Servizio civile col velo in Avis. Sara: “Credo in un futuro cosmopolita”

Avis, ragazzi in servizio civile. A destra, Sara Benedetti

LUCCA. Nella sua molteplice valenza simbolica, il sangue ha almeno un paio di significati tra gli altri: identità e vita. Due accezioni per certi versi antitetiche, laddove la difesa dell’identità è andata di pari passo, come talvolta ancora accade, con l’eliminazione dell’altro e del diverso. Eppure le due cose possono anche convergere; o almeno, è questo il caso di Sara Benedetti, servizio civile in Avis e musulmana convinta che ha scelto di indossare il velo in ossequio ai principi di una religione che, comunque la si voglia vedere, nel bene e nel male identifica le persone per la vita. Sara racconta volentieri la storia della sua vita e delle sue scelte: “Sono nata da madre marocchina e padre italiano. Mio padre si è convertito all’islam quando ha sposato mia madre, che è in Italia ormai da 20 anni. Io sono italiana e mi sento tale, anche se l’ultima volta che sono stata in Marocco, un anno fa, ho sentito forte il desiderio di avere un giorno anche la cittadinanza marocchina, perché comunque là ho parte delle mie radici”.

Ha le idee chiare sul suo paese, l’Italia: “Speriamo in una primavera araba anche da noi -dice- c’è voglia di riforma e di cambiamento; io credo in un futuro che veda al centro dei nostri valori la Costituzione italiana, una delle più belle del mondo, e il cosmopolitismo”. Sara ha studiato al liceo classico di Firenze e al momento è iscritta al primo anno di giurisprudenza nella stessa città. Si sente che l’argomento del diritto la appassiona. “Ho da sempre il desiderio di entrare nel sistema per renderlo migliore” dichiara. E a proposito di un altro tema caro a molti progressisti aggiunge: “Credo che ci sia un equivoco di fondo sulla laicità dello Stato. La laicità deve essere garanzia di pluralità; fintanto che le mie scelte non vanno a intaccare i diritti altrui, laicità significa esattamente permettermi di comportarmi come meglio credo, in questo caso seguire i dettami della mia religione. C’è stata una grossa polemica in Francia a proposito del velo integrale; so che da noi una legge che vieta il burqa è in discussione ma non è ancora passata, forse siamo più laici”.

Il velo, che in questo caso non è integrale e permette di ammirare un volto italianissimo, eccetto forse per il taglio degli occhi, non è una questione di lana caprina per questa ragazza così combattiva. “Per la verità lo indosso da poco più di un anno. Anche mia mamma, che non lo aveva mai portato, pur rimanendo sempre musulmana, sei anni fa ha cominciato a indossarlo per prima. Io non lo giudico un ostacolo nel mio rapporto con gli altri, e anche per quanto riguarda il burqa esso può essere visto come un muro che ti separa dal prossimo solo se è imposto. Del resto guardiamo alla società in cui viviamo: non impone alla stessa maniera un modello di donna oggetto a cui ci si deve conformare come per una costrizione se si vuole fare carriera? Né vedo particolare ostilità nei confronti delle suore, velate anche loro. Anzi, se posso fare un appunto, il nostro velo è molto più colorato e gradevole di quello di tanti ordini religiosi… Per me si tratta di una questione di libertà; indossare questo tessuto mi permette di esprimere me stessa, di dimostrare che io ho i miei valori che non sono quelli impostimi dalla società”.

Il percorso di Sara verso l’islam è cominciato quando è entrata a far parte della GMI, l’associazione dei Giovani Musulmani d’Italia, che cerca di raccogliere i fedeli dell’islam compresi tra i 14 e i 30 anni allo scopo di permettere loro di approfondire la religione; i membri della GMI si attrezzano per superare insieme le difficoltà che può incontrare chi è straniero in terra straniera o chi, come lei, appartiene a due culture nello stesso tempo, col rischio di essere respinto da entrambe. “Ho sempre rispettato i precetti, ma da quando sono entrata nella comunità ho cominciato ad approfondirli di più, ad esserne più consapevole. Nel gruppo veniamo da tutto il mondo arabo, ma ci sono anche molti italiani o stranieri convertiti, e non solo perché hanno stretto un legame con una persona musulmana. Secondo il me il problema è che c’è tanta disinformazione, mentre quando la gente ci conosce sul serio nasce una reazione a catena che porta sempre più persone a desiderare di venire in contatto più stretto con la nostra religione. C’è una funzione delle religioni che in questo senso si può definire sociale”.

Benché non si sia mai sentita un’esclusa, ma anzi abbia sempre avuto rapporti normalissimi con gli altri, Sara ha nutrito un forte desiderio di essere attiva proprio nel campo sociale, anche per non essere da meno della sua mamma che per anni ha donato regolarmente il sangue come socia Avis. Una scelta che, appena ha compiuto la maggiore età, ha stabilito di compiere anche lei, spinta da una campagna pubblicitaria tutta giocata sul colore del sangue comune ad ogni individuo. Una imperdonabile banalità per i più smaliziati, ma dal forte appeal per chi cerca una conferma di appartenenza ad una collettività. La madre di Sara ha creato una associazione di donne marocchine che come primo atto ufficiale della sua esistenza le ha portate domenica 20 novembre a donare il sangue in massa. Una manna dal cielo per un sistema come quello del sangue che in Italia si regge praticamente in toto sulle spalle del volontariato.

“Chi sa chi potrà salvare il loro sangue domani, o quello di un italiano?” dice Sara. A dispetto di  ogni ovvietà, fino a che sangue personalizzato non verrà prodotto in serie nei laboratori delle farmaceutiche, il fabbisogno nazionale potrà essere coperto solo dalla donazione. Costringendoci a ricordare quanto siamo simili secondo natura e ricordandoci gli obblighi che questa somiglianza comporta.

Alla domanda su cosa vorrebbe fare da grande Sara si schermisce un po’. Forse, nonostante la sua avversione per gli stereotipi, pensa che per la figlia di una emigrante marocchina sia un eccesso di arroganza; la sua voce però non tradisce incertezze quando risponde: “Il magistrato”.

Michele Barghini

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Commenti

  1. Sara ha detto:

    MachALLAH sara ALLAH swt che ti aiuti dovunque tu vada!!!!

  2. aminata ha detto:

    complimenti sai 6 una ragazza da ammirare e da qui prendere esempio che Alla swt ti aiuti a continuare cosi

  3. Fatima ha detto:

    Assalamo 3alaykom, Baraka Allaho fiki okhti Sara, che Allah sobhanaho wa ta3ala ti protegga e ti aiuta nel tuo percorso con grande successo Inchallah, e auguro grande successo a tutte le mie sorelle Mussulmane in qualsiasi parte del mondo si trovino.