Ritirato il ddl sull’impresa sociale. Successo del Forum terzo settore, che pubblica una lettera aperta sull’Imu su una pagina di Repubblica

ph. Jeremy Brooks (cc flickr)

ROMA. Il ddl stabilità e all’emendamento di modifica dell’impresa sociale presentato dai relatori in commissione Bilancio del Senato è stato ritirato. Sul tema era intervenuto il Forum del terzo settore, con l’obiettivo di fare pressione sia verso il Governo sia verso i senatori.

“L’emendamento sulle imprese sociali – ha detto il senatore Pd Giovanni Legnini anche a nome dell’altro relatore, Paolo Tancredi (Pdl) – è stato presentato dai relatori alla legge di stabilità su espressa richiesta del governo, che aveva ritenuto che tale misura potesse essere di sostegno al settore. Prendiamo atto della contrarietà espressa dal parte di molti soggetti interessati e per questo abbiamo comunicato in commissione il ritiro dell’emendamento in questione”.

Inoltre, in relazione al tema dell’Imu per il non profit, sul quotidiano Repubblica stamani è stato pubblicato un testo-appello. “Scadono oggi i termini per il pagamento del saldo Imu per l’anno 2012. Dopo infinite polemiche su quali fossero gli enti esonerati dal tributo in virtù della loro natura non commerciale – si legge nella lettera aperta – il regolamento convertito in legge nei giorni scorsi ha risolto la questione nel modo peggiore, lasciando intollerabili margini di incertezza che penalizzano fortemente le organizzazioni non profit. Come Forum del Terzo Settore avevamo chiesto regole chiare ed eque e invece ci troviamo di fronte a una normativa vaga, incoerente, inutilmente persecutoria nei confronti di meritevoli attività sociali, destinata ad alimentare infiniti contenziosi e soprattutto a creare gravi difficoltà al mondo del non profit. Non eccepiamo alcunché sul fatto che si preveda l’esenzione dal pagamento dell’Imu solo nel caso in cui l’ente non svolga attività commerciali, ribadendo quindi i requisiti che tali enti devono possedere, dal divieto di distribuire utili, all’obbligo di reinvestire gli eventuali utili per scopi di solidarietà sociale. Ma riteniamo inammissibile la pretesa di definire ulteriori condizioni legate alla definizione di ‘non commercialità’ delle attività svolte, con criteri del tutto inediti e in palese contrasto con la normativa civilistica e fiscale attualmente in vigore. Si stravolge la relazione fra attività istituzionali e commerciali degli enti non profit finora consolidata e sancita dalle norme, operando un sovvertimento delle regole senza alcun confronto preventivo e per giunta con effetti retroattivi. Che senso ha parlare di corrispettivi di ‘importo simbolico’ e, comunque, ‘non superiori alla metà dei corrispettivi medi previsti per analoghe attività svolte con modalità concorrenziali’ nel caso di enti che non operano in regime di mercato?”.

Prosegue la lettera: “Si introduce un’astrusa nozione di mercato che non ha alcuna collocazione nel mondo del non profit, nel quale le attività economiche di autofinanziamento sono indirizzate esclusivamente al conseguimento dei fini istituzionali. E’ del tutto improprio invocare la normativa europea in materia di concorrenza al riguardo di organizzazioni sociali che operano palesemente fuori da ogni logica di profitto, caricandosi altresì di maggiori oneri nell’interesse generale della comunità sociale grazie all’impegno dei loro volontari. In Italia parliamo di oltre 235.000 organizzazioni, circa 750.000 lavoratori retribuiti e oltre 3 milioni di volontari. Un sistema che contribuisce al 5% del pil nazionale e fornisce servizi fondamentali ai cittadini: dalle mense sociali ai dormitori, dall’assistenza alle persone con disabilità alla cura degli anziani, dalla protezione civile alla difesa del patrimonio culturale, dalla promozione della pratica sportiva per tutti ai centri di aggregazione e socialità. Molti di questi enti sono posti oggi di fronte alla drammatica scelta fra adempiere al pagamento di un’imposta dovuta o cessare la propria attività eliminando servizi di importanza vitale per tanti cittadini e cittadine. E’ un’ingiustizia intollerabile, ed è anche una scelta miope da parte dello Stato, perché le risorse dell’Imu a cui rinuncerebbe sono ampiamente compensate dai benefici sociali prodotti da tali attività. Per questo le organizzazioni aderenti al Forum nazionale del Terzo Settore continueranno la mobilitazione perseguendo con determinazione l’obbiettivo di cambiare radicalmente queste norme ingiuste e sbagliate, che rischiano di mortificare un patrimonio civile che rappresenta una ricchezza di tutto il Paese”.

 

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Commenti

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