L’Italia e la lotta alla povertà, il dossier di ActionAid

FIRENZE. Il 2015 costituisce un anno fondamentale per l’elaborazione di una strategia efficace in favore di una nuova democrazia del cibo. La comunità internazionale dovrà definire una nuova agenda per lo sviluppo sostenibile verso il 2030, partendo dalle occasioni fornite dalla Terza Conferenza Internazionale sulla Finanza per lo Sviluppo di Addis Abeba a luglio e il vertice ONU di New York a settembre, durante il quale verranno adottati i nuovi Obiettivi di Sviluppo Sostenibile. L’Italia, in particolare, dovrà sfruttare la sfida di Expo 2015 “Nutrire il pianeta, energia per la vita” per posizionarsi su tematiche fondamentali quali il diritto al cibo e la lotta alla fame.

E’ in questo quadro che si inserisce la pubblicazione di ActionAid “L’Italia e la lotta alla povertà nel mondo – Una nuova democrazia del cibo”. Edita per la terza volta da Carocci, la pubblicazione intende delineare uno stato dell’arte della cooperazione allo sviluppo in Italia e, nell’anno di Expo, proporre la nascita di nuovi modelli di governance agroalimentare per garantire a tutti il diritto al cibo.

Questi ed altri temi contenuti nel volume di ActionAid, come la nuova struttura della cooperazione italiana alla luce delle novità introdotte con la legge n.125 dell’11 agosto 2014 – Disciplina generale sulla cooperazione internazionale per lo sviluppo, saranno al centro della conferenza “Il ruolo dell’Italia nella lotta alla povertà verso il 2030 – Dalla riforma dell’architettura della cooperazione a una democrazia del cibo che passi da nuove politiche alimentari globali e locali” che avrà luogo martedì 12 maggio a partire dalle ore 15.00, presso il l’Università degli Studi di Firenze. L’incontro, patrocinato dal Comune di Firenze e realizzato in collaborazione con ARCO – Action Research for CO-development , costituisce un momento di confronto e sintesi sulle politiche contro fame e povertà portate avanti a livello globale e le progettualità sviluppate localmente, con esempi di best practice avviate in Etiopia e in Italia.

Dopo i saluti iniziali da parte di Nicoletta Mantovani, Assessore alla Cooperazione e Relazioni Internazionali del Comune di Firenze, del  Prof. Gaetano Aiello, Direttore del Dipartimento di Scienze per l’Economia e l’Impresa – Università degli Studi di Firenze e di Michela Gaito, Referente Territoriale di ActionAid Italia a Firenze, prenderanno parte al dibattito, moderato da Domenico Guarino dell’emittente Controradio: Roberto Sensi, Responsabile del programma sul diritto al cibo di ActionAid Italia; Gianni Salvadori, Assessore all’agricoltura della Regione Toscana; Damiano Sabuzi Giuliani, Responsabile del programma sull’aiuto pubblico allo sviluppo e sulle politiche di contrasto alla povertà in Italia di ActionAid Italia; Prof. Mario Biggeri, Docente di Economia dello Sviluppo e della cooperazione internazionale presso l’Università degli Studi di Firenze e Direttore Scientifico di ARCO; Tiberio Chiari, Agricultural Value Chain Project in Oromia; Saverio Tommasi, Attore, scrittore e blogger.

Per ActionAid il diritto al cibo e la lotta alla fame nel mondo dovranno essere al centro dell’agenda globale per lo sviluppo post 2015.  Le persone che ad oggi soffrono la fame sono 805 milioni. Secondo ActionAid, per vincere la battaglia contro la malnutrizione occorre pensare a modelli di sviluppo agricolo capaci di produrre cibo a sufficienza per tutti senza danneggiare l’ambiente, promuovere un consumo sostenibile e avere un impatto positivo e di contrasto alla povertà. La fame non è infatti un problema di domanda e offerta ma di accesso alle risorse come acqua e terra, di sfruttamento da parte dei grandi produttori, di aumento della concentrazione del potere di mercato lungo tutta la filiera del cibo, di abbandono del sostegno ai piccoli produttori e di mancanza di adeguate reti di sicurezza sociale a supporto dei più poveri. Solo un approccio alla questione basato sui diritti porterà a un vero cambiamento, tramite la costruzione di una nuova democrazia del cibo.

Sebbene, infatti, l’obiettivo del Millennio che prevedeva il dimezzamento della percentuale degli affamati sia stato quasi raggiunto, passando dal 18,7% all’11,3%, in realtà questo dato nasconde diversi limiti come la poca precisione nel definire il termine “denutrizione” o nel rilevare la distribuzione geografica del risultato.

Il nuovo modello di democrazia del cibo deve partire dalle città. Nel 2014, la quota di popolazione urbana ha raggiunto il 54% e le stime prevedono che nel 2050 arriverà al 66%. E’ necessario, dunque, pensare a un modo per sfamare le città in maniera sostenibile, attraverso l’elaborazione di urban food policies ovvero insiemi di d’interventi strutturati in quei settori che direttamente o indirettamente contribuiscono all’organizzazione del settore alimentare. Alcune best practice citate nel volume si collocano in Italia, precisamente a Piacenza, nella Tuscia e a Torino.

@VolontariatOggi

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