mareme e staff Ginger

Mareme Cisse, storia di una chef nel profondo sud

ROMA. Il 74,2% dell’occupazione è femminile, mentre per la base sociale tale incidenza è del 69,2%. Questi sono alcuni numeri delle cooperative sociali aderenti a Legacoopsociali che, nei propri organismi dirigenti come la direzione e la presidenza nazionale, vede oltre il 40% di presenza femminile compresa la presidente Eleonora Vanni. Nei Cda delle cooperative sociali il dato arriva al 55%, con molte realtà che hanno Consigli di amministrazione composti unicamente da donne.

Questi sono i dati di questo settore in un Paese dove il tasso di occupazione femminile non raggiunge nemmeno il 50% e dove poco meno del 10% dei manager sono donne. La cooperazione sociale dimostra che è possibile creare le condizioni di pari opportunità, integrazione, inclusione lavorativa con la conciliazione dei tempi di vita. Oltre a questi aspetti si aggiungono le capacità imprenditoriali come dimostra anche il riconoscimento, ad esempio, ricevuto ieri dal direttore di coop sociale Cadiai di Bologna, Fatma Pizzirani, con il premio Tina Anselmi destinato alle donne che si sono distinte nel mondo del lavoro.

La cooperazione sociale è anche impegno quotidiano contro la violenza di genere, con le tante coop sociali impegnate nei progetti dei centri antiviolenza e per l’accoglienza e l’inclusione delle vittime di tratta. La cooperazione è una possibilità, “una chance” per cambiare paradigma e prospettiva al Paese: come dimostra la storia di Mareme Cisse ad Agrigento.

Storia di una chef

È arrivata in Italia nel 2004, dal Senegal. Mareme Cisse, 38 anni appena compiuti, ha raggiunto il marito in Sicilia, ad Agrigento, con il suo primo figlio. “Sono nata in cucina perché mia madre aveva un ristorante nel mio Paese”, racconta, e così per molti anni si è divisa tra lavori saltuari al mercato e nella ristorazione, ma senza un contratto e in modo precario. Arrivano altri tre figli e nel 2012 arriva, però, una scelta importante: decide di non seguire il marito che torna in Senegal. Figli piccoli, problemi con il permesso di soggiorno e la voglia di costruire un futuro qui.

Nel 2014, in un momento molto difficile, ho avuto una chance e me l’ha data la cooperativa sociale Al Kharub”, dice Mareme. Così è nato Ginger People&Food, nel 2016, un ristorante dalla cucina multietnica che il 27 febbraio scorso ha ricevuto il premio Bezzoper la cultura del benessere equo e sostenibile” ritirato a Torino con il presidente della cooperativa agrigentina Carmelo Roccaro.

La cooperativa mi ha dato la seconda chance, la possibilità di un lavoro stabile e, con 4 figli, di non dover stare dall’alba fino a tarda sera a lavorare fuori casa. E soprattutto mi ha dato l’opportunità di creare Ginger”. Oggi Mareme è una socia-lavoratrice di Al Kharub ed è componente del Consiglio di amministrazione della cooperativa sociale.

Quella di Mareme è una storia di integrazione, di lavoro e di inclusione in terra di Sud. “Oggi mi capita di trovare atteggiamenti e parole ostili. Poi quando vengono qui al Ginger trovano un’atmosfera magica e restano spiazzati, sono contenti e ritornano. Il premio è stato un riconoscimento non solo a me che ad Agrigento sono la prima e unica chef donna, ma per tutti quelli che lavorano con me e per la cooperativa sociale. Io ho scelto di poter lavorare, non solo di essere mamma e moglie. Altre donne, immigrate o italiane, hanno i loro sogni ma non possono fare questa scelta”.

Ginger People&Food e Al Kharub

Il Ristorante, inaugurato nel 2016, si trova nel centro storico di Agrigento, l’antica Girgenti araba e normanna, proprio di fronte ad un comodissimo parcheggio pluripiano dal quale si gode uno dei più bei panorami della Valle dei Templi e del mar Mediterraneo dalla città e sulla cui terrazza,d’estate, è possibile cenare.

Il progetto è portato avanti dalla cooperativa sociale Al Kharub, il cui obiettivo è quello di creare inserimento lavorativo per persone con svantaggio sociale tra cui persone con disabilità,migranti e rifugiati. La cooperativa porta avanti, inoltre, un’attività di apicoltura con l’Apis mellifera siciliana (ape nera sicula), un presidio Slow Food, il cui miele Diodoros, prodotto dalle api con i fiori della Valle dei Templi, è possibile degustare e acquistare presso il ristorante.

@VolontariatOggi

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