Sempre più stranieri arrivano in Europa, ecco le loro storie

ROMA. Sono sempre di più i migranti che si imbarcano per raggiungere la salvezza in Europa. La maggior parte di loro proviene dalla Siria ed ha come tappa finale uno dei paesi dell’Europa del nord, in particolare Svezia, Norvegia, Germania e Svizzera, ma spesso non riescono a raggiungere il loro obiettivo, ecco le loro storie.

NADIA – “In Libia eravamo molestati, ci dicevano di andarcene…Abbiamo deciso di partire, anche morire in mare era meglio dell’inferno che vivevamo in Libia. Certo, sapevamo che avremmo rischiato la vita affrontando il viaggio in mare, ma erano successe troppe cose brutte. C’era una famiglia che voleva obbligarmi con la forza a sposare il loro figlio. Mentre ero a scuola quel ragazzo mi perseguitava e molestava in continuazione. Ha persino mandato lettere ai miei genitori minacciando di rapirmi. I miei genitori si sono spaventati perché eravamo in una piccola cittadina, e in quel posto tutti si conoscevano ed erano tutti armati. Potevano facilmente fare quello che dicevano. Avrebbero anche potuto uccidere i miei familiari se si fossero opposti al matrimonio. C’erano tante ragazze nella mia stessa situazione, e per questo volevano tutte scappare dalla Libia,” racconta Nadia, 15 anni, di Homs, mentre riposa in un centro di accoglienza a Milano prima di proseguire con i suoi fratellini e i genitori il loro viaggio verso la Danimarca.

HAMID – Anche Hamid, 22 anni, vuole andare a nord, in Inghilterra, per potersi far raggiungere al più presto dai fratellini di 8, 10 e 14 anni, e da sua sorella di 17 che vivono ancora in pericolo a Daraa : “Di notte ci sono i bombardamenti e la mattina i bambini vanno a vedere cosa è successo e chi è morto, dove sono cadute le bombe. Poi tornano a casa e lo raccontano ai genitori ‘papà è morto questo, quello…’ e chiedono ‘quando capiterà anche a noi?’. Non hanno altri giochi, solo pallottole e bombe esplose.”

HASSAN – Hassan, 28 anni, è sbarcato con la moglie, un figlio di 2 anni e mezzo e una bimba di 16 a Lampedusa il 15 ottobre 2013. Si erano imbarcati comunque, disperati, anche dopo aver saputo del terribile naufragio di pochi giorni prima dove erano morti molti siriani, tante donne e bambini. Appena trasferiti in Sicilia hanno dovuto lasciare le loro impronte digitali anche se non volevano: “Mi hanno detto che le impronte erano solo per l’anticrimine e sarei potuto comunque entrare dove volevo in Europa.” Non era così, dopo aver raggiunto l’Austria e aver fatto la domanda di asilo è risultato che erano già registrati come richiedenti asilo in Italia, e sono stati rinviati a Roma, dove Save the Children li ha incontrati e assistiti . “Vorrei poter avere un tetto per me e per i miei bambini. Vorrei che loro potessero andare a scuola e vivere in un posto sicuro.”

RANYA – Ranya, 12 anni, di Damasco, invece vive da poco ad Amburgo con la sua mamma, una sorella di 18 anni e un fratello di 20: “Io e mia sorella frequentiamo dei corsi pomeridiani di tedesco, di mattina andiamo in una scuola normale e cerchiamo di capire il più possibile anche se è molto difficile.” La mamma è stata intervista da un giornale locale e ha ricevuto una visita di benvenuto dai vicini di casa “Certo abbiamo solo un mobilio essenziale, i letti disposti in un’unica stanza. Ringraziando il cielo, però, le bambine stanno bene, giocano con i loro coetanei e finalmente si sentono al sicuro.”

 

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