Lvia: “L’ambiente? Fondamentale per debellare la povertà”

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Un disegno per Lvia

TORINO. L’interesse suscitato dal vertice di Copenhagen, la Conferenza delle Nazioni Unite che disegna i nuovi orientamenti internazionali in tema di tutela ambientale e lotta ai cambiamenti climatici, indica un’accresciuta consapevolezza generale dell’ambiente come fattore importante di “sviluppo” -o “sotto-sviluppo”– di un paese.

L’erosione delle terre, la desertificazione, le inondazioni e le siccità, l’utilizzo sconsiderato e illimitato delle risorse naturali, hanno in questi anni aggravato enormemente le condizioni di povertà di molti popoli, tanto che UN Habitat, il programma delle Nazioni Unite per gli insediamenti umani, identifica una nuova tipologia di povertà quando parla di “Rifugiati ambientali” per definire i “nuovi poveri” che, soprattutto dai paesi in via di sviluppo, emigrano a causa delle conseguenze del degrado ambientale.

La Lvia, associazione da oltre quarant’anni impegnata nella lotta alla povertà e nella cooperazione con molti paesi africani, promuove diversi interventi volti alla preservazione dell’ambiente: lotta alla desertificazione e rigenerazione delle terre, gestione e valorizzazione dei rifiuti, risorse idriche, energie alternative, pianificazione e gestione sostenibile del territorio, sono gli ambiti principali su cui si concentrano queste attività.

Spiega Italo Rizzi, direttore Lvia in Africa dell’Est: “Soprattutto quando si lavora in comunità rurali povere, in ambienti marginali, è importante adottare un approccio che tenga conto del rapporto secolare che lega queste popolazioni al proprio ambiente. Un rapporto che fornisce una forte un’identità culturale e sociale di cui bisogna tener conto nella progettazione di uno sviluppo sostenibile del territorio che valorizzi e rafforzi le attività delle comunità più svantaggiate”.

E’ quanto la Lvia sta facendo nel sud dell’Etiopia, dove l’utilizzo di tecniche di indagine e mappatura partecipata, realizzata insieme alle comunità locali, ha permesso di migliorare la pianificazione del territorio, di incoraggiare il dibattito e la ricerca e di sviluppare strategie di gestione ambientale. In qualche caso queste ricerche, oltre a migliorare le competenze delle amministrazioni hanno aumentato il livello di informazione e di conoscenza del sistema pastorale presso i policy makers. Il team Lvia ha lavorato soprattutto con le comunità pastorali, e ha prodotto una migliore comprensione delle percezioni sullo status dei pascoli, la qualità delle fonti d’acqua, gli spostamenti e le relative pressioni sugli ecosistemi locali.

Continua Italo Rizzi: “Le comunità locali sono state coinvolte nell’interpretazione di immagini satellitari ad alta risoluzione. I pastori hanno dimostrato di sapere interpretare perfettamente le immagini e di associare l’informazione sull’ambiente pastorale, grazie alla loro profonda conoscenza del territorio. L’informazione digitalizzata è stata quindi inserita in una banca dati GIS (sistema di informazione geografica). Le mappe sono state successivamente realizzate e consegnate alle autorità locali e alle istituzioni tradizionali per supportare le decisioni di pianificazione e gestione delle risorse naturali. Questo lavoro ha raccolto l’interesse del governo e di istituzioni internazionali e grazie ad una migliore comprensione dei bisogni delle comunità e dello sfruttamento delle terre, permette di promuovere uno sviluppo locale sostenibile, rispettoso delle tradizioni locali e dell’ambiente”.

(c.s.)

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