non lo fate per darvi arie creative,
fatelo perché siete la prua del mondo:
davanti a voi non c’e nessuno.
Il sud italiano e un inganno è un prodigio.
Lasciate gli inganni ai mestieranti della vita piccola.
Pensate che la vita è colossale.
Siete i ragazzi e le ragazze del prodigio”.

Buon lavoro.

@VolontariatOggi

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