‘Mission’ sotto accusa. Polemiche sul reality Rai che porterà i vip tra i profughi del Sudan

Dal film Reality, di Matteo Garrone

Dal film Reality, di Matteo Garrone

La Rai ‘spedirà’ alcuni vip in un campo profughi del Sudan. Obiettivo: realizzare un reality show da inserire in programma nel palinsesto autunnale. Tra i volti noti ci sarebbero Albano Carrisi, Michele Cucuzza, Barbara De Rossi, Paola Barale, Emanuele Filiberto. Tra i primi ad aver scritto del nuovo programma, che si chiamerà ‘Mission’ (che riprende il titolo del film di Roland Joffé vincitore della palma d’oro a Cannes), è stato il collega Giulio Sensi. Lui che è anche direttore della rivista Volontariato Oggi e collaboratore di Altreconomia, ha scritto sul tema un post sul blog L’invisibile, sulla piattaforma di Vita, e su Volontariatoggi.info. Per questo è stato intervistato oggi da Radio24 all’interno della trasmissione “Nessun luogo è lontano” condotta da Giampaolo Musumeci.

A spiegare qualche dettaglio sulla trasmissione è stato Antonio Azzalini della Rai: “Questo non è un reality. Non ci sono concorrenti, né vincitori né vinti. E’ un documento. O docu-reality, se preferite. Ma non vuole essere né diventare uno spettacolo. Il claim della trasmissione – aggiunge Azzalini – è chiaro: ‘un mondo che il mondo non vuole vedere’. Stiamo lavorando sul cast, e sicuramente ci saranno volti noti, che andranno a vivere per quindici giorni un’esperienza estrema. Esattamente come quella che vivono i volontari delle ong. Il cachet? La Rai darà loro un minimo gettone di presenza. Meno di quanto prendono per la partecipazione di un’ora a una qualsiasi trasmissione”.

A ‘Mission’ collaboreranno anche Unhcr e Intersos. Ma qual è l’obiettivo? Spettacolarizzare la sofferenza o accendere i riflettori e l’attenzione su temi nascosti o dimenticati? “Non abbiamo accettato una vetrina, bensì un progetto” spiega da Beirut il direttore di Intersos Marco Rotelli. “Quello che cerchiamo è di parlare alle persone normali. E permettere a loro di vedere quello che accade nel mondo. Per noi ci sono più rischi che altro. E la risposta del web lo dimostra”.

E’ lo stesso Sensi che lancia la proposta: emendiamo il reality. “Innanzitutto è importante che la Rai abbia rotto il silenzio su questi temi”, spiega il giornalista. Che poi lancia qualche proposta per migliorare il ‘racconto’ dell’emergenza umanitaria come quella in corso in Sudan. “Intanto potrebbero essere coinvolti i cooperanti e i volontari delle Ong, che già lavorano nei campi. E si potrebbero coinvolgere anche come operatori tecnici”. Immediate le repliche di Rotelli (“Ai cooperanti facciamo fare il loro mestiere, che è già difficile”) e di Azzalini (“Ma quale velo? Lasciateci lavorare al programma”). Quest’ultimo, che è anche ideatore del programma, vorrebbe fare “una seconda edizione nelle mense della Caritas. Il nostro obiettivo non è fare un’inchiesta giornalistica, ma coinvolgere persone ‘banalmente’ amate”.

“Cosa hanno le altre Ong per non partecipare? Perché non chiamare Gino Strada? E’ un problema di linguaggio”, aggiunge Sensi. “Se poi le notizie su questa trasmissione non trapelano, beh, è difficile anche criticare”. Infine la provocazione di Musumeci sulla comunicazione delle Ong, che definisce “melassosa e pietistica”. “Bisognerebbe fare tutti un passo avanti”, risponde Giulio.

gianluca testa
@stunf_it

Pubblicato su LoSchermo.it

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